Nucleare, che fine ha fatto l’autorità di controllo

Nucleare, che fine ha fatto l’autorità di controllo

L’Ispettorato sulla sicurezza nucleare non è ancora operativo e l’Italia rischia una multa dall’Europa. M5S attacca: «C’è puzza di spartizione di poltrone».

di Massimo Lauria

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L’Italia non ha ancora nominato i vertici della nuova autorità di controllo sulla sicurezza nucleare. I termini per rendere operativo l’Isin – l’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione – scadevano il 9 luglio scorso. Tutti i paesi europei hanno dato seguito alla direttiva 2011/70/Euratom, completando le sue fasi di attuazione. Ora tocca al governo italiano che, nonostante le sollecitazioni di Bruxelles, ancora tace. Il rischio è che l’Italia dovrà pagare ancora una multa, come già era avvenuto nel novembre 2013 per i ritardi accumulati sul recepimento della direttiva stessa.

In ballo c’è la gestione degli impianti nucleari italiani, la loro dismissione e la conservazione delle scorie radioattive altamente pericolose per la salute pubblica. Tutte attività che dovrà gestire l’Isin e che ora sono in mano alla società di stato Sogin, responsabile del programma di decommissioning, ovvero dello smantellamento delle centrali atomiche italiane. Ma il cronoprogramma è stato disatteso e i termini slittano di oltre 10 anni da quanto stabilito. Il ritardo però non è indolore per le tasche dei cittadini. Quei costi sono addebitati sulla bolletta elettrica – oltre 300 milioni di euro l’anno -, indipendentemente che il decommissioning si faccia o no.

Eppure i ministeri che dovrebbero formalizzare la rosa di papabili – Ambiente e Sviluppo economico – se la prendono comoda. Perché? Secondo il senatore a cinque Stelle Gianni Girotto «il ritardo sulle nomine dell’autorità di controllo sulla sicurezza nucleare fa pensare che i partiti di governo stiano cercando la quadra al loro interno, spartendosi ancora una volta le poltrone con una logica clientelare». Il capogruppo per i grillini in X Commisisone Industria e commercio lo dirà lunedì 6 ottobre nell’aula di Palazzo Madama, durante la discussione di una interrogazione presentata insieme ad altri quattordici colleghi del movimento di Grillo.

Ha ragione? Di fatto il nucleare nel nostro paese è un problema ancora irrisolto e sul quale si giocano partite importanti. Proprio in questi mesi devono essere individuati i luoghi idonei alla costruzione di un deposito nazionale per lo stoccaggio dei rifiuti a bassa, media e alta radioattività. La fase successiva sarà quella di far rientrare la spazzatura atomica dai paesi a cui l’abbiamo temporaneamente affidata, come la Francia.

I criteri di individuazione delle zone adatte al deposito, o ai depositi, dovrà convalidarli l’Isin quando sarà finalmente operativa. Ma se le nomine non arriveranno in tempo il rischio sarà una bella multa – l’ennesima – dalla Commissione europea. Ma, stando agli ambientalisti e al movimento di Beppe Grillo, anche la sicurezza della salute pubblica è messa a rischio, se i vertici dell’Ispettorato non verranno scelti tra persone di indiscussa competenza scientifica e soprattutto indipendenti dalla politica. Così come ci chiede anche l’Europa, per usare una formula tanto cara ai governi proni sui diktat della Troika.

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