domenica 18 novembre 2018

Gaza: in vigore nuova tregua di 72 ore

Gaza: in vigore nuova tregua di 72 ore

Sarà il capo dello Shin Bet – una delle principali organizzazioni di spionaggio israeliane – a guidare al Cairo le trattative con Hamas. Distanza siderale tra le parti.

di Marina Zenobio

gaza bimbo e palloncino

Ammesso che regga, dalla mezzanotte scorsa è tregua tra Hamas e Israele. La quarta dall’inizio dell’operazione militare israeliana contro Gaza, costata la vita a 1911 palestinesi, 1.407 civili, 448 bambini, quasi 10.000 feriti e un panorama di distruzione disperante. Settimane di bombardamenti hanno poi determinato un aumento del 15-20 per cento dei casi di parti prematuri e non si hanno più notizie di almeno 9000 delle 46.000 donne incinte che vivono nella Striscia. Il territorio è disseminato di residui di esplosivi o di munizioni inesplose che pongono un serio rischio per l’incolumità della popolazione, in particolare nei tre chilometri di zona cuscinetto dichiarata da Israele, dove i combattimenti sono stati intensi.

Il nuovo cessate il fuoco che dovrebbe durare 72 ore, fino alla mezzanotte del 13 agosto, è stato chiesto ancora una volta dall’Egitto che farà da tramite nella trattativa indiretta tra le due parti in conflitto. Una tregua fortemente caldeggiata anche da Gran Bretagna, Germania e, soprattutto, dagli Stati uniti i quali ora sono troppo impegnati a bombardare – dopo averle sponsorizzate, finanziate ed addestrate – le forze di Isis nel Kurdistan iracheno.

Gaza: giovani palestinesi mettono in salvo libri dalla moschea distrutta di Zeitoun
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La delegazione israeliana guidata dal capo dello Shin Bet, Yoram Cohen – una delle tre principali organizzazioni di spionaggio israeliane – è partita questa mattina per il Cairo, ma è pronta a tornare a Tel Aviv se Hamas riprenderà il lancio dei razzi contro Israele interrotto un minuto prima dell’inizio della tregua. La distanza tra le richieste di Hamas e Israele per una tregua duratura è però tale che l’ottimismo non trova molto spazio.

I punti principali in discussione sono da parte di Israele, la smilitarizzazione della Striscia, cioè il disarmo di Hamas; da parte dell’organizzazione islamica, e delle altre fazioni palestinesi, la rimozione del blocco applicato da Israele a Gaza. Richieste riguardo le quali le parti non intendono cedere. Ieri sera, il capo di Hamas in esilio a Doha, Khaled Meshaal, ha fatto sapere che una tregua duratura deve prevedere necessariamente la revoca del blocco alla Striscia di Gaza.

Un ultimo’ora del Times of Israel riporta comunque quella, che se confermata, potrebbe essere una buona notizia in questo panorama di devastazione: il ministero della difesa israeliano ha annunciato la riapertura del valico di Kerem Shalom con la Striscia di Gaza. Si spera così che le centinaia di camion in attesa e carichi di aiuti umanitari potranno entrare nella Striscia.

Intanto nei giorni scorsi in Cisgiordania sono continuate le proteste contro i raid israeliani sulla Striscia di Gaza, proteste in cui hanno perso la vita complessivamente 17 palestinesi. L’ultimo, eri mattina nei pressi del campo profughi di al-Fawwar vicino a Hebron, si chiamava Mahammed Ahmed Anati, aveva solo 12 anni e non stava partecipano agli scontri. Fonti mediche locali, citata dall’agenzia Maan, hanno riferito che il giovane è stato colpito alle spalle. La tensione resta alta nell’area di Hebron e uno sciopero degli esercizi commerciali è stato indetto in concomitanza dei funerali del ragazzino. L’esercito israeliano si è scusato per la morte del ragazzino palestinese e in una nota ha aggiunto che sul caso è stata aperta un’inchiesta da parte della Divisione criminale militare.

Cisgiordania. Scontri a Hebron
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