Biden: «Europa costretta da Obama a mettere sanzioni alla Russia»

Biden: «Europa costretta da Obama a mettere sanzioni alla Russia»

L’Europa non voleva. Obama l’ha costretta. Il vice presidente degli Stati Uniti, parlando ad Harvard, ha confessato esagerate pressioni Usa su Bruxelles contro la Russia. Biden ha anche ammesso che l’Isis non costituisce nessun pericolo per l’Occidente.

 

di Franco Fracassi

Il vice presidente degli Stati Uniti Joseph Biden durante il suo discorso all'università di Harvard.
Il vice presidente degli Stati Uniti Joseph Biden durante il suo discorso all’università di Harvard.

«Abbiamo dato a Putin una scelta semplice: rispetta la sovranità ucraina o avrai di fronte gravi conseguenze. E questo ci ha indotto a mobilitare i maggiori Paesi più sviluppati al mondo affinché imponessero un costo reale alla Russia. È vero che non volevano farlo. È stata la leadership americana e il presidente americano ad insistere, tante di quelle volte da dover mettere in imbarazzo l’Europa per reagire e decidere per le sanzioni economiche, nonostante i costi». Se queste cose le ammette il vice presidente degli Stati Uniti allora c’è da crederci.

 

Le sanzioni stabilite dall’Unione europea contro Mosca, oltre a infliggere enormi danni all’economia russa hanno già causato danni per oltre due miliardi di euro ai Paesi europei. L’economia italiana è una dele più danneggiate. «Mettendo le sanzioni alla Russia l’Europa si è sparata nei piedi da sola», ha dichiarato il primo ministro svedese Stefan Lofven.

 

Joseph Biden ha parlato davanti agli studenti dell’università di Harvard per un’ora e trentun minuti. Era stato invitato lo scorso 2 ottobre per raccontare del suo ruolo alla Casa Bianca e del ruolo degli Usa nello scacchiere internazionale della politica estera.

 

Biden ha anche ammesso la montatura mediatica della pericolosità dell’Isis per l’Occidente. «Non stiamo affrontando un pericolo esistenziale per il nostro stile di vita o la nostra sicurezza. Hai due volte più possibilità di essere colpito da un fulmine per strada che di essere vittima di un evento terroristico negli Stati Uniti».

 

«Combattere il terrorismo è il quarto elemento della nostra politica estera. Noi combattiamo lo Stato islamico, che però al momento non rappresenta un pericolo reale nemmeno per la Siria. Il fatto è che ci sono nostri grandi alleati nella regione che non la pensano allo stesso modo. Turchia, Arabia Saudita ed Emirati arabi uniti non vedono l’ora di far fuori Assad. Sono arrivati addirittura a scatenare una guerra tra sunniti e sciiti pur di abbattere il regime siriano», ha aggiunto il vice di Barak Obama.

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