giovedì 20 settembre 2018

3D: il futuro dell’industria, anche delle armi

3D: il futuro dell’industria, anche delle armi

Protesi mediche, automobili, ma anche scarpe, pistole e automobili. Il mercato delle stampanti 3D è in rapida espansione, ed è controllato dagli Usa.

di Claudia Romito

Bastano un software di modellazione 3D, materie prime in polvere al posto dell’inchiostro, e i bit si trasformano in atomi. La terza rivoluzione industriale è iniziata. In punta dei piedi la stampante 3D ci sta conducendo verso un futuro che, fino a qualche decennio fa, era solo fantascienza. Produttore e consumatore non sono mai stati così vicini. Scarpe, dentiere, armi. Questa nuova tecnologia potrebbe rivoluzionare il mercato mondiale. Medicina e industria aerospaziale stanno già sperimentando, ma si aprono nuove prospettive anche per il crimine organizzato. «A differenza delle stampanti tradizionali lavora su tre dimensioni, depositando strati di materiale che vanno a fissarsi uno sull’altro, come si fa con i castelli di sabbia», spiega Giampiero Mandolini, il titolare della Print3DRoma.

Con l’invenzione della prospettiva la pittura rinascimentale ha scoperto la terza dimensione, ma era solo un’illusione. Con la stampa in 3D la profondità diventa reale. «Siamo forse un po’ in anticipo sui tempi. La gente ancora non capisce bene di che si tratta e anche gli architetti, che dovrebbero comprenderne le straordinarie potenzialità, a volte restano perplessi», spiega il titolare dello spazio romano.

Una grossa invenzione non è tale se non divide il mondo tra scettici ed entusiasti, apocalittici e integrati. C’è chi parla di terza rivoluzione industriale, intravedendo anche il rischio per numerosi posti di lavoro, e chi la ritiene una nuova e benefica alternativa al modello capitalistico.

Secondo l’Harvard Businness Review, la Cina dovrà rinunciare a essere la patria mondiale della produzione di massa a basso costo. «L’azienda più grande che produce stampanti 3D è americana. Loro ci raccontavano che in questo momento vendono una macchina in Europa e due in Cina, come rapporto. I cinesi sono molto attenti al discorso, proprio perché sanno che questo toglierà a loro un po’ di lavoro», riferisce Mandolini.

Fino ad oggi questa nuova tecnologia si è inserita nei processi produttivi, senza sovvertirli in maniera drastica, ma indubbiamente intermediari e assemblatori potrebbero rendersi presto inutili. «Essendo un mercato nuovo, vedo più la possibilità che vada a creare nuovi posti di lavoro. Ovviamente sostituiamo qualcuno, ad esempio l’artigiano che prima il prototipo lo faceva a mano, ma sono pochi rispetto al mondo dei makers che si disegna e stampa il prodotto e che fino a ieri non aveva un lavoro vero e proprio», ipotizza il titolare dello spazio di stampa 3D romano.

Il mondo dell’artigianato artistico sembra incuriosito, più che spaventato, da questa nuova macchina. «Nel campo della bigiotteria, si potrebbe approfittare di questa novità. La cosa interessante è che esistono pezzi che sono nella mente dell’artigiano, ma che non riesce a trovare o a creare. Questa tecnologia potrebbe aiutarmi a realizzare alcune idee», racconta Ileana Ottini.

Quel che appare chiaro è che si tratta di un settore in forte espansione. Secondo una recente indagine della Allied Market Research, il mercato che oggi è stimato intorno ai trentaquattro miliardi di euro potrebbe arrivare, nel 2020, a un valore di centoventinove miliardi, con una crescita media del venti percento all’anno. «I produttori che non adotteranno la stampa 3D potrebbero ritrovarsi in una condizione di svantaggio economico più rapidamente di quanto pensano», ammonisce la recente inchiesta sulla tecnologia condotta da CM Research.

Se andarsi a stampare un nuovo paio di scarpe in camera poco prima di uscire di casa è ancora fantascienza, a livello industriale questo è già quasi realtà. La Nike sta già utilizzando questa tecnologia, anche se i materiali che possono essere adoperati sono ancora limitati.

Le industrie che hanno intravisto nella stampa 3D il potenziale più alto sono quella aerospaziale e medica. La Nasa ha recentemente testato un motore a razzo con un iniettore di combustibile stampato in 3D. Le attrezzature utilizzate sono decisamente più sofisticate della media e permettono di stampare non solo componenti in plastica, ma anche in una lega di Nichel.

Align Technology, che produce protesi dentali trasparenti, ne ha prodotte diciassette con la stampa 3D solo lo scorso anno, e molte sono le ricerche e le sperimentazioni in campo medico e sanitario.

C’è un’altra grande industria che potrebbe avvalersi di questa innovazione, ma che è bene che non lo faccia. È l’industria della criminalità organizzata. Con la stampante 3D è possibile creare anche armi e droghe sintetiche, basta avere un progetto e macchinari sofisticati. Nel 2013 è stata stampata la prima pistola in metallo, ma era solo una dimostrazione e produrre pistole con il metodo tradizionale è ancora più rapido ed economico, come si sono affrettati a dichiarare i responsabili della società americana che l’ha realizzata.

«Tutto è nato da una puntata di Csi in cui c’era una pistola stampata in 3D», racconta Mandolini. «In questo momento, con le tecnologie che abbiamo noi come Print3DRoma, non si potrebbe fare. Posso fare una pistola in gesso bellissima, che poggiata su uno scaffale sembra vera. Potrei farci una rapina, come potrei farla con un’arma giocattolo. Con altre tecnologie si possono realizzare, ma costerebbero cinquanta volte di più rispetto ad andarla a comprare in un mercato più o meno bianco o nero».

Anche l’architettura è stata, e forse sarà ulteriormente, sconvolta da questa innovazione. I progetti tridimensionali in scala sono già una realtà realizzabile, anche nello spazio romano, ma «ci sono anche dei folli che stanno cercando di costruire case, ad Amsterdam e in Cina. È ancora un test. Per il mercato italiano non sarebbe possibile, con tutte le leggi e le normative che abbiamo».

In Cina, la Winsun New Materials di Shangai ha effettivamente sviluppato una tecnologia per stampare in 3D abitazioni nel tempo record di ventiquattro ore e ha da poco completato dieci casette che saranno adibite ad uffici. Tuttavia si tratta di strutture più simili a prefabbricati che a veri e propri edifici.

Ileana Ottini, artigiana e miniaturista, da anni crea case di bambola che sono dei piccoli capolavori di pazienza. «Il fascino della doll house è che è fatta con legno, porcellana, stoffa. Si ricrea una casa vera in miniatura. Quindi tu fai le tende, le copertine, addirittura i lampadari di vetro piombato. Non penso che in questo settore possa esserci competizione con una stampante. È un lavoro di precisione straordinario. Lì magari sarà anche più preciso, ma è la macchina che lo fa. Io credo ancora che il lavoro dell’uomo valga più».

Durante l’ultima campagna elettorale, Beppe Grillo ha acceso i riflettori su questa tecnologia con esagerazioni volte a sconvolgere il pubblico di Porta a Porta. «Quello descritto da Grillo secondo me è un futuro prossimo, ma non è il presente. In questo momento un divano non lo potresti mai fare, perché è composto di vari materiali e la macchina non può assemblare materiali diversi da sola», spiega Mandolini.

Forse, il più grande fraintendimento del comico genovese è stata la mancata distinzione tra comuni cittadini e tecnici specializzati, dotati di stampanti super sofisticate. Se a livello di grandi industrie, gli Stati Uniti sono effettivamente molto avanti, la diffusione tra i cittadini non è ancora al punto descritto dal leader Cinque Stelle.

In un articolo di Alessandro Martorana su “International Business Times”, il responsabile delle relazioni pubbliche della città di Milwaukee (in Wisconsin) smentisce che la tecnologia 3D sia diffusa in tutti i Comuni e prontamente disponibile per i cittadini, definendo “fantascienza” l’affermazione di Grillo.

L’utilizzo per la produzione di beni di consumo è ancora relegato quasi esclusivamente al divertimento e alla realizzazione di piccoli oggetti personalizzati. Attività che non hanno un impatto decisivo sugli stili di vita e sui modelli di consumo. «Sta nascendo l’idea di stamparsi pezzi di ricambio, magari il pezzo che si è rotto di un barbecue. A volte è più semplice stamparlo che ordinarlo, soprattutto se le macchine sono fuori produzione. Per il resto stampiamo soprattutto prototipi o gadget», conferma Mandolini.

Le stampanti 3D per i consumatori stanno vendendo rapidamente, ma rappresentano una quota di mercato di solo il cinque percento. Ancora poco più di un gioco, del resto anche con l’avvento dei primi personal computer l’attività ludica era prevalente su quella lavorativa per i non addetti ai lavori.

Se è vero che «c’è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti», come sosteneva Henry Ford, siamo ancora solo agli albori di quella che potrebbe diventare la terza rivoluzione industriale.

Il panorama aperto da questa nuova tecnologia, tuttavia, è sconfinato, e arriva fino al paradosso di poter riprodurre un proprio simile, prerogativa che fino ad oggi distingueva il mondo animale dalle macchine.

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