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Israele centra orfanotrofio Tre disabili uccise a Gaza

Ennesima impresa criminale delle forze armate sioniste che annunciano un attacco da terra contro la popolazione civile palestinese. La cronaca del corteo di ieri a Roma. Gli annunci ipocriti della comunità internazionaleAirstrikes on Gaza

di Marina Zenobio

L’aviazione israeliana ha centrato questa mattina un orfanotrofio a Beit Lahya (nord di Gaza), provocando la morte di tre piccole disabili. Israele sostiene che Hamas ha sistematicamente provveduto a nascondere missili e armi in moschee ed in istituti pubblici. Il braccio armato di Hamas, Brigate Ezzedin al-Qassam, afferma di aver sparato sabato mattina un razzo verso l’aeroporto internazionale Ben Gurion di Tel Aviv.

E’ l’ennesimo atto di criminalità da parte dello stato israeliano che sembra quasi pronto anche a un attacco via terra a una popolazione tenuta in ostaggio da decenni, ricattata, sotto embargo e privata dei più elementari diritti umani anche grazie alla complicità di una comunità internazionale strabica. Tutto questo mentre timidi segnali di mobilitazione cominciano a incrinare la superficie del muro di indifferenza.

Ieri sera, a Roma, un migliaio di persone ha risposto all’appello per una manifestazione in solidarietà con la Palestina e contro l’ennesimo attacco militare israeliano sulla Striscia e in Cisgiordania, arrivato al quarto giorno: oltre cento morti a Gaza, oltre 500 feriti, bombardamenti continui. In un conferenza stampa poche ore prima l’ambasciatore palestinese a Roma, Mai Alkaila, ha denunciato che finora le incursioni dei caccia israeliani su Gaza sono state 1874.

Non erano moltissimi a manifestare a Roma ma abbastanza per pretendere di trasformare il presidio di Largo Ricci in un corteo fin sotto il Colosseo. Un po’ di tensione durante la contrattazione con il responsabile delle forze dell’ordine ma alla fine il corteo è partito. Tutta la variegata area dell’associazionismo solidale con la Palestina era presente, centri sociali, Rifondazione comunista, Usb, e soprattutto la comunità palestinese, i giovani e le giovani (tante) palestinesi a gridare la loro rabbia in arabo e in inglese oltre che in italiano: “Israele fascista”, “occupation no more”, “Intifada, Intifada”, “Free Palestine”.

Slogan purtroppo gridati da decenni ma che si infrangono contro il disinteresse e soprattutto gli interessi di una politica internazionale che a parte indignarsi di fronte all’aggressività israeliana dimostra tutta la sua l’inettitudine nel non voler intraprendere azioni reali per obbligare lo stato di Israele a fermare almeno la colonizzazione dei territori occupati.

Sempre nelle stesse ore il presidente americano, Barack Obama, ha telefonato al premier israeliano, Benjamin Natanyhau, condannando i lanci di razzi su Israele ed esprimendo preoccupazione per il rischio di un’ulteriore escalation della situazione. In serata la portavoce del dipartimento di stato Usa, Jennifer Psaki, aveva espresso apprensione:”Nessuno vuole assistere ad un’invasione di Gaza da parte di Israele. Per questo è importante un allentamento delle tensioni”.

Anche il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, si è detto preoccupato dichiarando: “E’ più urgente che mai trovare terreno comune per ritornare alla calma e ad un cessate il fuoco”. Poi lanciando un appello ad evitare un rischio di una ulteriore escalation ha, da una parte condannato i lanci di razzi da Gaza e dall’altra condannato “l’eccessivo uso della forza da parte di Israele sia intollerabile”. Persino i presidente russo Vladimir Putin, nel corso di una telefonata con il premier israeliano Netanyahu, ha invocato uno stop urgente al “confronto armato”.

A tutti questi “appelli”, “invocazioni”, “preoccupazioni” Netanyahu ha risposto facendo sapere che con Hamas “una tregua non è in agenda” e che “le pressioni internazionali non ci fermeranno”, lasciando presagire ad una prossima invasione via terra.

Intanto l’Egitto ha finalmente acconsentito ad aprire una parziale valvola di sfogo per la popolazione palestinese intrappolata della Striscia riaprendo il valico di Rafah, una misura decisa per consentire l’evacuazione in ambulanza almeno di feriti gravi verso gli ospedali del Sinai.

 

1 COMMENTO

  1. se possibile verificate la notizia:
    il valico di Rafah è stato chiuso dopo poche ore; è rimasto aperto solo per garantire l’uscita ai cittadini egiziani.

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