domenica 18 novembre 2018

Monta la mobilitazione contro lo Sblocca Italia

Monta la mobilitazione contro lo Sblocca Italia

Partecipatissima la due giorni di sit in appena conclusasi davanti Montecitorio contro il decreto in discussione alla Camera. «La lotta è appena cominciata», annunciano gli ambientalisti.

 

di Alessio Di Florio

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“La lucha continùa”. È l’impegno che hanno preso gli attivisti e le attiviste di tutta Italia giunti in queste ore davanti Montecitorio per il sit in contro lo “Sblocca Italia”. L’appello lanciato dal Forum nazionale dei movimenti per l’acqua pubblica (http://www.popoffquotidiano.it/2014/10/07/bloccare-lo-sblocca-italia-lo-chiedono-acqua-terra-e-aria/) ha visto una partecipazione record, animando quello che quasi certamente passerà alla storia come il sit in più partecipato di tutta la storia democratica italiana: il numero totale è di oltre 190 adesioni di movimenti, comitati, associazioni di tutta la penisola. L’altissima partecipazione non ha visto una risposta all’altezza da parte delle istituzioni, le notizie che giungono dall’interno della Camera dei deputati riferiscono della possibilità che venga posta la fiducia sul provvedimento e che nonostante anche tra gli stessi deputati alcuni hanno espresso perplessità non ci dovrebbero essere “diserzioni” tra le fila della maggioranza. Crepe si stanno però aprendo dentro il Partito democratico: la segreteria aquilana ha chiesto a tutto il Pd abruzzese di essere autonomo dal Pd nazionale e di prendere posizione contro quello che ha definito «lo scempio che sta delineando lo Sblocca Italia».

 

Dopo aver incontrato il professor Stefano Rodotà, giunto in piazza a sostegno della mobilitazione, una delegazione alla quale ha partecipato anche Alex Zanotelli ha incontrato il presidente della commissione Ambiente Ermete Realacci e diversi deputati. Gli attivisti presenti hanno dichiarato che «gli stessi esponenti della maggioranza hanno ammesso che sugli idrocarburi il testo del governo non convince sotto molti aspetti, anche di carattere strategico per quanto attiene l’energia». È stato allora chiesto «di stralciare queste norme che loro stessi ammettono essere sbagliate», ma la sensazione finale è stata che «la fedeltà al governo appare essere più forte del buon senso e della difesa dei valori del territorio», concludendo che l’approccio dei deputati presenti è «del tutto insufficiente per fermare la deriva petrolifera» (a cui il decreto darà una grossa spinta considerando «attività strategiche», e che quindi avranno una «corsia preferenziale» per le autorizzazioni, gli impianti di estrazione idrocarburi). I partecipanti al sit in hanno aspramente criticato anche la scelta di Realacci di contingentare al massimo i tempi per la discussione degli emendamenti al decreto portando prima a tre e ora addirittura ad uno solo i minuti per gli interventi.

 

Il sit in di queste ore annunciano dal Forum nazionale dei movimenti per l’acqua pubblica è solo l’avvio di una mobilitazione che proseguirà nelle prossime settimane, anche se ci fosse l’approvazione di entrambe le Camere. Varie regioni (tra cui Lombardia e Abruzzo) hanno già annunciato che ricorreranno alla Corte costituzionale.

ecosocialismo

Esprime il proprio sostegno alla mobilitazione anche Sinistra anticapitalista Abruzzo secondo cui «l’enorme partecipazione al sit in davanti Montecitorio da parte di associazioni, comitati, movimenti di tutt’Abruzzo e di molte altre Regioni italiane esprime un netto e totale rifiuto di politiche energetiche che vogliono favorire soltanto il profitto di pochi a scapito della salute e dell’interesse dei territori e delle popolazioni”. “Una scelta che non può essere accettata», dopo che l’anno scorso, per «la più grande manifestazione della storia dell’Abruzzo», quarantamila persone scesero in piazza a Pescara contro la «deriva petrolifera» e il voto di seicentomila abruzzesi nel 2011 «perché l’acqua rimanesse bene comune e non fosse privatizzata nella più grande vittoria democratica degli ultimi decenni della storia d’Italia» (nello Sblocca Italia è prevista anche la collocazione in Borsa dei “beni comuni”).

 

Secondo Sinistra anticapitalista, Abruzzo, la Regione e l’Italia «hanno bisogno di una radicale svolta e di un totale cambio di modello di sviluppo. Un modello che tuteli la salute, l’ambiente, i beni comuni e l’interesse collettivo» e non la difesa dei «profitti delle multinazionali». Per questo si chiede che «si sblocchi una politica altra, democratica, che difende e cura il territorio, la salute, l’ambiente», a partire dal completamento dell’iter istitutivo del Parco nazionale della Costa Teatina, atteso da oltre tredici anni. Concludono i militanti «ad Agosto è stato annunciato l’arrivo di un commissario, individuato nell’ex presidente della Provincia di Pescara. Sono passati due mesi da una scelta secondo noi discutibile e opinabile (parliamo di un esponente del partito che è al governo dell’Italia e dell’Abruzzo…), ma che comunque potrebbe essere un passo in avanti (sperando che, dopo tredici anni non positivi, la politica riesca ad abbandonare logiche di consorterie, pressioni di lobby e clientele e di interessi particolari). Due mesi dopo non si hanno notizie della nomina ufficiale e dell’avvio dell’opera del commissario. I parlamentari abruzzesi s’impegnino per sbloccare il Parco, non le trivelle».

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