Referendum Veneto, Prc boicotta: «Questione di schei»

Referendum Veneto, Prc boicotta: «Questione di schei»

Veneto, referendum del 22 ottobre «inutile e da boicottare». Intervista a Gianluca Schiavon, responsabile Giustizia del Prc

da VeneziaEnrico Baldin

la conclusione della clamorosa messa in scena secessionista in piazza s.marco nel 1997
la conclusione della clamorosa messa in scena secessionista in piazza s.marco nel 1997

«E’una questione di “schei”». Così la riassume Schiavon (Rifondazione Comunista) che parla dei referendum veneto e lombardo del 22 ottobre. «A dispetto dei quesiti ingannevoli, questi referendum puntano a trattenere risorse economiche, schei». La posizione indicata dal PRC per questo referendum è di contrarietà, di boicottaggio delle urne. Abbiamo intervistato Gianluca Schiavon, veneziano e responsabile nazionale giustizia di Rifondazione. Schiavon ha redatto il documento votato dalla Direzione Nazionale del suo partito che impegnava Rifondazione a fare campagna per il boicottaggio dei referendum lombardo-veneti.

Rifondazione Comunista ha scelto di astenersi. Con quali motivazioni?

Motivazioni di metodo e di merito. Nel metodo riteniamo ci sia un abuso dell’istituto referendario, usato come plebiscito per sostenere una richiesta vaga e indeterminata. Questo è un referendum inutile.

Ma questo quesito ha passato il parere della Corte Costituzionale che ne ha scartati altri quattro. Non ritiene che ritenerlo inutile o peggio ancora “una truffa” come riportato nel vostro sito, manchi di rispetto alla Corte che ha sentenziato?

Ho letto con attenzione la sentenza. C’è scritto che il referendum è ammissibile, non che è utile.

Lei la chiama richiesta vaga e indeterminata. Zaia però pare avere le idee ben chiare, come anche Maroni.

Sappiamo tutti che se questo referendum passa non sortisce alcun effetto giuridico. Perciò è inutile. Inoltre questi referendum nascondono una questione economica. Nella delibera della Regione Lombardia c’è scritto chiaramente che la Lombardia produce un quinto del PIL italiano, e che quello deve restare lì. Sul fondo quindi è una questione di “schei”. Le proposte referendarie arrivano da due regioni in cui il malaffare ha regnato e la classe dirigente, a vario titolo, ne è corresponsabile. Basti pensare al crac delle banche venete, all’illegalità sulla pianificazione e esecuzione del MOSE, agli scandali sanitari lombardi. Basterebbe questo per giustificare il boicottaggio.

Un momento. Questo significa che valutereste di dare autonomia se la richiesta venisse da una Regione che gestisce le risorse pubbliche in un modo più equo?

No perché non siamo d’accordo neppure nel merito della questione. Scuola, università, ambiente, demanio debbono rimanere dove sono. Sono attività umane importanti, incompatibili col provincialismo. E poi si veda che begli esempi sono stati dati con gli PFAS e col MOSE. O andate a vedere come sono i sistemi scolastici trentino e sudtirolese: non funzionano certamente meglio di quello Veneto.

Mi par di capire che lei ne fa una questione di malaffare locale. Non crede che usare gli scandali veneti contro la proposta referendaria sia una argomentazione un po’debole visto che l’intera penisola non se la cava bene in quanto a corruzione, evasione, sprechi e malaffare?

La questione è che ci sono competenze che vanno pianificate su scala nazionale e altre su scala locale. Noi infatti ce l’abbiamo non solo con questi referendum ma anche col percorso analogo avviato dalla Regione Emilia Romagna. E poi, che sta facendo il Veneto per la difesa delle comunità locali? Come attua la tutela delle zone dolomitiche oltre a chiudere ospedali e servizi?

Mi pare però che nell’arco politico regionale siate rimasti quasi soli a opporvi al referendum.

Colgo infatti l’occasione per denunciare la subalternità vergognosa del M5S alla Lega, e la cialtroneria del PD che con la riforma costituzionale bocciata il 4 dicembre voleva togliere competenze alle Regioni e ora le vuole aumentare. Più che di partiti, dietro a questi referendum c’è una unanimità di poteri: la CGIA, Confindustria, Comunione e Liberazione…

Perché anziché boicottare le urne non avete scelto di andare a votare No?

Non siamo solo contrari al quesito, ma anche all’abuso dello strumento referendario, che tra l’altro costa anche un bel po’.

Craxi invitò ad andare tutti al mare al referendum del 1991, Napolitano sulle trivelle disse che anche non recarsi alle urne è una scelta legittima. Scegliete di fare come quelli che avete sempre avversato?

Nei referendum o nei ballottaggi l’astensione è sempre stato uno strumento usato. Quando l’uso del referendum è mistificatorio l’astensione è giusta.

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