Eternit, a Torino ancora tre inchieste aperte

Eternit, a Torino ancora tre inchieste aperte

La sentenza shock a Casale Monferrato diventa lutto cittadino. Per il pm Guariniello ancora non è finita: «Adesso apriamo il capitolo omicidi»

di Massimo Lauria

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A Casale Monferrato la sentenza shock della Corte di Cassazione sul maxi processo Eternit si è trasformata in un lungo corteo spontaneo. I cittadini sono scesi per le strade di una delle città più colpite dalla tragedia dell’amianto – oltre 3000 i morti -. L’appuntamento è in piazza Mazzini per protestare contro la richiesta di annullamento della condanna a 18 anni per il magnate svizzero Stephan Schmidheiny. La prima cittadina Titti Palazzetti ha indetto il lutto cittadino e la rabbia non si ferma. «Vergogna, vergogna», urlano i familiari delle vittime. Quella del 19 novembre è una sentenza che pesa.

Ma non si arrende il pm torinese Raffaele Guariniello, che ricorda: «Non è una assoluzione. Il reato c’è. E adesso possiamo aprire il capitolo degli omicidi. La Cassazione non si è pronunciata per l’assoluzione. Il reato evidentemente è stato commesso, ed è stato commesso con dolo. Abbiamo quindi spazio per proseguire il nostro procedimento, che abbiamo aperto mesi fa, in cui ipotizziamo l’omicidio».

E mentre per le vittime quasi certamente non ci sarà alcun risarcimento economico, l’Inail ricorda che i costi per le prestazioni mediche ai lavoratori colpiti dalle malattie da amianto sono di 280 milioni di euro. Cifra che non verrà più recuperata perché la Cassazione “demolito in radice questo processo”, ha spiegato l’avvocato generale dell’ente.

Ma sono ancora tre le inchieste aperte a Torino per il caso Eternit. La prima vede l’imprenditore svizzero indagato per omicidio volontario in relazione alla morte per mesotelioma di 213 persone. La seconda fa riferimento agli italiani deceduto dopo aver lavorato negli stabilimenti Eternit in Svizzera e Brasile. E i terzo fascicolo è riguarda la più grande cada d’amianto d’Europa, l’amiantifera di Balangero nel torinese. Da uno studio epidemiologico, riferisce un’agenzia, si evidenziano che 214 casi di morte. In questo caso Schmidheiny è indagato perché la struttura per qualche tempo era sotto il controllo della sua società.

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