mercoledì 14 novembre 2018

Ecco come Israele ha manipolato il video dell’attacco contro l’ospedale di Al Wafa

Ecco come Israele ha manipolato il video dell’attacco contro l’ospedale di Al Wafa

Il video diffuso dall’esercito israeliano per giustificare il suo mortale attacco contro l’ospedale Al Wafa, a Gaza, lo scorso luglio, in realtà è stato registrato durante l’operazione Piombo fuso del 2009.

di Marina Zenobio

ospedale al wafa

 

Una analisi dell’organizzazione no-profit Truthout, con sede a Sacramento (California), ha rivelato che sia il video che il frammento audio, offerto da Tel Aviv al pubblico internazionale come giustificazione del bombardamento dell’ospedale gazawi di Al Wafa, sono stati manipolati dai militari israeliani. Le figure che appaiono al lato dell’ospedale, entrando e uscendo dallo stabile, si trovano in quello stesso posto e in quella stessa posizione agli inizi del 2009 e non a luglio di quest’anno, e l’audio che accompagna il video riguarda un episodio estraneo al bombardamento del centro sanitario di Al Wafa. L’attacco all’ospedale, quindi, secondo Truthout, sarebbe stato deliberato e ha provocato la morte di 185 palestinesi, senza calcolare i feriti gravi, sopravvissuti ma con gravi invalidità. Secondo Israele nascondeva armi di Hamas.

Dal parere di un ex ufficiale dei servizi segreti degli Stati Uniti, con esperienza nell’interpretare le immagini militari e che ha analizzato il video per Truthout, in base all’angolazione e all’altitudine della telecamera, la ripresa è stata fatta da un drone israeliano.

Il primo segmento del video è una ripresa aerea granulosa, in bianco e nero di un edificio, con la legenda: “I terroristi minacciano le Forze di difesa israeliane dall’interno dell’ospedale Wafa”. L’edificio mostrato non è però l’ospedale Al Wafa, ma un padiglione adiacente che era stato evacuato. Lo hanno dichiarato a Truthout sia il direttore sanitario dell’ospedale, Dr. Basman Alashi, sia il volontario svedese Charlie Andeasson, presente nel campus il 16 luglio, giorno dell’attacco.

I successivi otto secondi mostrano quelle che potrebbero essere due brevi raffiche di mitra partite da una delle finestre al terzo piano, e poi un terzo flash da una finestra al quarto. L’ex ufficiale dei servizi segreti degli Stati Uniti ha confermato che il filmato dell’edificio è stato selezionato in due diversi momenti della giornata. Dopo i primi tre secondi di video, l’angolazione della telecamera e la quantità della luce cambiano sensibilmente. C’è però un cambio di voci nell’audio che accompagna il video e che fa sembrare che la scena sia durata continuatamente otto secondi.

La prima voce sulla registrazione audio dice, in ebraico, “Vedete questo fuoco?” “Abbiamo distinto dei fuochi all’interno della casa”. I sottotitoli in inglese che accompagnano l’audio aggiungono (ospedale) tra parentesi dopo la parola “casa”, ma il blogger di Seattle, Richard Silverstein, esperto in questioni israeliane e che parla ebraico, ha confermato a Truthout – dopo aver ascoltato l’audio – che chi parla usa la parola Bayit, che in ebraico può significare esclusivamente “casa”.

Una seconda voce poi dice, secondo i sottotitoli, “positivo, fuoco dall’interno della casa”.” Ma, secondo Silverstein, il parlante usa in realtà il termine “piccola casa” (bayit ha Katan Hazeh).

I riferimenti di “fuoco da una piccola casa” indicano che l’audio del video è stato preso da un episodio completamente diverso, in un altro luogo. Tale dispositivo, secondo Truthout, è stata utilizzato perché non esisteva l’audio di un qualche episodio che aveva, precedentemente, coinvolto l’ospedale.

Il Dr. Alashi crede che quegli otto secondi di video ritraggono l’attacco ad una dependance dell’ospedale avvenuto durante l’operazione contro Gaza, “Piombo fuso”. “Diverse persone – ha detto a Truthout – mi confermarono che all’epoca si sparava da quell’edificio”, edificio a soli 70 metri dall’ospedale che fu attaccato dai carri armati israeliani il 16 gennaio del 2009, danneggiando il terzo e quarto piano, gli stessi da cui si vedono i bagliori nel video, come confermato da una inchiesta dell’Onu, nel settembre del 2009.

L’ultimo segmento del video, che mostra il bombardamento dell’ospedale di Al Wafa, porta la legenda “esplosione secondaria”, cioè esplosioni di armi nascoste in quell’edificio, in linea con le argomentazioni giustificative di Israele secondo cui Hamas nasconde armi in ospedali, scuole e moschee.

Il video mostra l’ospedale stesso saltare in aria, e poi un fumo pesante ricoprirlo, poi ancora un altro lampo di fuoco. Ma per l’ex funzionario dell’intelligence Usa, che ha analizzato il video con Trouthout, quel lampo indica un altro attacco missilistico israeliano sul bersaglio, piuttosto che una esplosione secondaria.

C’è un taglio poi del video e poi riappare la legenda “esplosione secondaria”. Il fumo ricopre totalmente l’edificio, poi due o tre sbuffi di fumo che, secondo l’ex ufficiale dei servizi nordamericani, suggerirebbero davvero una esplosione secondaria, ma ha anche osservato che un ospedale può avere materiale infiammabile, il fumo prodotto dall’esplosione di ordigni sarebbe stato molto più scuro.

Data l’esistenza di una complessa rete di galleria, che ha fornito a Hamas molto spazio dove stoccare i suoi razzi e le sue armi, non avrebbe avuto alcun senso per l’organizzazione islamica nascondere le armi in un ospedale dichiarato già target dall’esercito israeliano.

Negli ultimi secondi il video si concentra su una piazza che la legenda descrive come un “tunnel aperto vicino Al Wafa”, ma il Dr. Alshi ha dichiarato a Truthout che in realtà si trattava di un pozzo.

La vera ragione della distruzione dell’ospedale di Al Wafa da parte delle Forze di sicurezza di Israele, sembra essere connesso alla determinazione di elevare, per la popolazione civile di Gaza, il costo della resistenza palestinese, in linea con la sua “dottrina Dahiya” che gli permette di colpire deliberatamente infrastrutture col fine di indurre sofferenze alla popolazione civile e stabilire così un “deterrente” contro futuri conflitti. Una strategia, considerata in violazione delle leggi internazionali di guerra, che prende il nome dal quartiere sud di Beirut, Dahiya per l’appunto, densamente popolato e che venne totalmente raso al suolo e ridotto in macerie dalle forze israeliane durante la guerra del Libano del 2006.

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