mercoledì 26 settembre 2018

Roma “bene”, bullismo fascista al liceo francese

Roma “bene”, bullismo fascista al liceo francese

Scandalo bullismo nella scuola frequentata da rampolli della comunità francofona e figli di falcoltosi italiaci. L’Ambasciata francese minimizza ma nella scuola agirebbe una cellula antisemita

di Federigo Borromeo

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Al Liceo francese Chateaubriand di Roma si riscontrano numerosi episodi di bullismo a caratterizzazione fascista. Di poche ore fa l’accorato outing della moglie dell’ex console francese a Roma. Il Liceo Chateaubriand è frequentato dai minorenni della comunità francese a Roma e di altri paesi francofoni (Belgio, Canada, ecc). Ma è frequentato soprattutto dai figli di benestanti romani e di chi non ama le assemblee studentesche e i collettivi: i “ricconi”.

D’altronde la retta annua per gli studenti non francesi è abbastanza cara, si parla di 5 mila euro. Non ha fama di liceo rigoroso, ma ha fama di liceo molto molto trendy. Lo Chateaubriand sembra non goda del regime di extraterritorialità ma viene considerato un’enclave parigina a Roma; comunque programmi, insegnanti, impostazioni sono decisi Oltralpe.

Cosa ha detto la moglie dell’ex console? Queste le parole, riportate dai quotidiani. «A febbraio mio figlio, che aveva 12 anni e da tempo tornava spesso con segni di contusioni, ha avuto dolori fortissimi all’addome e l’abbiamo portato in ospedale. Era l’effetto di una tensione psicologica prolungata e fortissima. Ci ha confessato che da quattro mesi tre compagni di classe italiani di un anno più grandi lo colpivano a schiaffi e calci, insultandolo, almeno due-tre volte a settimana nella pausa delle lezioni». Un racconto che ha scoperchiato un vero e proprio vaso di pandora in una delle scuole più prestigiose di Roma. «Quando siamo venuti a conoscenza delle violenze subite da mio figlio – continua – lo abbiamo messo in malattia e ad aprile ha cambiato scuola, perdendo l’anno. Ha subito danni psicologici accertati. E ci sono molti altri casi simili». Secondo la moglie dell’ex console, lo Chateaubriand non ha fatto nulla se non costringere i tre ragazzini a un compito sul bullismo.

Dopo questa prima dichiarazione della “consola” ne è seguita un’altra alle agenzie di stampa. «L’ambasciata francese a Roma sapeva bene quello che succedeva allo Chateaubriand, i casi di bullismo, gli insulti razzisti sui ragazzi di colore, ma ha messo tutto a tacere assieme ai vertici dell’istruzione a Parigi», così ha battuto l’Ansa. L’ambasciata di Francia ha fatto sapere di non volere commentare «il caso specifico», ma di ritenere che lo Chateaubriand abbia preso «misure adeguate». Non è stato possibile contattare l’ex ambasciatore Alain Le Roy, sostituito da pochi giorni da Catherine Colonna per normale avvicendamento. «È falso, il liceo non ha mai realizzato una campagna di prevenzione del bullismo – dice la moglie dell’ex console – e non ha applicato le istruzioni del ministero dell’Educazione francese. Ogni volta che un caso di violenza, razzismo, bullismo o droga si presenta e può danneggiare l’immagine dello Chateaubriand, la direzione lo soffoca, con la complicità dell’ambasciata e dell’Aefe (Agenzia per l’insegnamento francese all’estero, con sede a Parigi, ndr). Questo è il contrario di ‘prendere misure adeguatè». Secondo J.M., anche lei ex dipendente del consolato francese a Roma, un collaboratore dell’ambasciatore Le Roy le avrebbe suggerito di cambiare scuola al figlio vessato dai bulli. Il preside dello Chateaubriand Joel Lust ha affermato parlando con l’ANSA di aver fatto svolgere un programma di informazione sul bullismo nelle classi e di aver esaminato i pochi casi dello scorso anno con commissioni interne ad hoc. Lust ha parlato di un caso di razzismo ai danni di un alunno di origini ebraiche – «Convocammo i familiari degli studenti coinvolti, i genitori, i compagni di classe e i gli insegnanti per discuterne insieme», ha detto – e di un altro caso di cyber bullismo tra studentesse. «La vittima alla fine ha cambiato scuola», ha raccontato. Sui casi di adolescenti che usano slogan nazi-fascisti, Lust ha ricordato di aver invitato un sopravvissuto nei campi di sterminio a una serie di incontri. I genitori degli alunni dello Chateaubriand sembrano divisi tra accusa e difesa del liceo. «Sono stato uno studente del liceo e ho dei figli che studiano lì – ha detto un padre – non riconosco, nel racconto che se ne fa, la scuola che ho vissuto io. Credo ci sia un problema personale della famiglia del console».

 

Questa storia non ci piace per molti motivi, a partire dal goffo tentativo di ridurre la trista vicenda a “un problema personale della famiglia del console”. Molto poco repubblicana questa posizione, piuttosto anzi direi nello stile di Jonny Stecchino, “Il problema di Palemmo? Il traffico”. Nel liceo Chateaubriand da anni al pari e di più rispetto ad altri licei romani vi è una presenza non banale di bullismo a caratterizzazione fascista: comunque basta dire in maniera negazionista che viva il duce e saluti romani sono episodi di folklore e di goliardia… e oplà la caratterizzazione fascista viene derubricata.

Non solo. La Francia attuale vede un Presidente socialista sbiadito e piuttosto disprezzato da moltissimi francesi, con la destra estrema di Le Pen in forte crescita: sembra stia cambiando la sensibilità media dei funzionari francesi verso le impostazioni fasciste. D’altronde c’è però da osservare che Hollande è stato il Primo Presidente francese a denunciare la strage della “Nuit noire” il 17 ottobre 1961 per le responsabilità delle forze dell’ordine francesi nel massacro costato la vita a un numero tutt’ora imprecisato di manifestanti algerini, scesi in piazza per chiedere l’indipendenza dell’Algeria, allora colonia francese. Anche la messa fuorilegge in Francia di organizzazioni nazifasciste nel giugno 2013, a seguito dell’assassinio a Parigi del giovane antifascista Clement Meric, ha comportato molto malumore negli ambienti reazionari e fascisti, quasi sempre ultracattolici, presenti nell’Armée, quasi a sentirsi un tintinnar di sciabole.

Comunque presso lo Chateaubriand insiste un nucleo consistente dell’Intellettuale Dissidente, ID. Sia il Direttore della fanzine/blog ID, Caputo, che il capo redattore, Vitelli, sono ex allievi del Liceo in contatto con altri ex allievi e allievi del Liceo. Ma chi è l’Intellettuale Dissidente? Marco Pasqua de il Messaggero, a proposito della rete italiana dei negazionisti, parla così dei cari ragazzi burloni dell’ID: “tra i siti emergenti, quello “dell’intellettuale dissidente”, dove spicca, tra gli altri, un articolo di scherno nei confronti della giornata della Memoria (definita giornata della cicoria)”.

Oltre ai cari ragazzi dell’Intellettuale Dissidente si trova un nucleo di teppistelli italiani xenofobi, antisemiti e fascistoidi soprattutto composto di giovanotti figli di genitori danarosi, adusi all’insulto e ad alzare le mani. I genitori radical chic della sinistra perbene e perbenista romana che mandano i loro figli allo Chateaubriand…non vedono non sentono non parlano, come il Preside del Liceo. Al più a episodi conclamati di mazzate, di antisemitismo e di xenofobia si risponde con un bel seminarietto ecumenico sui campi di concentramento nazisti. Primum negare: hanno mai sentito dire questi bolsi tutori dell’antifascismo di maniera che i fascisti nei Licei nel corso di questi seminari ridono a crepapelle? Sanno che nelle visite liceali ad Auschwitz, e ce ne furono tante sotto Alemanno sindaco, costoro urinano nei luoghi della Shoah?

Comunque un risultato beffardo per i genitori della Roma Bene, anche della cosiddetta sinistra di governo: mandano i figli allo Chateubriand per evitare la tanto cattiva sovversione della partecipazione alle assemblee liceali e si ritrovano bulli, mazzate e la berlina sui giornali.

Si ricordino di san Girolamo e di Faust mentre l’Italia cova le uova del Serpente. Stipendium peccati mors est.

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