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Strage Eternit, la giustizia si sbriciola in Cassazione

Per il Pg di Cassazione Iacoviello la condanna al magnate svizzero Schmidheiny va annullata. La rabbia dei familiari: «I notri cari uccisi due volte».

di Massimo Lauria

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Romana Blasotti Pavesi, presidente dell’Associazione famigliari e vittime dell’amianto, a causa del quale ha perso marito, sorella, figlia e due nipoti

Il maxi processo Eternit va prescritto e la condanna a 18 anni per il magnate svizzero Stephan Schmidheiny va annullata. Sono queste le richieste del procuratore generale di Cassazione Francesco Iacoviello, durante la sua requisitoria. La giustizia per la strage provocata da Eternit rischia quindi di sbriciolarsi nell’aula Magna del Palazzaccio. Ma fuori dal tribunale esplode la rabbia e l’amarezza dei familiari delle vittime, morte a causa della “polvere della morte”: «Così i nostri cari vengono uccisi due volte».

Secondo il magistrato della pubblica accusa la condanna emessa dalla Corte d’Appello contro Schidheniny, accusato di disastro doloso ambientale permanente, a causa della diffusione di amianto, non regge. «Anche se oggi qui si viene a chiedere giustizia – ha detto Iacoviello rivolto alla Corte -, un giudice tra diritto e giustizia deve scegliere il diritto». Insieme alla richiesta di cancellazione della condanna verrebbe negato pure il risarcimento pecuniario. Eppure quella maledetta sostanza ha già ucciso migliaia di persone. Ma dice, Iacoviello, non questo tipo di accusa non è sostenuta dal diritto.

«L’amianto continua ad uccidere: il picco delle morti è previsto per il 2025, quindi il reato di disastro ambientale doloso è ancora in corso e non si è affatto prescritto», A dirlo nella sua arringa è l’avvocato Sergio Bonetto, che difende i familiari di 400 persone morte per aver inalato la fibra di amianto. Ma Bonetto difende anche l’associazione italiana esposti amianto (Aiea) e l’Associazione familiari e vittime amianto (Afeva), oltre a Legambiente.

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Una delegazione francese vittime dell’amianto

Le parole di Iacoviello sono un duro colpo per i familiari delle vittime. Ad attendere il pronunciamento del giudice c’è anche Romana Blasotti Pavesi, presidente dell’Associazione familiari vittime dell’amianto e simbolo di una lotta che dura da oltre 35 anni. “Mamma” Romana, come è stata affettuosamente ribattezzata, ha perso prima il marito, poi una sorella, due nipoti e infine una figlia per colpa dell’amianto. Ma nell’Aula magna della Cassazione c’erano anche delegazioni da tutta Italia e da diverse parti del mondo, tra cui Brasile, Argentina, Usa, Giappone, Francia, Belgio, Spagna, Svizzera, Olanda, Inghilterra. L’amianto, infatti, è una piaga planetaria e la Eternit l’ha prodotto su scala globale.

«Con questa premessa, non si potrà mai incriminare nessuno per disastro per le morti di amianto – dicono i familiari delle vittime -, perché le malattie si manifestano a distanza di molto tempo. Ed è questa latenza che protegge chi ha commesso questo crimine di cui qui noi rappresentiamo il segno più evidente della sofferenza».

Da Legambiente arriva una grossa censura per la richiesta del giudice: «Ci lascia sgomenti l’idea che vengano considerati prescritti reati legati a fatti che ancora oggi continuano a mietere vittime innocenti». E subito dopo un appello al legislatore perché si inseriscano urgentemente nel codice penale i reati ambientali, “adottando la legge approvata a larga maggioranza dalla Camera dei deputati a fine febbraio scorso e ferma da allora nella commissioni ambiente e giustizia del Senato”.

Per il segretario di Rifondazione comunista la richiesta di annullamento delle condanne per chi ha ucciso migliaia di lavoratori e cittadini è a tutti gli effetti una istigazione a delinquere, oltre che la promessa dell’impunità per gli assassini criminali. Se il processo verrà prescritto e la condanna di Stephan Schmidheiny annullata, allora è come se le vittime saranno morte due volte. A dirlo sono gli esponenti di Green Italia Roberto Della Seta e Francesco Ferrante.

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