venerdì 21 settembre 2018

Sblocca Italia? No, sblocca trivelle e svendi Italia

Sblocca Italia? No, sblocca trivelle e svendi Italia

Il  propagandato provvedimento del governo Renzi nasconde l’obbligo di quotare in Borsa i beni comuni e la trasformazione in opere strategiche di trivelle, gassificatori e inceneritori.

di Alessio Di Florio

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“Sblocca Italia”. Ai roboanti annunci di questo nuovo provvedimento manca ancora ancora un testo. La chiamano “annuncite acuta” Il provvedimento definitivo non è stato ancora scritto ma le bozze che circolano contengono già abbastanza elementi per intravedere grandi minacce. Gli annunci sui “media governativi” proclamano un provvedimento epocale, un Paese che non sarà più la stesso. Sembra proprio che sarà così. Ma non nella direzione che vogliono far credere.

Dopo una calda estate di opposizione contro “Inquinatore Protetto” (di cui ci siamo già occupati su Popoff), diventato alla fine legge dello Stato senza l’innalzamento dei limiti per l’inquinamento dei suoli delle aree militari di 100 volte equiparati alle zone industriali ma con gli altri punti contestati rimasti, l’opposizione ambientalista al Governo Renzi riparte e si concentra su un nuovo provvedimenti di questo governo.

Marco Bersani di Attac Italia denuncia che “Renzi è peggio di Berlusconi” perché con il “pacchetto 12” dello “Sblocca Italia” va oltre la privatizzazione dei beni comuni fermata dai referendum del 2011 e punta alla “loro diretta consegna agli interessi dei grandi capitali finanziari”. Bersani denuncia che “entro un anno dall’entrata in vigore della legge” gli enti locali gestori “dovranno collocare in Borsa o direttamente il 60%, oppure una quota ridotta, a patto che privatizzino la parte eccedente fino alla cessione del 49,9%”. I proventi di tali cessioni non saranno ricompresi nel “Patto di stabilità” quindi saranno spendibili molto più facilmente di altri introiti finanziari dagli amministratori degli enti locali gestori. Una scelta che appare come un fortissimo incentivo a favorire e realizzare la collocazione in Borsa.

Il portavoce nazionale dei Verdi Angelo Bonelli denuncia che “con lo Sblocca Italia via libera alla cementificazione del demanio” in quanto prevede “la concessione o il diritto di superficie per beni pubblici, anche demaniali non utilizzati, per la realizzazione e lo sviluppo di progetti urbanistici e edilizi” anche in aree “mai state oggetto di concessione da parte dello Stato” e “fuori dai piani regolatori”. Durissimo il commento anche di Salvatore Settis, secondo cui il provvedimento di Renzi “ricicla” la “novità” (introdotta da Craxi nel 1985 e varie volte rilanciate dai governi Berlusconi) “secondo cui l’edilizia rimette in moto l’economia”, cosa assolutamente non vera per l’archeologo e storico dell’arte. Lo stesso Matteo Renzi, poco meno di un mese fa, ha annunciato che con lo “Sblocca Italia” non ci saranno mai più “cantieri fermi per ritrovamenti archeologici”. Non avendo ancora il testo come questo si realizzerà non è ancora dato sapersi, ma considerando che Renzi da sempre ha espresso fastidio per iter autorizzativi considerati solo “lungaggini burocratiche” e persino per le “conferenze dei servizi” (che tendono a riunire, e quindi a semplificare, la raccolta dei vari pareri necessari), il dubbio che la tutela che le Soprintendenze attuano sulle aree archeologiche sia un fastidio da superare serpeggia.

La parte dello “Sblocca Italia” che ha suscitato più polemiche e proteste è quella energetica. Il Forum Abruzzese dei Movimenti per l’Acqua Pubblica denuncia che il decreto sancirà “la trasformazione dell’Abruzzo e di altri territori italiani in distretti petroliferi” in quanto alle attività di “prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi e quelle di stoccaggio sotterraneo di gas naturale”, così come riportato nel comunicato stampa del Governo, viene riconosciuto “carattere strategico”. Viene quindi stabilito un totale accentramento a livello nazionale delle procedure con un ruolo degli enti locali praticamente azzerato, a partire dalle procedure di Valutazione d’Impatto Ambientale. Verrà così a mancare una delle poche e preziosissime occasioni nelle quali la cittadinanza e i territori si son potuti esprimere in questi anni. Spesso si difendono scelte e provvedimenti affermando che “lo vuole l’Europa”, l’Europa vuole anche la maggior partecipazione pubblica nei processi decisionali riguardanti l’ambiente ma lo “Sblocca Italia” andrà in tutt’altra direzione … Questo sembra valere per tutti i contestati insediamenti come “Ombrina Mare” in Abruzzo e il TAP in Puglia per esempio.

Contestato durante la “Festa dell’Unità” a Lanciano (in provincia di Chieti) da alcuni manifestanti che gli hanno chiesto quale voto esprimerà sullo “Sblocca Italia”, il sottosegretario abruzzese Giovanni Legnini ha affermato che lui è contrario ad “Ombrina Mare” ma favorevole al petrolio e al decreto.

Il Presidente del Consiglio Regionale pugliese e il Presidente della Regione Basilicata già si stanno attivando per una mobilitazione istituzionale contro questi provvedimenti dello “Sblocca Italia” mentre per l’Associazione Antimafie Rita Atria, l’Associazione Culturale Peppino Impastato e PeaceLink Abruzzo “non è accettabile e non si può cancellare il futuro dell’Abruzzo e l’espressione chiara e netta della cittadinanza” ricordando che contro Ombrina Mare e la deriva petrolifera “l’anno scorso 40.000 persone scesero in piazza a Pescara nella più grande manifestazione della storia” dell’Abruzzo”.

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1 Comment

  1. vincenzo moscuzza

    forse il Premier non ha chiaro in quale pasticcio si sta mettendo con lo “sboccatrivelle” . Tutti i comitati contro le trivellazioni gas-petrolifere d’italia si stanno riunendo per marciare compatti contro la sua idea folle di far ripartire la politica di trivellazioni gas-petrolifere. Se “#italiariparte” e tutto questo non è l’Italia che vogliamo e glielo dimostreremo. Se le politiche di sinistra portano a questo forse abbiamo sbagliato per anni a votare a sinistra… il 18 ottobre saremo a Firenze

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