Vince il fiscal compact ma c’è vita alla sua sinistra

Vince il fiscal compact ma c’è vita alla sua sinistra

Il voto italiano per le europee. Si sgonfia Grillo, lo Yomo Qualunque, ma si gonfia il Pd. Però c’è quel 4% alla lista Tsipras.

di Checchino Antonini

Vince il fiscal compact ma c'è vita alla sua sinistra

La Lista “L’Altra Europa con Tsipras” sembra proprio avercela fatta. La soglia (incostituzionale e imposta da Veltroni) del 4%, richiesta per entrare al Parlamento Europeo, sembra essere stata superata. Poco dopo l’alba togliamo il “forse” che, scaramanticamente, avevamo deciso di schiaffare nel titolo finale di stanotte.

E’ un segnale. Dentro un contesto segnato dalla vittoria del partito della crisi, del Jobs act, del decreto Lupi, del Tav e dell’Italicum, del fiscal compact, questo è il segnale che uno spazio politico a sinistra del Pd può esistere. Che un pezzo di elettorato è impermeabile al pressing ideologico del grande partito trasversale del debito e dell’austerity, della guerra e della precarizzazione. Che è allergico al populismo, all’antipolitica, alla xenofobia, all’oscurantismo.

Qualcuno tra i commentatori sottolinea il fatto che il Pd sia il più grande partito del Pse, il partito socialista europeo, il più votato in assoluto. Ma solo perché ha divorato i suoi competitor, assorbendone le istanze, con una potenza di fuoco mai vista. Gentiloni è stato chiaro, poco fa in una delle dirette tv: nessuna rincorsa a sinistra né prima, né dopo le elezioni. Quel partito, lungi dall’essere un punto di riferimento della socialdemocrazia, è un serbatoio di voti moderati, ritenuto più che affidabile da parte delle elites che pilotano i processi del liberismo e che, grazie a quelli, si arricchiscono a spese della stragrande maggioranza della popolazione. Di questo parlano il declino di Forza Italia e l’estinzione del partito di Monti e Casini. Se altrove, parzialmente, il Pse vuol dire centrosinistra, qui significa l’estremo centro. Il Pd non ha avuto nemmeno bisogno di fingere di essere di sinistra come ha dovuto fare Schultz in Germania per continuare a governare con la Merkel a Berlino e a Bruxelles.

Il superamento del quorum da parte della lista Tsipras significa anche una brusca frenata per la funzione storica della lista Grillo (pompatissima dalle televisioni che hanno impostato tutto sul “derby” tra lo Yomo Qualunque e Renzi) che è stata quella di assorbire un pezzo dell’elettorato di sinistra, anche estrema, attirato dall’idea di «dare una lezione alla casta» e calamitato da un’idea di antipolitica sapientemente pilotata da grandi giornali e grandi televisioni.

Certo, sarà decisivo sapere chi andrà a Strasburgo tra i candidati della Lista Tsipras perché c’è il rischio che potrebbero decidere di aderire al Pse anziché al Gue, alla sinistra europea e quel 40% del Pd potrebbe diventare il 44% grazie all’ambiguità dell’operazione Tsipras. Ma il segnale resta. C’è vita a sinistra del Pd perché qualcuno non ha mai smesso di lavorarci. E dentro quello spazio bisogna immaginare la costruzione di strumenti efficaci per il conflitto sociale contro il partito dell’Italicum, del Tav, della crisi e della guerra. Contro il Pd, contro la trappola del debito, contro il fiscal compact.

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