Il bilancio di Roma taglia le gambe al terzo settore

Il bilancio di Roma taglia le gambe al terzo settore

Secondo Social Pride il Comune di Roma ha tagliato oltre cento milioni di euro rispetto al 2012. Danese del Cesv: «Senza soldi niente servizi sociali innovativi e di qualità».

 

di Massimo Lauria

 

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Roma deve dire la verità sul bilancio di previsione 2014, di cui si discute in questi giorni. «Non è vero che non sono previsti tagli al sociale». È l’allarme lanciato da Social Pride, volontariato e terzo settore, secondo i quali «i conti non tornano». Stando ai calcoli fatti dalle associazioni di volontariato, la Capitale si sta preparando a tagliare oltre cento milioni di euro dallo storico della spesa sociale.

 

«Secondo il bilancio – scrivono in un comunicato – la spesa per i servizi sociali è di 350milioni di euro, ma il patto di stabilità costringe a togliere quaranta milioni circa dai fondi destinati al Dipartimento Politiche Sociali e altri trentanove da quelli destinati ai Municipi. La cifra reale è quindi di 271 milioni circa, a fronte dei quattrocento stanziati nel 2012. Ammesso che avvenga davvero l’annunciato trasferimento al sociale di centosei milioni».

 

Per alcuni settori, insistono, la cifra non è nemmeno sufficiente a coprire il servizio minimo. È il caso, ad esempio, dell’assistenza domiciliare di anziani e minori e dei diversamente abili nelle scuole, per i quali i «Municipi hanno speso novanta milioni e cinquecentomila euro: ne mancano venti per garantire il servizio minimo. Questo significa annullare, di fatto, i Piani di zona, e quindi la programmazione partecipata dei servizi», attaccano.

 

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«A fronte di un aumento della povertà e del disagio (vedi recenti dati Istat) bisognerebbe investire nelle politiche sociali, soprattutto nelle azioni rivolte alla promozione di un welfare non assistenziale – commenta il portavoce del Social Pride, Carlo De Angelis -, per questo rivendichiamo un cambio di passo nella direzione di un welfare generativo con al centro lo sviluppo locale territoriale».

 

Secondo De Angelis, il rischio di una così drastica riduzione delle risorse è quello di fare un «uso improprio della generosa e preziosa azione delle associazioni di volontariato, che non sono disposte ad accettare un’insidiosa affermazione del welfare caritatevole».

 

Ne è convinta anche Francesca Danese, presidente del Cesv-Centro di servizio per il volontariato del Lazio: «In una città che ha un’estensione seconda in Europa solo a Londra, una popolazione che invecchia, la povertà che cresce, davvero non si capisce come, in queste condizioni, sia possibile pensare servizi sociali innovativi e di qualità. Chiediamo trasparenza sui dati reali del bilancio».

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