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La presa per il Pos(teriore), un regalo per le banche

Obbligo del Pos per commercianti, professionisti e artigiani. Ma niente sanzioni per gli inadempienti. Una manna per le banche.

di Marina Zenobio

La presa per il Pos(teriore), una regalo per le banche

E’ scattato l’obbligo per imprese, lavoratori autonomi e professionisti di dotarsi del “Point of sale”, meglio noto come Pos, il dispositivo elettronico – più propriamente un servizio bancario – che consente di accettare pagamenti tramite carte di credito, di debito o prepagate.
Così per importi non inferiori a 30 euro, nel nome delle tracciabilità, della trasparenza e della lotta all’evasione i consumatori italiani hanno la possibilità di pagare con moneta elettronica: il conto al ristorante, al bar, la tinta dal parrucchiere, il tassista, il falegname, il dentista, il notaio, l’avvocato, persino l’idraulico tra gli attrezzi di lavoro, quando verrà a casa a sturarvi il lavandino dovrebbe avere il Pos. Dovrebbe, lui come tutti gli altri artigiani o professionisti dovrebbero; sono obbligati ad avere il Pos ma non necessariamente ad usarlo, perché la Legge n. 15/2014 dietro cui c’è tutta questa operazione, non prevede sanzione alcuna per coloro che non la rispetteranno. A parte la scelta del cliente di rivolgersi ad altri. Un’altra delle tante Leggi all’italiana inapplicabili che favorirà solo gli istituti bancari, unici detentori del servizio

Si infuria però la Confesercenti che ha valuto gli oneri per le singole imprese in circa 1.700 euro l’anno tra canone, commissione, costi di installazione e utilizzo di una nuova postazione Pos. Complessivamente, il ‘conto’ pagato dal totale delle imprese italiane per sostenere l’operazione ammonterà a 5 miliardi di euro l’anno a cui si aggiungono i costi, questi per i clienti, delle carte di credito. Una manna per le banche. Se si vuole davvero rendere le transazioni tracciabili e prevenire l’evasione “Sarebbe meglio percorrere – secondo la Confesercenti – la strada degli incentivi fiscali da riservare alle imprese e ai consumatori che usano carte di debito e di credito. Una strategia che, nei Paesi dove è stata applicata, come Argentina e Corea del Sud, ha dato ottimi frutti”.

Per Federconsumatori e Adusbef, invece, l’obbligo di accettare pagamenti con moneta elettronica “rappresenta un grande passo avanti in termini di tracciabilità dei pagamenti e lotta all’evasione”, nonché “un ampliamento ed un’agevolazione a favore del cittadino, che disporrà di un ulteriore metodo di pagamento”, aggiungendo che “la circolazione di meno contanti rappresenta un elemento di maggiore sicurezza, sia per il cittadino che per l’esercente”.

Il Codancons, invece, in riferimento alla mancanza di sanzioni per chi rifiuta il pagamento in moneta elettronica, ha dichiarato che ” nonostante vi sia un obbligo, lo Stato non è in grado di farlo rispettare. Il solito pasticcio all’italiana”.

Come dicevamo, la disposizione normativa si presenta con l’intento di contrastare ulteriormente il fenomeno dell’evasione fiscale cercando di limitare l’utilizzo di denaro contante. Soltanto che la normativa stessa, e prima di essa il Legislatore , hanno dimenticato, oltre ad eventuali sanzioni per gli inadempienti, che il contrasto all’utilizzo del denaro contante è già disciplinato con l’esistenza di un’ulteriore normativa, l’articolo 49 del D.Lgs. n. 231/2007, che vieta proprio il pagamento cash importi pari o superiori ad € 1.000; ed infine che tale ulteriore adempimento è a titolo “oneroso”, in quanto i servizi di pagamento elettronici, ad oggi, non sono offerti gratuitamente ma rientrano tra i servizi bancari a pagamento.

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