-0.5 C
Rome
venerdì 28 Gennaio 2022
-0.5 C
Rome
venerdì 28 Gennaio 2022
si fa di carta grazie a te! Arriva
Libro-rivista di racconti, inchieste, riflessioni

Il primo numero, ottimo anche come idea regalo, è già pronto e si intitola Cocktail partigiani. Parole in fondo al bicchiere, un volume di Gabriele Brundo, scrittore-barman genovese corredato da illustrazioni di una dozzina di disegnatori, da un ricettario di cocktail a base di Amaro Partigiano e da alcune riflessioni su produzione e consumo di alcol e letteratura.

OLTREPOP

E SAI COSA BEVI!!!
Homecronache socialiCgil, la rovescia dello sciopero, delle sue ragioni, del sacrificio di chi lo ha fatto

Cgil, la rovescia dello sciopero, delle sue ragioni, del sacrificio di chi lo ha fatto

E’ durata poco la stagione della Cgil conflittuale. Il direttivo di Corso Italia ha deciso che si smobilita. Si riapre la crisi della Cgil, per qualche mese  nascosta dietro la ripresa dell’iniziativa

di Sergio Bellavita

Sciopero-Roma-venerd-12-Dicembre-2014-informazioni-orari

 

E’ finita in poco più di due ore la discussione del direttivo nazionale Cgil convocato dopo lo sciopero generale dello scorso 12 dicembre. Si doveva decidere come dare continuità alla battaglia contro il Jobs Act, di come rispondere a quella disponibilità preziosa alla mobilitazione che ha attraversato in tante forme questo autunno di lotte sociali.

Nulla di tutto ciò. Mentre la coppia Renzi-Poletti ha messo sotto l’albero di natale i primi decreti attuativi del Jobs Act, la Cgil ha deciso invece la smobilitazione generale demandando ad una irrealistica, velleitaria e sbagliata contrattazione diffusa nei luoghi di lavoro il compito di attenuare l’impatto dei provvedimenti del governo. Un modo come un altro per chiudere quella partita. E’ stato evidente sin da subito che questo gruppo dirigente si è ritrovato costretto ad una linea di scontro ed ad una radicalità di cui non è più capace, solo dalle intemperanze di Renzi, non certo da un riposizionamento strategico.

Lo testimoniano i colpevoli ritardi con cui sono state costruite le scadenze, dal 25 ottobre al 12 dicembre, senza nessuna strategia per impedire l’approvazione parlamentare del provvedimento. Così come lo testimonia il valore che in Cgil viene dato alla convocazione a palazzo Chigi del gruppone delle cosiddette parti sociali, elogiata come segno della riconquistata legittimazione dell’organizzazione. Una nuova celebrazione, vuota e inutile, che Renzi concede, forte dell’approvazione del Jobs Act, ad uso e consumo dei tanti soggetti sempre più in crisi.

In questo quadro è forte il rischio che la partita sul Jobs Act sia perduta. Certo in questo paese non è chiusa la partita più generale della ricostruzione dell’opposizione sociale contro le politiche d’austerità e la precarietà e bisogna velocemente lavorare ad una nuova iniziativa generale. Ma non si possono sottacere le pesanti responsabilità del gruppo dirigente della Cgil nell’aver consentito una tranquilla approvazione del Jobs Act mettendo in campo lo sciopero generale a babbo morto.

Oggi questo gruppo dirigente sembra più preoccupato di chiudere la breve stagione dell’alterità a Renzi e al Pd che a rispondere ai bisogni di chi lavora. La frase: “Il mestiere del sindacato è contrattare” ieri è nuovamente risuonata nella sala del direttivo, a significare la distanza siderale da ogni antagonismo sociale. Quello che resterebbe è solo il sindacalismo della miseria appunto, quello confinato nel modello del 10 gennaio che consente ovunque di ridurre salari e diritti ai lavoratori.

Si riapre così la crisi della Cgil, per qualche mese solo nascosta dietro la ripresa dell’iniziativa. Una crisi di risultati, di credibilità, di prospettiva. Se non ci si misura davvero con l’incompatibilità dell’iniziativa sindacale in questa fase dell’economia capitalista, con la durezza dello scontro che ti è imposto e con l’irrilevanza a cui sei confinato e si continua a camminare in avanti con la testa rivolta indietro a guardare il palazzo e la concertazione, allora si finisce certamente nel burrone.

Ci spinge all’ironia (amara) una delle cose che la Cgil mette in campo a copertura della fine della mobilitazione, lo sciopero alla rovescia. Nel passato strumento nobile di lotta per obbligare alle assunzioni ed ai lavori pubblici. Più che lo sciopero alla rovescia ci sembra che la Cgil abbia deciso esattamente la rovescia dello sciopero, delle sue ragioni, del sacrificio di chi lo ha fatto, delle domande senza risposta. Il sindacato è davvero un’altra cosa.

*portavoce nazionale dell’area “Il sindacato è un’altra cosa – Opposizione Cgil”

1 COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento, prego!
Inserisci il tuo nome qui, prego

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Ultimi articoli

Ian Anderson: «Travestirsi era divertente ma…»

Esce The Zealot Gene, il nuovo disco dei Jethro Tull. Graham Fuller ha intervistato Ian Anderson per The Guardian

La mappatura del nazi

Antifascist Europe , una mappa dei nazi-fascisti di tutta Europa, i loro collegamenti internazionali e le risorse finanziarie 

I nazisti ucraini nei giochi di guerra tra Putin e Biden

La CIA sta segretamente addestrando gruppi nazisti anti-russi in Ucraina dal 2015 [Branko Marcetic]

A #BlackLivesMatter serve un programma economico

In un paese che ha sempre usato la razza per giustificare la disuguaglianza, porre fine alla brutalità della polizia è solo l'inizio

Violenze di gruppo a Milano, i 3 cerchi dell’orrore dei Taharrush JamaR...

La pratica dei Taharrush Jama'i viene dall'Egitto. L'obiettivo è scoraggiare donne e attiviste a partecipare a raduni ed eventi pubblici