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HomemalapoliziaProtestava per Brown, fermata pacifista ebrea novantenne

Protestava per Brown, fermata pacifista ebrea novantenne

Una sopravvissuta alla Shoah, attivista filopalestinese, tra gli arrestati nelle manifestazioni contro la violenza della polizia sui neri e l’omicidio di Michael Brown

di Checchino Antonini

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C’è anche Hedy Epstein tra le persone arrestate ieri durante le manifestazioni per la morte di Michael Brown, il ragazzo afroamericano giustiziato da un poliziotto. L’incredibile accusa dei “tutori dell’ordine” di St.Louis Missouri è di eccesso di resistenza alla polizia. Ma Epstein è una signora di novant’anni, una tedesca sopravvissuta alla Shoah (quasi tutta la sua famigli fu sterminata) che ha aiutato le forze alleate nel processo di Norimberga. A far alzare la tensione è stato il governatore Jay Nixon quando ha spedito la Guardia Nazionale a Ferguson. Altri 8 gli arrestati, tra loro Scott Olson, un fotografo che lavora per Getty Images. Eppure Obama aveva giurato che la presenza della Guardia nazionale sarebbe stata «limitata e appropriata» e che non ci sarebbero state scuse per un eccessivo uso della forza da parte della polizia».

Hedy Epstein, 85, (L) a a US activist an

«Ho fatto questo da quando ero un adolescente. Non pensavo che avrei dovuto farlo a novant’anni», ha detto Epstein a The Nation, settimanale della new left statunitense, durante il suo arresto. «Abbiamo bisogno di sollevarci oggi in modo che le persone non dovranno scendere in piazza quando sono così anziane». Nel 2001 ha fondato il capitolo di St.Louis delle Donne in Nero.
Epstein, attualmente, è un’attivista e portavoce del Free Gaza Movement, uno dei più famosi attivisti filo-palestinesi nel mondo. Dal 2003 ha fatto cinque viaggi alla Striscia di Gaza. Epstein non crede che la pace sia nel futuro immediato di Israele: «Sono un ottimista incallita, così un giorno ci sarà la pace, ma un sacco di cose devono cambiare prima che accada. Israele è la quarta più grande entità militare del mondo. Se gli Stati Uniti fermassero i finanziamenti a Israele sarebbe un altro modo di portare la pace. Abbiamo problemi enormi in questo paese, le persone sono disoccupate, stanno perdendo le loro case, potremmo usare quel denaro invece di adoperarlo oltreoceano in modo distruttivo».

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