mercoledì 21 novembre 2018

Quei cinquanta bambini prigionieri di Stato

Quei cinquanta bambini prigionieri di Stato

In Italia circa cinquanta bambini sotto i tre anni vivono nelle nostre carceri in una situazione drammatica

di Alessandra Contigiani

Quei cinquanta bambini prigionieri di Stato

Cosa non dovrebbe mai mancare ad un bambino? Senza dubbio l’amore di una famiglia, cibo, vestiti, cure ed istruzione adeguate, un’abitazione confortevole ma, più di ogni altra cosa, la libertà di vivere la propria infanzia. Questo, quanto meno in un paese come il nostro che, è bene ricordarlo, ha ratificato la Convenzione sui diritti del fanciullo delle Nazioni Unite.
Eppure, ad oggi, nella civilissima Italia, circa cinquanta bambini sono di fatto prigionieri di Stato. Cinquanta bimbi innocenti, fino ai tre anni di vita, vivono reclusi in una cella di una prigione. Basterebbe davvero poco per risolvere la loro situazione, così devastante dal punto di vista psicologico. Ma lo Stato sembra non averne a cuore la sorte.

Giovanna è una delle volontarie di A Roma Insieme, associazione che da oltre venti anni si occupa dei piccoli reclusi nel carcere romano di Rebibbia e delle loro madri, attraverso attività che riducono l’impatto della carcerazione sui minori e che sostengono le donne nella loro genitorialità. L’associazione si batte a livello istituzionale perchè «nessun bambino varchi più la soglia di un carcere», ispirata anche dall’azione della sua fondatrice Leda Colombini. Illuminata dirigente del Pci, deceduta nel 2011 all’uscita del penitenziario romano Regina Coeli proprio in seguito ad un incontro dedicato alle problematiche delle donne in prigione e dei loro bambini, Leda Colombini seppe fare molto per le categorie sociali più deboli, promuovendo tra l’altro leggi regionali a favore dell’infanzia, dei portatori di handicap, degli anziani, nonchè per l’istituzione dei consultori.

A Roma Insieme è stata membro fondatore (2003) e a tutt’oggi è membro del Forum nazionale per il diritto alla salute delle persone private della libertà personale – Onlus; è inoltre membro della Consulta permanente cittadina per i problemi penitenziari del Comune di Roma. L’associazione è stata tra i promotori della campagna per tre disegni di legge di iniziativa popolare: TRE LEGGI PER LA GIUSTIZIA E I DIRITTI. TORTURA, CARCERI, DROGHE. Dopo aver aver presentato un proprio disegno di legge e collaborato attivamente con la Commissione Giustizia in Parlamento in sede di redazione della nuova legge sulle detenute madri (L. 62/2011), ha costituito al suo interno un gruppo di lavoro permanente sulle tematiche legislative inerenti alla questione dei bambini in carcere con particolare attenzione all’iter di attuazione della L. 62/2011.

Giovanna, insieme al resto dei volontari di A Roma Insieme, dedica molto del suo tempo alle mamme ed ai bambini di Rebibbia. Ogni sabato, le porte del carcere si aprono per questi piccini che possono trascorrere insieme a loro un’intera giornata di «normalità»: una passeggiata al parco, una gita al mare o in montagna, un tuffo in piscina… Quando i bambini crescono e non è più possibile restare in cella con la mamma, i volontari di A Roma Insieme, con quelli dell’associazione Grillo Parlante, organizzano degli incontri tra genitori e minori all’interno delle aree verdi del penitenziario, quattro volte al mese.
Per le donne in carcere, A Roma insieme promuove una serie di conversazioni riguardanti la salute, il gioco, i diritti, i servizi socio-sanitari, l’inserimento lavorativo, l’affido. Inoltre, propone laboratori di Arteterapia e Musicoterapia nel nido di Rebibbia, un corso professionalizzante di cucito per detenute ed un laboratorio di scrittura nell’Istituto di Rebibbia Maschile Nuovo Complesso.
Sempre presso la sezione nido di Rebibbia l’associazione offre alle mamme, in gran parte rom o straniere, un servizio di consulenza psicologica per aiutarle ad abbandonare stili di vita mortificanti per la propria persona e per i propri figli. Infine, sta realizzando una biblioteca permanente a disposizione di grandi e piccini.

«La loro realtà», ci racconta Giovanna «è comunque tranquilla (dove c’è mamma è casa). Il nido all’interno viene gestito bene ma si tratta pur sempre di un carcere e gli orari, le chiusure della celle, la mancanza di spazi, il linguaggio… resta tutto molto mortificato e, negli anni più importanti della formazione di un bimbo, i danni sono irreparabili. I nostri impegni e progetti sono molteplici: arte, musica, feste, compleanni, spettacoli e, appena si può, uscite dal carcere. Abbiamo ottenuto tramite il Municipio di far uscire i bambini alla mattina e andare negli asili, così possono confrontarsi con altri bimbi, ma poi rientrano sempre in carcere… La nostra lotta, riassunta nel motto “che nessun bambino varchi la soglia di un carcere” penso che continuerà finchè non si risolverà il problema: far uscire i bambini dal carcere, questione che i nostri politici non vogliono affrontare, visto che in tutta Italia la situazione di un numero esiguo di circa cinquanta bimbi sarebbe facilmente risolvibile attraverso l’inclusione di mamme e bimbi all’interno di case famiglia. Nel 2011 è stata approvata la legge di riforma relativa alle madri detenute con bambini ma anche qui non ci troviamo d’accordo: si è innalzata a 6 anni l’età dei bimbi ospiti, non viene garantito alla madre di poter assistere il figlio in caso di malattia o ospedalizzazione, si continua a puntare sugli ICAM (istituti di custodia attenuata per madri detenute) come uniche alternative per la detenzione (si tratta di fatto mini carceri). Viene introdotta la casa famiglia protetta, realtà sganciata dal carcere, ma questo istituto non viene promosso poichè è escluso qualsiase onere a carico del Ministero della Giustizia, quindi siamo al punto di partenza: i bimbi restano in carcere».

E continua: «A noi piacerebbe che si prendesero in considerazione le case famiglia protette dove le donne possano scontare la pena in maniera più umana con i propri figli. Sappiamo che è in discussione, nella Regione Lazio, la nuova legge regionale sull’infanzia. Ci auguriamo che la nuova legislazione regionale rappresenti in maniera democratica un punto di svolta e di innovazione, come fu la legge regionale cui quarant’anni fa si impegnò Leda Colombini. Invito tutti a visitare il nostro sito www.aromainsieme.it e se qualcuno volesse aiutarci con donazioni o il cinque per mille ci sarebbe di grande aiuto. Per chi volesse partecipare, segnalo che il 18 giugno nella Protomoteca del Campidoglio, dalle 9.00 alle 17.00, si terrà il convegno In carcere si fa cultura. La dialettica Debito / Credito nelle relazioni umane organizzato dalla nostra associazione con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Roma».
L’obiettivo del convegno sarà quello di porre la questione carcere come tema sociale e culturale che riguarda tutta la collettività, affinché le nostre istituzioni facciano davvero qualcosa di concreto per liberare questi bambini privati della loro infanzia.

Quei cinquanta bambini prigionieri di StatoAlessandra Contigiani (Tata Alessandra) è una tagesmutter qualificata. Opera a Roma in zona Monteverde. Per contattarla potete mandare una mail a: tatalessandra@hotmail.it oppure tramite il blog tagesmutterautonomeroma.wordpress.com

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