venerdì 21 settembre 2018

Aereo abbattuto in Ucraina. Obama “colpa di Mosca”, Putin: “Accuse stupide”

Aereo abbattuto in Ucraina. Obama “colpa di Mosca”, Putin: “Accuse stupide”

La tragedia costata la vita a 298 persone completamente estranee al conflitto, mette in rilievo l’urgenza di disinnescare gli scontri in Ucraina, e ciò non può raggiungersi con mezzi bellici ma mediante un reale processo di pace tra le parti coinvolte.

di Marina Zenobio

aereo abbattuto Ucraina

D’accordo con tutte le versioni disponibili, l’areo malese precipitato due giorni fa a est dell’Ucraina, con 298 persone a bordo di cui nessuna è sopravvissuta, è stato oggetto di un attentato con armi anti-aeree. Le autorità di Kiev accusano i separatisti pro-russi, che hanno proclamato nell’est del paese la Repubblica popolare di Donetsk (Rpd), i quali hanno affermato di non possedere missili terra-aria con gittata sufficiente a colpire l’aereo che volava ad una altezza di 16 mila metri, e hanno accusato la Forza aerea ucraina dell’attacco, versione appoggiata da Mosca.

Il presidente Usa Barak Obama, ha però già sentenziato, al momento senza prove convincenti, che la responsabilità dell’abbattimento dell’aero è dei separatisti che “non potevano agire da soli, hanno avuto il supporto della Russia”. Ma il Cremlino continua a respingere come “stupide” le accuse nei suoi confronti e Putin dice: “La tragedia conferma l’urgenza di una soluzione pacifica alla crisi”.

Comunque le indagini non saranno affatto facili. Il leader dei separatisti filorussi di Donetsk Aleksandr Borodai, che ha sotto controllo la zona dove è caduto l’aereo, Boeing 777, ha negato – riporta l’Adnkronos – che siano state ritrovate le scatole nere dell’aereo malese abbattuto due giorni fa nell’est dell’Ucraina e inoltre – si legge su una agenzia Interfax – la leadership dell’autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk si è detta pronta a consegnare le scatole nere del Boeing della Malaysia Airlines agli esperti internazionali una volta che verranno ritrovate. In qualsiasi modo, non risulta probabile che dall’esame delle scatole nere possano emergere risposte conclusive sull’autore dell’attentato.

Quale sia la verità, la caduta del volo MH17 della Malaysian Airlines, che copriva la rotta Amsteram-Kuala Lumpur, costituisce una tragedia terribile che si somma alla perdita di un altro aereo della stessa compagnia, caduto nell’Oceano Pacifico lo scorso marzo, e le cui cause non sono state ancora chiarite. I disastro in Ucraina è però ancora più doloroso ed esasperante in quanto, d’accordo con gli indizi disponibili, sarebbe stato conseguenza di un attacco deliberato. Nessuna causa politica e nessuna posizione ideologica può giustificare l’assassinio in massa di civili; chiunque sia stato a colpire l’aereo, ha commesso un crimine ripudiabile che deve essere chiarito e sanzionato. D’altra parte non si può trascurare l’estrema irresponsabilità della linea aerea e delle autorità aeronautiche civili di Olanda e Malesia di non considerare un cambio della rotta abituale dei voli tra Amsterdam e Kuala Lumpur per evitare uno spazio aereo evidentemente pericoloso, come è la regione di frontiera russo-ucraina, dove sono presenti armi antiaereo di diversi tipi e da dove, nelle settimana scorse, sono già stati colpiti almeno due velivoli militari.

Tornando alle indagini sull’abbattimento del Boeing 777, il rimpallo delle responsabilità non prevede che possano essere a carico di nessuna delle due parti in conflitto né la somma delle stesse – ossia i governi ucraino e russo, oltre ai leader separatisti – bensì devono essere impegno di una istanza internazionale, capace di garantire una minima imparzialità. Ma visti i tempi e la presa di posizione determinata degli Usa contro la Russia e di quest’ultima contro i governo di Kiev, sperare nell’imparzialità è, appunto, solo una speranza. Questa tragedia aerea costata la vita a 298 persone completamente estranee al conflitto, mette in rilievo l’urgenza di disinnescare gli scontri nella porzione orientale del territorio ucraino, e ciò non può raggiungersi con mezzi bellici, ma mediante un reale processo di pace tra le parti coinvolte.

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