22.2 C
Rome
domenica 19 Settembre 2021
22.2 C
Rome
domenica 19 Settembre 2021
HomecultureNew York Times: Obama non bombarda l’Isil per ragioni umanitarie

New York Times: Obama non bombarda l’Isil per ragioni umanitarie

I jihadisti si trovano a pochi chilometri dal conquistare la città curda di Ibril. Se ciò avvenisse cadrebbe nelle mani dell’Isil anche il gigantesco consolato Usa, con i suoi migliaia di dipendenti. A tre mesi dalle elezioni Obama vuole evitare che si ripetano i fatti della caduta del consolato Usa a Bengasi, in Libia.

 

di Franco Fracassi

«Il consolato americano a Ibril ospita migliaia di cittadini statunitensi». Citando fonti interne al Pentagono, il “New York Times” accusa il presidente Usa Barak Obama di non bombardare i jihadisti dell’Isil per impedire l’eccidio di decine di migliaia di cristiani e di curdi, bensì per proteggere le istallazioni della Cia nella città curda di Ibril e «non ripetere il disastro accaduto al consolato di Bengasi due anni fa».

 

L’11 settembre 2012 centinaia di miliziani del gruppo jihadista Ansar al Sharia assaltò il consolato statunitense nella città libica di Bengasi. Morirono quattro diplomatici, tra cui l’ambasciatore a Tripoli Chris Stevens. Due mesi dopo si venne a sapere che la Cia era a conoscenza del pericolo imminente, ma non venne presa alcuna contromisura per non rovinare l’idea che era stata fatta passare nell’opinione pubblica: in Libia la guerra contro il cattivo regime di Gheddafi era stata vinta e al suo posto nel Paese nordafricano era stato installato un governo saggio, con il pieno controllo del territorio. In seguito a questa scoperta il direttore della Cia David Petraeus fu costretto alle dimissioni. Se si fosse venuto a sapere solo quattro giorni prima (le elezioni presidenziali si tennero il 6 novembre) Obama non sarebbe stato rieletto.

 

Ibril è il principale punto d’ascolto della Siria da parte dei servizi segreti Usa. Nel capoluogo curdo (il cui leader Massoud Barzani è legato a doppio filo alla Casa Bianca) si trova una gigantesca sede diplomatica, che ospita migliaia di cittadini statunitensi, oltre che centinaia di agenti dei servizi e centinaia antenne per l’ascolto e computer sofisticatissimi. Secondo le ultime informazioni in arrivo dall’Iraq, l’Isil si troverebbe a poca distanza dalla città curda.

 

Secondo il “New York Times”, se Ibril dovesse cadere nelle mani dell’Isil, e con essa il consolato Usa, questa volta Obama non resisterebbe allo scandalo.

 

Si vota per le elezioni di mezzo termine il prossimo 4 novembre. I sondaggi indicano una possibile perdita del Senato da parte dei democratici in favore dei repubblicani. Se accadesse Obama si ritroverebbe a governare gli ultimi due anni della sua presidenza con il Congresso completamente ostile. E se Ibril dovesse cadere in mano all’Isil accadrà di sicuro.

 

Non è per salvare i cristiani ed evitare un massacro senza precedenti che Obama ha ordinato di bombardare l’Iraq.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento, prego!
Inserisci il tuo nome qui, prego

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Ultimi articoli

«Non ci ammaleremo di paura». Gkn si prende Firenze

Firenze, è il giorno del corteo nazionale indetto dal Collettivo di Fabbrica Gkn contro i licenziamenti

Assemblea Gkn: ecco come bloccare le delocalizzazioni

Perché è illegittimo il comportamento dell'azienda nella delocalizzazione della Gkn. Un documento dell'assemblea permanente

Big Pharma, profitti alle stelle e quasi niente tasse

Denuncia di Oxfam ed Emergency: il monopolio sui vaccini anti Covid è una manna per le multinazionali e un genocidio per i paesi poveri

Gkn, gli operai che non rispettano il copione

Gkn. Marco Bersani spiega perché quella lotta parla a tutti noi , un appello della società della cura e un articolo di Francesco Locantore

Roma, chi fa cultura chiede buona politica

Un cartello di associazioni, in rappresentanza di migliaia di operatori e utenti, ha stilato un manifesto da sottoporre ai candidati