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Usa, valanga repubblicana si prende tutto

Le elezioni Usa di medio termine sono una mazzata per Obama. Per la prima volta dal 2007 il Grand Old Party controlla tutto il Congresso.

di Massimo Lauria

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“Un onda Repubblicana”, titola a tutta pagina il Washington Post sulle elezioni di medio termine americane. Ed è una vera mazzata per Obama, che perde il controllo di entrambe le camere a poco più di due anni dalla scadenza del suo mandato presidenziale.
“Una valanga! I Repubblicani si prendono il Senato e i governatorati importanti”, spara il Washington Times. Mentre il New York Times gli fa eco: “Monta un onda di rabbia che si prende tutto per la prima volta in 8 anni”.

Il presidente delle speranze non avrà vita facile. Dalle urne esce un Senato conservatore combattivo e pronto a dare battaglia su tutte le iniziative della Casa Bianca. Barack Obama rimane zoppo e senza stampelle a cui appoggiarsi, visto che per la prima volta dal 2007 il Congresso è completamente nelle mani dei Repubblicani. Secondo il Washington Post i risultati delle urne riflettono il disagio diffuso degli elettori americani e un disincanto totale nei confronti del presidente Obama.

I Repubblicani si sono presi i baluardi democratici. Hanno infatti perso in Arkansas, Colorado, Iowa, Montana, North Carolina, South Dakota e West Virginia. Uno in più di quello che serviva al Gop per controllare il Senato. Una sconfitta che brucia. La vittoria a raffica rappresenta un vero e proprio ripudio del presidente, che cavalcava l’illusione americana di un cambiamento quando è stato eletto per la prima volta nel 2008, a cui è seguita la rielezione del 2012.

Non è bastato a Obama aver portato fuori dalla recessione il Paese. Le crisi internazionali con l’apertura di nuovi fronti di guerra (vedi l’Isis), il fallimento sulla riforma sanitaria – il cosiddetto Obama Care – troppo annacquata rispetto agli annunci, le leggi sull’immigrazione, il mancato tentativo di limitare la vendita delle armi e per ultimo perfino Ebola. Ognuno di questi temi è stata una picconata sulla tenuta dei democratici.

In queste condizioni Obama dovrà faticare parecchio, anche perché i repubblicani ora hanno il persino la possibilità di bocciare le nomine più importanti del presidente: dai membri dell’esecutivo, ai giudici. Su ogni possibilità di riequilibrare gli assetti politici incombe la minaccia repubblicana. La politica economica degli Stati Uniti non può essere più decisa solo dalla Casa Bianca. Su ogni mossa di Obama peserà lo sguardo di Mitch McConnell, il nuovo leader del Gop.

Ora è di nuovo tutto in discussione, il primato democratico è franato e prima delle elezioni del 2016 i giochi sono aperti. Per i democratici non sarà facile riconquistare i seggi elettorali persi, ma soprattutto sarà difficile convincere gli americani a fidarsi nuovamente. La corsa alla Casa Bianca è del tutto aperta e il risultato per nulla scontato. I repubblicani, c’è da scommettere, vorranno dettare l’agenda politica americana e per Obama si prospettano gli ultimi due anni in salita.

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