Israele non si ferma, ancora raid su Gaza

Israele non si ferma, ancora raid su Gaza

160 raid  su Gaza, 28 palestinesi morti, 150 feriti. Egitto e Giordania preoccupati per le ripercussioni negative in Medio Oriente: “Fermatevi!”

di Maria Zenobio

bombe su Gaza

Un’altra notte di bombardamenti su Gaza e sulla Striscia. Nell’ambito dell’operazione “Bordi protettivi” lanciata due notti fa, anche stanotte in poche ore gli aerei israeliano hanno effettuato 160 raid colpendo ovunque. 28 i palestinesi uccisi, tra cui due donne e cinque bambini, oltre ai quattro miliziani di Hamas uccisi in un tentativo di incursione in una base militare israeliana; i feriti sarebbero 150. Dal mare la Marina israeliana ha colpito ripetutamente la spiaggia di Gaza.

L’escalation non sembra diminuire, Israele ha richiamato 40 mila riservisti e il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu ha dato ordine all’esercito di prepararsi per una possibile operazione terrestre che e’ ”sul tavolo”.

Stamane Israele ha messo a segno un nuovo ‘omicidio selettivo’ nella Striscia di Gaza: un drone ha attaccato una motocicletta in corsa a Bit Lahiyah, nel settore settentrionale dell’enclave palestinese, uccidendo una delle due persone in sella e lasciando l’altra gravemente ferita: lo ha reso noto il portavoce dei locali servizi di pronto soccorso, Ashraf al-Qudra, il quale ha identificato il morto come Rafiq al-Kafarneh, 30 anni.

Da parte palestinese, Hamas ha messo sotto tiro dei suoi razzi le principali città israeliane. Anche se molti razzi vengono intercettati in volo dalla batteria di sistema di difesa anti-missilistica”Iron Dome” , per la prima volta anche gli abitanti delle città israeliane del nord sono stati costretti a cercare riparo nei rifugi. Persino a Hedera, che dista 105 km da Gaza. In 24 ore Hamas ha lanciato in direzione di Israele 117 razzi, 38 dei quali nello stesso momento e in varie direzioni. Una prova di forza militare senza precedenti da parte de movimento islamico palestinese.

La calma, hanno fatto sapere le Brigate Ezzedin al Qassam, tornerà solo se Israele rispetterà i termini del cessate il fuoco decisi con la mediazione egiziana alla fine dell’offensiva aerea “Colonna di Difesa” del novembre del 2012, e rimetterà in libertà tutti i palestinesi arrestati in Cisgiordania nelle scorse settimane.

“Fermatevi” è l’appello di Egitto e Giordania. Bade Abdel Ati, Il portavoce del ministero degli esteri egiziano, ha espresso la preoccupazione del governo del Cairo per l’escalation di violenza. Intervistato dal quotidiano ‘al-Masry al-Youm’, Ati ha spiegato che “il governo egiziano ha chiesto a israeliani e palestinesi di rispettare gli accordi per una tregua sottoscritti nel 2012, e di ritornare alle trattative per evitare nuovi morti”. La Giordani invece, uno dei due soli Paesi arabi ad aver sottoscritto con Israele un trattato di pace, ha intimato allo Stato ebraico di “fermare immediatamente la barbara aggressione militare”. Nell’esprimere la “condanna” delle autorità di Amman per l’offensiva in atto, il portavoce del governo giordano Mohammad Momani ha avvertito che questa rischia di provocare “ripercussioni negative” non solo nell’enclave palestinese, bensì anche “nell’intera regione” mediorientale.

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