domenica 16 dicembre 2018

Italia verso la povertà

Italia verso la povertà

Le regioni meridionali e insulari sono considerate, a livello europeo, le più a rischio indigenza. Ma l’allarme riguarda tutto il paese

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Un fantasma si aggira per l’Italia, è quello della povertà, in particolare a sud. Sette anni di crisi stanno facendo infatti sempre più affondare le regioni meridionali e insulari, considerate a livello europeo le più a rischio indigenza. Dal Lazio alla Liguria, però, l’allarme riguarda anche aree fino a pochi anni fa ritenute benestanti.

A rilevarlo è una ricerca condotta dal Centro studi della Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa (Cna) che, elaborando gli studi più recenti di Eurostat relativi alla fine del 2013, riporta che sono 17,3 milioni gli italiani in condizioni di disagio economico e a rischio di esclusione sociale. Piu’ di Germania (16,2 mln), Regno Unito (15,6 mln), Spagna (12,6 mln) e Francia (11,2 mln), per limitarsi ai maggiori Paesi europei.

Non migliora la valutazione del rischio povertà in termini percentuali. Nel nostro Paese riguarda il 28,4% della popolazione, contro una media dell’Unione europea a 28 Stati pari al 24,5%, con Spagna al 27,3%, Regno Unito al 24,8%, Germania al 20,3% e Francia al 18,1%. All’interno dell’Unione Europea, peggio dell’Italia sta solo la Grecia, dove i poveri o quasi-poveri sono il 35,7% del Paese.

Dal 2008 in poi è cresciuto di 2,23 milioni (+14,7%) il numero degli italiani il cui tenore di vita è sceso sotto la soglia di povertà, vivono cioè in famiglie con un reddito inferiore al 60% di quello medio. In termini assoluti, tra i principali Stati dell’Ue, l’Italia è seguita da Regno Unito (+1,52 mln), Spagna (+1,51 mln) e Francia (+0,08 mln), mentre in termini relativi, da Spagna (+13,5%), Regno Unito (+10,8%) e Francia (+0,7%). Va meglio in Germania, dove il rischio povertà, negli anni della crisi, si è invece ridotto.

A impressionare maggiormente è l’ampiezza del disagio sociale raggiunta nel Mezzogiorno: in Sicilia riguarda ormai oltre il 55% della popolazione e supera il 40% dappertutto, tranne in Sardegna (31,7%) e in Abruzzo (26,2%).

Al mercato di Val Melaina, Roma
Al mercato di Val Melaina, Roma

Sono dati che pongono un terzo del Paese al livello delle regioni più povere di Bulgaria, Grecia, Ungheria. Rispetto però alle economie più avanzate della Ue – ai concorrenti diretti del nostro Paese e all’Eurozona (23% di popolazione a rischio povertà) – anche Lazio (26,6%), Liguria (24,5%), Marche e Umbria (23,3%) appaiono in situazione critica.

Viceversa, a fotografare l’immagine di un Paese sempre più spaccato territorialmente, sono i valori di Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Piemonte, non dissimili dalla media dei Paesi nordici.

L’assenza di prospettive nelle regioni più povere ha determinato la forte ripresa dell’emigrazione interna. Nel solo 2013 sono stati 133mila i meridionali che si sono spostati nel resto del Paese. Spesso per attivare o proseguire iniziative imprenditoriali. Fare impresa al Sud, secondo la Cna, è infatti sempre più difficile e soprattutto meno redditizio. Nel Mezzogiorno il reddito medio delle famiglie dove l’entrata principale deriva da lavoro autonomo è di 27.546 euro, quasi 16mila euro in meno che al Nord, dove arriva a 43.272 euro.

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