venerdì 21 settembre 2018

«La guerra del fracking». Solanas a Roma con il suo ultimo documentario

«La guerra del fracking». Solanas a Roma con il suo ultimo documentario

Come la tecnica estrattiva del fracking, o fratturazione idraulica, distrugge l’ambiente e provoca terremoti.

di Marina Zenobio

fraking

Un ospite importante, come il cineasta e senatore argentino Fernando ‘Pino’ Solanas, noto a livello internazionale per il film Tangos (Premio speciale della giuria al Festival del cinema di Venezia nel 1985), presiederà la mini rassegna cinematografica Il verde e il nero che si terrà al Teatro Valle Occupato venerdì 27 giugno dalle ore 19, per presentare il suo ultimo lavoro La guerra del Fracking (Argentina, 2013), palma d’oro al Festival di Cannes.

Un illuminante docu-film che, attraverso un viaggio nel serbatoio di Vaca Muerta, nel Neuquen, provincia dell’Argentina cento-occidentale, ha raccolto le testimonianze degli abitanti della zona e di alcuni esperti riguardo il devastante impatto ambientale di una tecnica di estrazione non convenzionale di gas come è, appunto, il fracking, meglio nota in Italia come fratturazione idraulica. Insieme a Solanas saranno presenti anche Paco Mariani e Angelica Gentilini di Smk Videofatcory, registi di Green Lies. Il volto sporco dell’energia pulita, un documentario prodotto in crownfunding, in collaborazione con A Sud e il CDCA – Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali.

L’obiettivo di questo evento al Valle Occupato è quello di parlare di energia quale cuore pulsante del nostro modello economico, dei suoi costi e del suo impatto sull’ambiente, quindi della necessità di una transizione verso un modello sostenibile e l’importanza di offrire una informazione vera e corretta, che passa anche attraverso ‘prodotti culturali’ come il documentario d’autore. Con La guerra del Fracking il settantottenne Fernando ‘Pino’ Solanas non è al suo primo prodotto cinematografico caratterizzato dall’impegno politico, sociale e ambientalista. Prima ancora ci sono stati, per citarne alcuni, Memoria del saqueo; La dignidad de los nadies e Tierra sublevata (2010) che puntò le telecamere sulle conseguenze dell’estrazione mineraria a cielo aperto in Argentina. In quest’ultima opera Solanas punta il suo ‘occhio’ sulle profondità delle fratturazioni idrauliche per facilitare l’estrazione di gas e petrolio e le loro conseguenze sull’ambiente. Una tecnica non convenzionale che non riguarda però solo l’Argentina ma molti altri paesi e tra un po’ potrebbe riguardare anche l’Italia. Questa discussa metodologia permette l’estrazione di gas e petrolio attraverso perforazioni idrauliche in cui viene iniettata acqua a potente pressione nelle rocce meno dure del sottosuolo, – acqua con sabbia e prodotti chimici -, provocando microfratture geologiche e contaminando le falde acquifere.

Solanas nel suo documentario mette in discussione l’accordo che YPF (impresa argentina – la terza più grande in Sudamerica- per l’estrazione e vendita di petrolio e suoi derivati) ha sottoscritto con la multinazionale Chevron per l’accaparramento delle risorse nello giacimento di Vaca Muerta, una riserva di shale gas e shale oil (petrolio e gas di scisto) scoperta nel 2019 da ricercatori Repsol, la compagnia spagnola con cui il governo argentino ha rescisso il contratto l’anno scorso. Stiamo parlando di una stima in riserve pari a 22.500 milioni di barili da estrarre con la tecnologia del fracking. Solanas ci ricorda che questa tecnica è vietata in paesi come Francia, Bulgaria o Svezia, ed è molto discussa negli Usa perché produce alterazioni nel sottosuolo, contaminazione ambientale e provoca movimenti sismici.

In un ora e mezza di documentario, Fernando ‘Pino’ Solanas raccoglie testimonianze di specialisti e tra gli abitanti delle zone vicine a Vaca Muerta (contadini e rappresentanti di popoli originari) che rafforzano il discorso ambientalista. «E’ un film sulla parte occulta del fracking – ci racconta Solanas – l’altra già la conosciamo, è la politica del governo argentino. Abbiamo una fonte di energia solare termica impressionante in Puna di Atacama, condivisa con Cile e Bolivia, e un formidabile parco industriale di mulini per generare energia eolica come buona alternativa. La difesa dell’acqua e della natura deve venire prima della redditività». Solanas ne è sicuro e i dati pubblicati di recente da ‘Geology’ sembrano dargli ragione: secondo uno studio della prestigiosa rivista scientifica statunitense, il sisma di magnitudo 5.7 avvenuto in Oklahoma nel 2012 che provocò decine di feriti, distrutto case e procurato severi danni a grandi arterie stradali, sono state conseguenza della tecnica del fracking in quell’area. In Ecuador la Chevron è stata condannata a pagare 19 milioni di dollari per i danni ambientali provocato dall’impiego del fracking per estrazioni dal sottosuolo.

E in Europa, e in Italia cosa successe? Come già accennato alcuni paesi dell’Unione Europea hanno già sospeso e vietato la tecnica estrattiva del fracking (Francia e Bulgaria), in tutti gli altri è consentito, Germania in primis. In Italia invece è ‘tecnicamente’ vietato ma non esiste alcuna legge che lo bandisca a tutti gli effetti. Ben venga quindi, una volta tanto in forma preventiva, ogni tipo di informazione corretta che possa farci prendere consapevolezza delle drammatiche conseguenze che la tecnologia estrattiva tramite fratturazione idraulica può provocare sotto e sopra il nostro territorio, gran parte del quale è a forte rischio sismico. Fernando ‘Pino’ Solanas completerà il suo tour italiano sabato 28 giugno, ospite del Think Green Festival di Taranto, un città che in termini di inquinamento ambiente, pur non dovuto al fracking, ha drammaticamente molto da insegnare.

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