giovedì 15 novembre 2018

Lavoro: l’autunno caldo della Liguria

Lavoro: l’autunno caldo della Liguria

Ilva, Piaggio, Esaote, Agnesi oltre duemila lavoratori in Liguria non sanno quale presente li attende. Al futuro è meglio non pensare. Mentre la Regione è tutta impegnata nella lotta per la conquista dello scranno della presidenza. [Ludovica Schiaroli]

Sarà un autunno caldo in Liguria sul fronte lavoro. All’orizzonte si intravedono poche speranze nonostante il premier annunci tutti i giorni una ripresa sempre più prossima. Dalla Liguria gli fa eco Burlando, sempre impegnato in roboanti proclami su salvataggi di aziende in crisi: Ilva, Piaggio, Agnesi, Esaote, sono solo alcune delle vertenze aperte che vedono migliaia di lavoratori a rischio di passare dalla sussistenza alla povertà.

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Mercoledì 3 settembre è iniziato il walzer dei tavoli di governo. Primo giro: Ilva. A dirla tutta era da agosto che il presidente Burlando dichiarava alla stampa che il premier in persona sarebbe venuto a Genova per occuparsi del futuro dei 1450 lavoratori dell’Ilva che il 30 settembre vedranno scadere i contratti di solidarietà. Si è dovuto accontentare del sottosegretario De Vincentis e Bellomo (Sviluppo economico e lavoro) che lo hanno accolto al Ministero del lavoro. Al tavolo seduto con Burlando c’erano anche i delegati sindacali di Fim e Uilm, mancava la Fiom che con un comunicato di fuoco diramato nel pomeriggio denunciava la superficialità del governatore della Liguria nel gestire la trattativa. L’incontro si è chiuso con la promessa della cassa in deroga garantita da azienda e governo e la promessa di un nuovo incontro il 15 del mese per trovare un’integrazione salariale. Il passaggio dalla solidarietà alla cassa in deroga farebbe perdere 600 euro al mese di stipendio ad ogni lavoratore. La Fiom resta sulle barricate e promette di scendere in piazza nei prossimi giorni, nel frattempo chiede di aprire un tavolo di concertazione alla presidenza del consiglio, là dove era stato siglato nel 2005 un accordo di programma “che stabiliva – dichiara Bruno Manganaro – continuità occupazionale e di reddito ai dipendenti Ilva, che sarebbe garantita dalla proroga dei contratti di solidarietà. Con quell’accordo – precisa ancora il segretario generale Fiom Genova – è stato chiuso l’altoforno con benefici enormi per la città, ma che è costato moltissimo ai lavoratori”. Chi ci ha certamente guadagnato dall’accordo sono stati i Riva che hanno ottenuto una concessione demaniale per cinquant’anni su un’area di un milione di metri quadrati e l’Autorità portuale di Genova che due anni fa ha ottenuto 70 milioni di euro per le aree cedute. I lavoratori possono aspettare… Ieri è stato invece il giorno dell’inaugurazione della nuova sede della Piaggio Aero a Villanova d’Albenga dove sono arrivati circa 500 lavoratori provenienti dagli stabilimenti di Finale Ligure e Sestri Ponente). Nelle prossime settimane ne arriveranno altri fino a svuotare in parte le altre sedi. A Genova resterà solo il centro manutenzione e una parte della produzione che impiegherà meno della metà della forza lavoro prima impiegata (250 lavoratori su 550). Le preoccupazioni non mancano soprattutto a fronte di un piano industriale che ancora non è stato presentato. Altro fronte caldo è quello di Esaote, azienda leader mondiale nel settore della diagnostica biomedicale, che recentemente ha presentato un piano di ristrutturazione per i lavoratori delle sedi di Genova e Firenze e prevede 76 esuberi di cui 37 a Genova, l’acquisizione da parte di società controllate di due rami dell’azienda, esternalizzazioni e l’apertura delle procedure di cassa-integrazione. A luglio l’azienda aveva messo in cassa 53 lavoratori, una parte dei quali adesso dovrebbero rientrare. Senza contare i 60 dipendenti della Oms Ratto, azienda genovese che lavora quasi esclusivamente per Esaote che ha un appalto in scadenza che, sembra sia già stato annunciato, non verrà rinnovato. L’11 settembre la vertenza sarà discussa al Mise. Intanto qualche giorno fa sono stati licenziati tre dirigenti, che avevano espresso critiche sul piano di ristrutturazione. A Imperia invece sono i dipendenti del pastificio Agnesi ad aspettare che il patron Colussi presenti il piano industriale. Nel frattempo il molino che faceva la pasta da oltre 150 anni è stato chiuso, la produzione è già stata spostata nello stabilimento di Fossano e quello che sembra resterà nella cittadina ingauna sono giuste le briciole: la produzione di sughi e ripieni che certo non garantirebbe il lavoro agli attuali 110 dipendenti. Ma siccome il governo un “tavolo” non lo nega a nessuno, il loro turno sarà il 17 settembre. Ieri è toccato agli Esodati. Il comitato ligure insieme al comitato nazionale ha partecipato al presidio tenutosi a Montecitorio e poi ad alcuni incontri alla Camera e al Senato con diversi ministri e sottosegretari nella speranza di vedere approvata la cosiddetta “VI salvaguardia” e contemporaneamente richiedere la definizione di una nuova salvaguardia che risolva il dramma generato dalla legge Fornero. Nel frattempo un migliaio di persone vivono nel limbo. Fuori dal mercato del lavoro, in attesa di vedersi restituito il diritto di andare in pensione. In Liguria il comitato dalla prossima settimana riprenderà gli incontri con le istituzioni (regione e parlamentati di riferimento). Non se la passano meglio un migliaio lavoratori (Ansaldo, Ilva, Italsider…) in pensione con i benefici per l’amianto che dal 2004 vivono il calvario di dovere rispondere all’accusa di peculato da parte della procura di Genova. Su Popoff abbiamo già raccontato la loro storia nei mesi scorsi. La prossima settimana 30 ex lavoratori saranno chiamati in tribunale e per loro inizierà l’iter giudiziario. Sullo sfondo la lotta per la conquista della regione Liguria, una partita che sembra giocarsi tutta all’interno del PD che vede mezza regione bloccata in una campagna elettorale partita già da giugno.

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