Processo Cucchi, il vicequestore racconta l’inchiesta sui carabinieri

Processo Cucchi, il vicequestore racconta l’inchiesta sui carabinieri

Processo Cucchi, udienze col contagocce. Continua l’esame del vicequestore Signoretti. Ilaria: tre mesi per sentire un teste

di Checchino Antonini

Processo Cucchi, udienze col contagocce: i carabinieri puntano alla prescrizione dopo lunghi anni in cui erano riusciti a restare nel cono d’ombra delle indagini della prima inchiesta. Ma il quadro che esce dal processo conferma tutte le inquietudini sul contegno di quei settori dell’Arma coinvolti nell’omicidio del geometra romano. Dalla numerosa mole di conversazioni intercettate emerge la volontà dei carabinieri imputati di concordare una difesa ‘armonica’. E’ uno dei punti importanti della maxinchiesta i cui esiti hanno portato cinque carabinieri a rispondere, davanti alla Corte d’assise, dei fatti che hanno portato alla morte di Stefano Cucchi nell’ospedale romano Pertini nell’ottobre 2009 una settimana dopo il suo arresto per droga e dopo un calvario. Per la seconda udienza, il vicequestore Stefano Signoretti, rispondendo alle domande del pm Giovanni Musarò, ha illustrato l’intera indagine, proseguendo oggi nel racconto focalizzato sull’interpretazione delle conversazioni intercettate tra uno degli imputati e l’ex moglie, ma anche tra gli imputati tra loro. Per l’investigatore «emerge in maniera oggettiva il timore che potessero essere intercettati» e comunque, nella conversazione marito-ex moglie, il carabiniere «cerca di ridimensionare tutto». Parlando tra loro, poi, i due cercano di concordare le versioni e parlano della necessità di «una difesa armonica». Poi, il ritorno alla questione del mancato fotosegnalamento di Cucchi nel momento successivo all’arresto. «Dagli atti trasmessi dal Comando provinciale dei carabinieri – ha detto Signoretti – emergono una serie di anomalie. Dal registro non compare il nome di Cucchi, ma osservando il documento controluce emerge il suo nome cancellato col bianchetto e che non era stato fotosegnalato perché ‘soggetto che inveiva contro gli operantì». Il prossimo 1 marzo il controesame del vicequestore Signoretti.

malapolizia

«Caro Stefano – scrive sua sorella Ilaria Cucchi su un social – ggi è stata un’udienza molto positiva. Il lungo interrogatorio del PM Musarò del funzionario di polizia Stefano Signoretti, ha fatto luce su tutti i momenti in cui si è sviluppata la nuova inchiesta, condotta dalla Procura di Roma, che ha smascherato tutti i Carabinieri coinvolti nella tua morte. E’ stato ascoltato in aula un breve passaggio della conversazione registrata tra gli autori del pestaggio che ti hanno inflitto, dove ciascuno di essi rivendica il proprio ruolo rispetto a quello degli altri due. Sai che uno di quelli che si è vantato di averti picchiato a sangue ha intrattenuto conversazioni telefoniche con un “soggetto” che parlava con un telefono di proprietà di una società sequestrata per mafia in un’inchiesta contro il clan dei Casalesi? Però una cosa te la devo dire, fratello mio. Non sta andando proprio tutto bene. Non posso nasconderti la verità. La prossima udienza è stata fissata per il 1 Marzo. Un mese. Già, tre mesi per sentire un teste. Quando il nostro avvocato ha protestato per il fatto che, andando avanti di questo passo, con tutti i testimoni che si dovranno ancora sentire, tutti i reati cadranno in prescrizione, i giudici hanno alzato le braccia dicendo che non avrebbero potuto fare diversamente. Persino l’avvocato di uno degli agenti di Polizia Penitenziaria costituitosi parte civile contro i Carabinieri, ha fatto sentire la sua voce: l’avv. Diego Perugini ha chiesto che venisse messo a verbale la denuncia del pericolo imminente di prescrizione per poi poter chiedere i danni allo Stato per il suo assistito. Ti confesso che sono molto preoccupata. Osservo silenti e tranquilli gli avvocati dei tuoi carnefici mentre i loro assistiti fanno i gradassi sui social. Evidentemente sono certi del fatto che loro saranno salvati dalla prescrizione. Spero davvero che non si stia consumando un altro atroce fallimento della Giustizia. Sarebbe veramente difficile da sopportare. Stè! Non ci buttiamo troppo giù, dai! Tanto in Italia lo sai come vanno le cose no? Tanto tutti hanno capito. Comunque io non mollo. Mi spiace solo per te, mamma e papà. Un bacio».

 

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2 Comments

  1. cri

    è una precisa strategia di stato , è un fatto politico di stato , altrimenti i fatti in tribunale avverrebbero diversi , è la macchina dello stato che stritola il singolo cittadino , i ben.pensanti possono dormire tranquilli , nessuna polemica in seno allo stato , lo stato Re.plica Se Stesso , lacrime per *oi . cri .

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  2. pellerey mario

    non so proprio cosa dire che non abbia già detto,siamo inermi vs uno stato arrogante e pretestuoso………polizia del popolo

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