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Quei cinque criminali, a metà strada tra Monicelli e Tarantino

Arriva al cinema “Take Five”, la nuova pellicola firmata da Guido Lombardi, regista di “Là-bas, educazione criminale”. Su Popoff la recensione.


Il trailer del film

«La latitanza sai, è come il vento…» No, Take Five non è un nuovo gruppo musicale d’imitazione anglosassone. Take Five è il brano jazz di Dave Brubeck che ha ispirato il titolo del nuovo film del regista napoletano Guido Lombardi, già autore di Là-bas, educazione criminale. Terra fertile, quella campana, che, nella prima settimana di uscite cinematografiche d’ottobre, ci porta sullo schermo due bravi registi come Edoardo De Angelis con il suo Perez. (ne abbiamo parlato qui) e Lombardi, appunto, il cui film ci accingiamo a recensire proprio ora, in questo momento. E con l’uscita, nella scorsa settimana, de La buca di Daniele Ciprì (qui trovate la recensione) possiamo senz’altro dire che queste pellicole formano una bella tripletta. Un tris di assi che lascia intravedere scenari rosei per la nostra cinematografia. Il cinema italiano vive ancora: urrà!

take-five

Take Five dimostra, una volta di più, la capacità di alcuni registi nostrani di collocarsi abilmente e a pieno titolo in un cinema che va oltre i confini territoriali e nazionali. Un cinema che sperimenta, che sfrutta al massimo e in maniera intelligente gli “strumenti” del mestiere e che tratta la sceneggiatura come parte vitale di un film, una parte indispensabile per riuscire a superare certi nostri stereotipi narrativi che limitano enormemente la creatività registica.
«’O sciomèn è un artista». È così che il cinema italiano riscopre la sua vocazione estetica. Con una storia che alcuni hanno collocato a metà tra I soliti ignoti di Mario Monicelli e Le Iene di Quentin Tarantino. A me ha ricordato, per certi aspetti dei dialoghi, anche un caper movie (nella sua versione comedy) come Ladykillers dei fratelli Cohen. Ma i film sono (anche) così: ognuno può vederci quello che vuole.

Lombardi ha, forse, ancora qualche sbavatura stilistica. Alla fine del film non si ha la sensazione di aver appena guardato qualcosa di davvero unico nel suo genere ma, in un momento in cui il filone gomorriano, chiamiamolo così, sta riacquistando vigore cinematografico e televisivo, è una sensazione che ci può stare. Come può starci pure la suddetta sbavatura perché si perdona facilmente.
Il fatto è che la camorra, qui, non è propriamente gomorra e Lombardi (come De Angelis) racconta a modo suo il tessuto sociale campano, ne mostra le complessità e le sfumature, garantendo una sorta di emancipazione alla sua pellicola. E questo giova non solo all’impianto narrativo ma anche al cast che riesce a esprimersi pienamente, senza dover necessariamente confrontare i loro personaggi con altri della stessa natura.

take_five

«Io… non sono mai stato carcerato./E mo’, vidi che questa è la volta buona». Salvatore Striano (Sasà), Peppe Lanzetta (O Sciomèn), Salvatore Ruocco (Ruocco), Carmine Paternoster (Carmine) e Gaetano Di Vaio (Gaetano) sono quei cinque del titolo che riescono a dare forma e struttura a personaggi inediti e sopra le righe. «Ma voi siete malati ‘e capu!». Cinque loser che hanno tutta l’aria di volersi riscattare, rimanendo comunque (buoni) delinquenti. Pistole (finte?) e ingresso nel caveau permettendo. «Finalmente sono a casa mia».
Prendi quei cinque e mettili in una fotografia. «Ma abbassamo ‘ste pistole, è da cafoni accussì». Un momento andersoniano (Wes, ci ho visto anche te) del tutto inaspettato e che ha la dannata voglia di diventare cult.

TAKE FIVE
Regia di Guido Lombardi
Con Peppe Lanzetta, Salvatore Striano, Salvatore Ruocco, Carmine Paternoster, Gaetano Di Vaio
Drammatico, 95 min.
Italia, 2013
Uscita giovedì 02 ottobre 2014
Voto Popoff: 3,5/5

mipiace da vedere se: siete appassionati di caper movies
nonmipiace da non vedere se: i cinepanettoni sono i soli film che vi vengono in mente quando si parla di cinema italiano

 

 

 

 

 

 

 

 

take-five-la-locandina

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