Il delitto dell’EUR: l’uomo nero con la mannaia della porta accanto

Il delitto dell’EUR: l’uomo nero con la mannaia della porta accanto

L’allarme di Oksana, Madeira, i litigi in casa, la collezione di coltelli, l’informatica, la superficialità apparente del Ciallella. Tutte le incongruenze di un delitto efferato

di Federigo Borromeo

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Il disagio mentale non gestito crea sofferenze e talvolta scenari di sangue allucinati. E’ avvenuto a Roma all’EUR in Via Birmania, nella zona delle villette costose dei VIP romani. Una zona che si trova nei pressi del ristorante il Fungo, già nota tre decenni fa per le imprese criminali della connection Banda della Magliana coi terroristi dei NAR. Un energumeno di statura notevole, palestrato, occhiali a specchio, tenuta paramilitare con mimetica uccide con la mannaia una signora ucraina di 38 anni, di bella presenza, madre di tre figli, lasciati nel proprio paese. La signora ucraina uccisa e brutalmente decapitata risponde al nome di Oksana Martseniuk lavorava in Italia da anni, sembra, come bambinaia e cameriera per mantenere in patria la propria famiglia, al pari di tante altre sue connazionali.

Il nome del killer è Federico Leonelli. Così ci descrive il personaggio il Corriere della sera “Questo “bravo e bel ragazzo” del quartiere Ostiense, figlio di una maestra e di un colonnello della Finanza, s’è messo il vestito per uccidere, scegliendo tra la dozzina di coltelli da caccia che affilava senza sosta: mimetica (la tenuta prediletta), maschera a filtro per proteggersi dal sangue, occhiali tattici, cinturone di cuoio, anfibi. Del seguito ci restano le foto della Scientifica, i dettagli dell’orrore su cui lavorano gli uomini della Mobile di Renato Cortese. Il contatto col «nemico», Oksana Martseniuk, forse laggiù nel seminterrato: l’inseguimento col coltellaccio, i fendenti, dieci scalini coperti di sangue, la decapitazione nella vasca da bagno”.

Ci sono molte anomalie in questo efferato delitto.

L’uomo viene descritto come un informatico esperto, che avrebbe colpito per la sua expertise anni fa Giovanni Cialella, il proprietario della villa VIP di Via Birmania, che lo ospitava da un paio di mesi. Cialella sarebbe a sua volta un informatico, stando ad alcune fonti anche collega di lavoro del Leonelli. Eppure il giornale web di Tiscali afferma che Leonelli più che fare il tecnico di software di PC “abitava nella villa da circa due mesi, mantenendosi con piccoli lavoretti”. Un portiere di uno stabile dice inoltre del Leonelli “Un bravissimo ragazzo, bello, alto, intelligentissimo, si era laureato con il massimo dei voti all’università a Roma e il papà ci ha detto che lavorava nella Nato, era in gambissima anche con i computer”. Chissà se questa storia della Nato ha un minimo di veridicità…Giovanni Ciallella, (che a quanto pare aveva affidato a Leonelli la sua abitazione per un breve periodo di tempo) ha raccontato in un’intervista a Il Tempo il desiderio di Leonelli di schierarsi come militare al fianco di Israele e le difficoltà che aveva incontrato per perseguire il suo obiettivo. “Gli avevano negato il visto due volte e per questa ragione era anche andato a parlare col consolato israeliano” ha detto Ciallella, che poi ha spiegato di conoscere l’omicida da circa dieci anni perché avevano lavorato insieme “a un progetto internet tra il 2004 e il 2005″. Resta il fatto che il consolato israeliano, prese informazioni adeguate, si era ben guardato dal concedere il visto al Leonelli.

Il disagio mentale. Per anni il Leonelli aveva vissuto a Madeira insieme con una donna cui sembra fosse molto legato. Madeira è un’isola oceanica interessante per le sue bellezze naturali ma è più nota come località turistica per inglesi anziani nonché per il regime di copertura, come territorio d’oltremare portoghese, garantito a centinaia di fiduciarie anonime: si sente spesso passeggiando per Madeira l’accento di vari dialetti calabresi. Ciallella nella sua intervista aggiunge: “Poi l’ho perso di vista quando è andato a vivere a Madeira con la sua compagna, che a suo dire è morta per embolia” ha spiegato il proprietario della villa, che ha raccontato anche altri dettagli sulla vita complicata di Leonelli. Circa due anni fa, lui è tornato a Roma sconvolto, mi ha chiamato raccontandomi cos’era accaduto. Da quello che so ha vissuto per un po’ dalla madre, che aveva avuto un ictus quindi è rimasto anche solo durante il ricovero nell’abitazione di via Pigafetta, di cui si è appropriata la sorella, poi dal padre, un ex generale della Guardia di Finanza, che però l’aveva cacciato, sempre secondo la sua versione, perché non lavorava. Da lì aveva preso in affitto una camera a piazza Bologna con altri studenti ma non riusciva a pagarsela. Gli ho detto che poteva restare da me per un mese, io a luglio sarei partito”. La sorella del Leonelli attribuisce invece ad un’aneurisma la morte a Madeira della convivente. Alcuni vicini di casa della famiglia attribuiscono il disagio mentale del Leonelli alla morte dell’amata convivente; altri non fanno altrettanto. Comunque non si diventa assassini efferati di mannaia a causa di un lutto, il disagio non può non preesistere evidente. Comunque un vicino di casa così afferma “Lo sentivo dal mio appartamento quando litigava con la sorella, le sbatteva la testa contro il muro, lei gridava”. Un altro vicino: ”penso facesse uso di tranquillanti. Qualcuno mi aveva anche raccontato che quando era con la madre si sentivano delle liti molto accese. Altre voci di condominio, forse vere, forse no: «Dall’appartamento provenivano spesso urla, dicevano che picchiava la madre e la sorella». La madre del Leonelli era già provata nel fisico, dopo una patologia al cervello e una caduta, circa due anni fa, che l’ha costretta sulla sedia a rotelle. Ciallella, che aveva convissuto in villa qualche tempo col futuro killer prima di partire per le vacanze, descrive così le anomalie del Leonelli: “una volta, con la doppia chiave che possedevo, mi sono affacciato nella sua stanza quando lui non c’era perché sentivo un terribile puzzo (…) Quando l’ho conosciuto era totalmente ateo, abbiamo parlato più volte di Dio ma diceva di non credere in niente, poi diceva di aver scoperto di essere di origini ebree, ha cominciato a studiare la storia, durante la notte sparava a tutto volume filmati sulla religione”. Eppure Ciallella parte tranquillo lasciando il Leonelli in villa con la cameriera ucraina.

La signora Oksana, al contrario, aveva inviato degli sms al Ciallella in vacanza sulla pericolosità del Leonelli, in giro in mimetica e munito di coltellacci: eppure il Cialella dice di averli letti in ritardo, dopo l’omicidio: mah?!

Tante incongruenze da approfondire. Madeira, i litigi in casa, la collezione di coltelli e mannaie, la sua presunta expertise in informatica, la superficialità apparente del Ciallella. Ma anche se non ci fosse nient’altro che il dramma del disagio mentale, come si può tenere nascosto per anni il rischio e la patologia paranoica da parte chi era vicino al Leonelli? Perché non segnalare adeguatamente il problema alla sanità pubblica e agli assistenti sociali? E di converso, oggi, quali sono le risorse nella sanità pubblica per contenere i rischi del disagio mentale grave, quali sentinelle ha oggi il SSN per allertarsi davanti alle situazioni gravi di malessere psichiatrico? Essere di “buona” famiglia e con amici importanti, ma malato mentale, può essere un deterrente idoneo ma sciagurato per non far avvicinare il SSN e gli assistenti sociali? E se, come qualcuno sussurra, la ASL era stata allertata perchè non sono stati adottati provvedimenti idonei?

 

 

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