giovedì 15 novembre 2018

Il Brasile romanzato di Stephen Daldry e l’amore argentino

Il Brasile romanzato di Stephen Daldry e l’amore argentino

Cronache romane di un cinema che fa festa, terzo giorno, parte prima. Popoff vi racconta il Festival Internazionale del Film di Roma.

di Giorgia Pietropaoli


Il trailer del film Trash

«Attivista… che significa?». Il terzo giorno del Festival Internazionale del Film di Roma si apre con un film in concorso nella sezione Gala e selezionato con la collaborazione della sezione autonoma Alice nella Città. È Trash (letteralmente, spazzatura) dell’inglese Stephen Daldry, già regista di Billy Elliott, The Hours, The Reader – A voce alta e Molto forte, incredibilmente vicino, e sceneggiato da Richard Curtis, noto soprattutto per aver scritto Quattro matrimoni e un funerale.
Non è facile parlare di questo film. Perché è indubbiamente un film di qualità, in cui tutte le professionalità sono messe in campo per realizzare un prodotto godibile, scorrevole, montato e musicato egregiamente. Un film perfetto sotto ogni punto di vista tecnico pensabile. La nota stonata, quello che non torna, è che non è un film brasiliano. È un film occidentale a tutti gli effetti, con uno sguardo su un Paese, il Brasile, che più americano non si può.

trash

«Non temere più, tutto è compiuto». Rato, Rafael e Gardo sono tre ragazzi cresciuti in una comunità che vive e lavora in una discarica. Un giorno trovano un portafoglio che contiene la chiave per un ritrovare un registro che può smascherare la corruzione di Santos, politico candidato alle prossime elezioni cittadine. Con l’aiuto di padre Juliard (Martin Sheen) e della loro insegnante d’inglese Olivia (Rooney Mara), i tre ragazzini affronteranno la violenza della polizia in un’avventura che pare quasi una fiaba. «Il tuo scopo, che mi hai trasmesso, infiammerà le nuove generazioni».
Trash è stracolmo di retorica e simboli yankee. «Andiamo a fare la rivoluzione», con il pugno alzato che quelli di Otpor/Canvas (cercateli su Google) ne andrebbero fieri. Il missionario e la maestra che s’improvvisano youtubers («Mostrami come funziona questo strumento del demonio!») per diffondere un video con scottanti rivelazioni: tecnica spiegata a dovere e confezionata a puntino da quelli di Movements.org (googlate anche loro) per quelli che vogliono imparare le mosse efficaci di una (quasi sempre, giusta) rivoluzione.

Daldry fa un gioco un po’ sporco, sotto quest’aspetto. Forse, senza essersene reso conto (?), fa un gran favore, mediaticamente parlando, alla politica estera statunitense. «Ehi, voi, scendiamo tutti in piazza, altrimenti il Brasile scenderà sempre più giù». È un manifesto bello, non c’è dubbio, ma non sappiamo se rispecchi realmente il pensiero dei brasiliani.
Per tutto il resto è un film dall’estetica godibile, una favola commovente su tre ragazzini che vogliono fare la cosa giusta nonostante le minacce, nonostante i pestaggi, nonostante la loro condizione. Perché avere una vita un pochino migliore, che è meglio di niente, non può bastare.
Pazienza (e peccato) per quell’amaro in bocca che ti resta piantato dopo i titoli di coda.

Dopo il Brasile (americano) di Daldry, ci tuffiamo nell’Argentina surreale di Luis Ortega che con Lulu è in concorso nella sezione Cinema d’Oggi. «Mi piace la farmacia, profuma di soluzione. E cosa cercano le persone? Una soluzione».
Ludmilla (Ailín Salas) e Lucas (Nahuel Perez Biscayart) sono amanti “di strada”: vivono alla giornata, senza regole o limiti, accompagnati da una pistola e da una sedia a rotelle. Tra furti alle farmacie, balli improvvisati sui banconi o nei reparti dei supermercati, rapimenti di bebè e suzioni materne, trascorrono le loro ore senza che nulla si evolva, in un perenne stato d’innamoramento dal risvolto violento.

lulu

«L’euforia dell’ignoto diventerà un colibrì che vola». Ortega rivisita con animo nostalgico i canoni della nouvelle vague e li usa per creare una metafora, tutta argentina, dell’amore fuori dalle regole, quello che non rende conto a nessuno se non a se stesso. Un amore urbano e danzante, che è folle quanto basta per mandare fuori di testa i due innamorati.
Anche i costumi e il trucco rievocano un certo cinema parigino: il risultato è visivamente bello e interessante. «Ah no, sono pazzo. E volevo andarmene senza ballare sul banco? Voglio approfittare dell’occasione».
Approfittiamone pure noi per augurare al giovane Ortega un lungo buon viaggio. Nel cinema, nella riscoperta.

TRASH
Regia di Stephen Daldry
Con Rooney Mara, Martin Sheen, Wagner Moura, Selton Mello, André Ramiro
Avventura, 112 min
USA, 2014
Uscita giovedì 27 novembre
Voto Popoff: 3/5

LULU
Regia di Luis Ortega
Con Nahuel Pérez Biscayart, Ailín Salas, Daniel Melingo
Drammatico, 84 min.
USA, 2014
Voto Popoff: 3,5/5

(continua)

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