Cantone: Contro la mafia non c’è sufficiente prevenzione

Cantone: Contro la mafia non c’è sufficiente prevenzione

Popoff in viaggio sulla nave della legalità, Civitavecchia-Palermo. Dure parole del commissario anticorruzione e della sorella di Falcone.

di Roberta Benvenuto

Cantone: Contro la mafia non c'è sufficiente prevenzione

«L’eccessiva semplificazione non va mai bene. C’è bisogno di rafforzare soprattutto il momento preventivo, oltre a migliorare anche la fase repressiva come la modifica del falso in bilancio, l’introduzione dell’autoriciclaggio, l’intervento in materia di prescrizione», ha dichiarato il commissario anticorruzione Raffaele Cantone. «Nessuno pensava di dare come argomento di questa giornata, nel ventiduesimo anno di commemorazione della strage di Capaci, un tema così attuale come quello di “legalità ed economia: l’uso responsabile del denaro pubblico”». Ha aggiunto Maria Falcone (sorella del magistrato) nel discorso inaugurale della giornata legalità, a Palermo. Le hanno pronunciate nell’aula bunker di Ucciardone di Palermo, la stessa che ha ospitato il maxiprocesso alla mafia. Forse la signora Falcone e il commissario Cantone si riferivano al deputato Pd Francantonio Genovese, all’ex ministro Claudio Scajola, oppure alla nuova Tangentopoli legata all’Expo?

Il 23 maggio 2014 ricorre il ventiduesimo anniversario delle stragi di Capaci e via d’Amelio. L’evento di rievocazione assume un profilo dal doppio valore simbolico: il ricordo delle figure di Falcone e Borsellino, ma anche l’affermazione di una cultura della legalità.

Sullo sfondo e negli occhi di tutti gli ultimi avvenimenti di attualità che bene non fanno sperare: il caso Expo, lo scandalo dell’ex ministro Scajola, la condanna di Genovese. E sul tema Expo si sono espresse le cariche istituzionali presenti, rispondendo alle tante domande arrivate dagli studenti di tutt’Italia. Come Rosy Bindi (Pd), presidente della commissione parlamentare Antimafia: «Se la corruzione riemerge così violenta non abbiamo imparato la lezione di vent’anni fa. Sorprende che i nomi che balzano alla cronaca siano sempre gli stessi: quelli del ’92, anno in cui furono uccisi Falcone e Borsellino, ma anche l’anno di Tangentopoli. Uno strano collegamento. Un Daspo per i politici c’è, mi sembra sia arrivato il momento di darlo anche agli imprenditori».

Come ogni anno, da dieci anni, la nave della legalità organizzata dal Miur e dalla Fondazione Giovanni e Francesca Falcone, è salpata dal porto di Civitavecchia alla volta di Palermo, per commemorare la strage di Capaci (insieme quella di via D’amelio, avvenuta in realtà il 19 luglio dello stesso anno). A bordo millecinquecento studenti provenienti da tutta Italia, ma anche il presidente del senato Pietro Grasso, il ministro dell’istruzione Stefania Giannini, il procuratore antimafia Franco Roberti, la presidente della commissione parlamentare Antimafia Rosy Bindi. Ad attenderli a Palermo altri ventimila studenti, il ministro della giustizia Andrea Orlando e il procuratore nazionale anticorruzione Raffaele Cantone.

Sul fianco della nave esposte, come ogni anno, due gigantografie dei giudici Falcone e Borsellino, srotolate durante l’inaugurazione del viaggio a Civitavecchia, tra voli di palloncini colorati e canti di bambini, dopo il discorso emozionato del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Secondo Grasso, la lotta alla mafia è attiva, e i filtri dello Stato, nel caso Expo, hanno funzionato. L’indagine che «ha portato alla luce quella illegalità», nell’ambito degli appalti per l’Expo di Milano, «viene da filtri che lo Stato aveva posto per evitare che si insinuasse la criminalità organizzata».

Il procuratore nazionale antimafia Roberti ha aggiunto: «Non è un caso che sull’indagine Expo si sia arrivati agli arresti partendo da indagini su infiltrazioni della ‘ndrangheta. La mafia prima di sparare, intimidire, usare violenza, preferisce instaurare rapporti collusivi». L’attenzione delle mafie di oggi si manifesta sul terreno della corruzione, si consumano «rapporti sempre più stretti tra la mafia e le organizzazioni di malaffare».

La corruzione in Italia è di sessanta miliardi euro l’anno, il quattro per cento del pil, a fronte di centoventi miliardi di euro l’anno in tutta Europa.

Borsellino durante il maxiprocesso, in riferimento al circo mediatico e al sentimento di indignazione popolare e di rivalsa, parlava di «perniciose illusioni». Don Ciotti, nell’incontro serale sulla nave della legalità ha parlato proprio di continuità della lotta, e di non perdere mai di vista l’amore per ciò che è giusto e ciò che è vero: «Serve condivisione e corresponsabilità». Per don Ciotti «non c’è una strage in questo Paese di cui conosciamo tutta la verità». L’eredità di Falcone e Borsellino, dunque, è quella di «darci una mossa un po’ tutti. Non possiamo essere cittadini a intermittenza, non possiamo solo commuoverci. Le mafie sono tornate forti nel nostro Paese e non va sottovalutato un altro problema, la mafiosità diffusa».

Il futuro commissario contro la corruzione dell’Expo, Cantone, che in questi giorni aveva auspicato un tagliando alla legge Severino, la legge che regola l’incandidabilità di chi riceve una condanna, ha dichiarato a Popoff: «C’è bisogno di vari provvedimenti. L’eccessiva semplificazione non va mai bene. C’è bisogno di rafforzare soprattutto il momento preventivo, oltre a migliorare anche la fase repressiva come la modifica del falso in bilancio, l’introduzione dell’autoriciclaggio, l’intervento in materia di prescrizione. Nella norma Severino ci sono sicuramente molte cose positive, utili e ben fatte. C’è una norma utile in materia di prescrizione, sulle attenuanti in caso di collaborazione. Ma ci si deve muovere lungo due binari: prevenzione e repressione». Mentre si è mostrato ottimista sulla sfida Expo.

Quello da Roma a Palermo è, ogni anno, un viaggio simbolico di lotta alle mafie. Ma a volte i simboli non sono sufficienti. La lotta deve essere attuata attraverso l’educazione alla legalità, nel tentativo di imprimere una memoria storica. «Il nostro compito, il mio compito, quello di chi insegna è di combattere il grande alleato della mafia: l’ignoranza», così si è espressa la ministra dell’Istruzione Stefania Giannini, sottolineando il ruolo della scuola come presidio di un sentimento di giustizia.

«Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali, però parlatene», diceva Borsellino. La nave della legalità e l’evento di commemorazione di Palermo possono essere un atto concreto di lotta e di esercizio di legalità, e anche un’occasione mediatica per non dimenticare e tornare a parlare di mafie e di corruzione.

Intanto, proprio oggi si aprirà a Caltanissetta il processo “Capaci bis”, che vede alla sbarra Cosimo Lonigro, Salvatore Madonia, Giorgio Pizzo, Vittorio Tutino e Lorenzo Tinnirello, cinque boss organici al gruppo dei Graviano, accusati di avere svolto un ruolo nella strage.

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