domenica 18 novembre 2018

Emilia, una regione in avanzato stato di privatizzazione

Emilia, una regione in avanzato stato di privatizzazione

Verso le Regionali del 23 novembre. La sinistra riparte dall’esperienza della lista Tsipras con L’Altra Emilia Romagna. Un intervento della candidata presidente

di Cristina Quintavalla*

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L’Altra Emilia Romagna ce l’ha fatta, ha raccolto e consegnato le firme per la presentazione della lista alle prossime elezioni regionali del 23 novembre, superando di gran lunga il tetto massimo richiesto. Ai tavoli per la raccolta delle firme e nelle decine di assemblee pubbliche di presentazione del nostro programma abbiamo registrato grande consenso e con esso il riconoscimento di costituire l’unica alternativa di sinistra alle politiche del governo Renzi, prono alla Troika, alla BCE, ai Marchionne di turno.

È significativo che tutto questo avvenga all’interno della regione emiliano romagnola, culla da decenni di un ininterrotto governo PD, dove più recentemente ha trovato linfa e terreno di coltura il renzian-pensiero, incentrato sull’idea che la democrazia coincida con la somma degli interessi particolari presenti nella società civile. L’intervento pubblico inteso come funzionale ai grandi portatori d’interessi, che rappresentano ciò che solo vale all’interno di una società, che ad essi ha ceduto sovranità. La sovranità appartiene ai più forti. È la fine del pubblico, inteso sia come intervento volto a tracciare i limiti dell’iniziativa privata, per conciliarne e subordinarne l’operato all’interesse comune, per attuare politiche perequative, per redistribuire la ricchezza, e come difesa dei beni comuni.

Ancor peggio: la fine del pubblico è stata segnata in Emilia Romagna dal paradossale trasferimento di prerogative normative, di controllo e governo, dalle istituzioni pubbliche ai soggetti privati (imprese, fondi d’investimento, Spa ecc), spesso quotati in borsa, dediti a speculazioni finanziarie, soggetti alle norme del diritto privato, a cui sono stati conferiti la proprietà, la gestione, l’uso dei beni comuni, indispensabili alla vita di ogni essere umano, per garantire utili, profitti, remunerazione del capitale a beneficio di pochi.

In Emilia Romagna tutto è in stato avanzato di privatizzazione e finanziarizzazione.

Il modello di società che costituiva merito e vanto della regione lascia il posto a una nuova realtà segnata da disoccupazione al 9,3%, caduta dei consumi al -7,5 %, chiusura di piccole e medie imprese, strozzate da una spietata concorrenza, che, senza limite alcuno, provoca distruzione del tessuto produttivo e sfruttamento di lavoratori, costretti, in particolare nelle cooperative spurie dei servizi (logistica, mense, pulizie), a vendere la loro forza lavoro a 5 euro l’ora, senza tutele, nè diritti, nè garanzie. E senza che le istituzioni pubbliche svolgano la loro funzione di controllo e regolamentazione.

Questa è oggi l’Emilia Romagna di Poletti, di Del Rio, una regione in cui la deregulation voluta dal libero mercato è funzionale al rovesciamento delle gerarchie, definite dalla Costituzione, tra l’interesse pubblico e il profitto privato. E’ il paradosso di una democrazia senza diritti esigibili.

Da questa Emilia Romagna può venire oggi un forte segnale di inversione di tendenza nei confronti del renzismo, nelle prossime elezioni e nei conflitti sui territori.

Altra Emilia Romagna si è fatta carico di questo compito, avendo raccolto in una casa comune, a partire dalla grande esperienza dell’Altra Europa con Tsipras, quegli uomini e quelle donne che hanno rappresentato in tutti questi anni un argine contro l’incedere devastante del neoliberismo, condividendone le tante esperienze, le storie, i modi di lottare e resistere.

Occorre dire che non aiuta a far camminare questo progetto la tendenza compulsiva, presente in certi ambienti di una sinistra un po’ consunta, a progettare sempre “nuove unità della sinistra”, ambienti afflitti da una sorta di complesso di Penelope, che di notte disfa ciò che si è costruito di giorno, una operazione di impronta individualistica, della cui ingenerosità non metterebbe conto parlare, se non fosse così scopertamente indeterminata e ambigua nella sua collocazione politica.

In attesa che le prime 250 adesioni di questo ennesimo nuovo progetto di ricomposizione della sinistra raccolgano il milione di adesioni raggiunto dall’Altra Europa con Tsipras avremo modo di confrontarci e di ritrovare le tante ragioni che ci uniscono e la trama condivisa di una tessitura della sinistra alternativa, che L’Altra Europa con Tsipras e l’Altra Emilia Romagna traggono oggi dal loro radicamento nei territori.

*candidata alla presidenza della Regione Emilia- Romagna

per la lista L’Altra Emilia_Romagna

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