Afghanistan, la guerra non ha spento le voci di donne

Afghanistan, la guerra non ha spento le voci di donne

Un libro di Enrico Campofreda e Patrizia Fiocchetti “Afghanistan fuori dall’Afghanistan”. Oggi la presentazione romana.

di Marina Zenobio

Afghanistan, la guerra non ha spento le voci di donne

«Hanno detto che venivano per sostenere le donne, ma chi ha sostituito i talebani al potere agisce esattamente come loro. Hanno detto che giungevano per estirpare una volta per tutte il traffico di droga, ironia della sorte la produzione di oppio è aumentata e ora il territorio pullula di raffinerie illegali. L’esportazione di eroina e la corruzione rappresentano le uniche voci in attivo dell’economia nazionale. Hanno detto che avrebbero ricostruito il Paese, ma i miliardi della cooperazione internazionale sono finiti nelle tasche dei Signori della Guerra o ritornati agli Stati donatori sotto forma di stipendi ai dipendenti delle Ong straniere». Sono parole di Malalaj Joya pubblicate in quarta di copertina del libro “Afghanistan fuori dall’Afghanistan. Voci da un paese che resiste e cerca la sua storia” (Poiesis Editore) di Enrico Campofreda, Patrizia Fiocchetti e corredato dalle foto di Carla Dazzi.

Una manciata di parole con cui Malalaj – donna coraggiosa che nel 2003 sfidò l’Assemblea Costituente afghana denunciando la massiccia presenza nel paese di signori della guerra e trafficanti di droga, subendone la scomunica e il conseguente ingresso in clandestinità – restituisce il quadro, disperato, di un Afghanistan dove l’unica cosa che si consuma è il quotidiano sacrificio di vite umane e la corruzione (da una parte la violenza dei talebani che, solo nel corso del recente voto presidenziale hanno ucciso oltre cento persone, dall’altra la dissolutezza dei politici con i loro brogli “democratici”).

afghanistan fuori dall'Afghanista. il libro Malalaj non è però l’unica voce nel libro di Campofreda e Fiocchetti. Tante sono le testimonianze di donne raccolte sul campo dall’autore e dall’autrice, come quella di Maryam, loro accompagnatrice attivista di R.A.W.A. (Revolutionay Association of Women of Afghanistan), che sottolinea quanto la democrazia, in Afghanistan, sia solo una finzione e come la vita a Kabul e nel resto del paese sia peggiorata.

Poi ci sono Belquis, Selay, Farzane, Pari, Andeisha e tantissime altre coraggiose donne per le quali l’Afghanistan è fatto di ideali, sogni e cose molto concrete. Un libro dedicato a tutte quelle donne che in un paese martoriato, come è il loro, e rischiando ogni tipo di persecuzione, hanno trovato il coraggio di intraprendere progetti, di creare, di parlare.

“Afghanistan fuori dall’Afghanistan” racconta di queste donne, di come organizzano e gestiscono alloggi per orfani, offrono sostegno ai familiari delle vittime di guerre interne e internazionali, scuole d’istruzione e di avviamento al lavoro per altre donne, centri antiviolenza e case rifugio; e ancora micro attività d’impresa, come quella manifatturiera, il tutto nella consapevolezza che un pezzo di emancipazione passa necessariamente attraverso la conoscenza e l’indipendenza economica.

Sognano e sperano e provano a costruire così un altro Afghanistan, libero dalla violenza dei signori della guerra e dall’oscurantismo fondamentalista, libero dalla tradizione tribale che soffoca l’esistenza femminile.

Il libro “Afghanistan fuori dall’Afghanistan” verrà presentato, con la partecipazione dell’autrice Patrizia Fiocchetti, venerdì 11 aprile, a Roma, nei locali del Centro antiviolenza “Donna L.I.S.A.”, gestito dall’Ass. Donne in Genere, dalle ore 18,30. Previsti un ricco aperitivo a sottoscrizione e la proiezione di una intervista alle donne di RAWA, l’Associazione rivoluzionaria delle donne afghane, a cui verrà devoluto l’introito dell’iniziativa.

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