mercoledì 19 dicembre 2018

Norman Atlantic, i dubbi dei marittimi

Norman Atlantic, i dubbi dei marittimi

Chi e che cosa c’era a bordo della Norman Atlantic? Perché è andata a fuoco se davvero funzionava l’impianto antincendio? Perché quegli strani soccorsi? Qual è la storia vera della nave?

di Francesco Ruggeri

Handout video grab showing car ferry Norman Atlantic burning in waters off Greece

Chi e che cosa c’era a bordo della Norman Atlantic, la nave traghetto che ha preso fuoco nella notte di domenica mentre attraversava l’Adriatico?

La soprano Dimitra Theodossiou, che era tra i passeggeri della nave Norman Atlantic, ha raccontato a Newsit.gr l’esperienza vissuta durante l’incendio. «Molte porte della nave erano bloccate. Ci trovavamo tutti tra le fiamme, pioveva molto. Alcune scialuppe erano inutilizzabili e non c’era nessuno dell’equipaggio. Nel tentativo di spegnere il fuoco bagnavano i passeggeri. Eravamo tutti sulla coperta della nave accerchiati dalle fiamme quando sono arrivati i rimorchiatori che gettavano l’acqua per spegnere il fuoco. E ci bagnavano, mentre i siriani ci picchiavano. I turchi correvano per salvarsi prima degli altri. Mi hanno buttato per terra tre volte». L’incendio scoppiato all’alba di Domenica 28 dicembre 2014, nel garage della nave «NORMAN ATLANTIC» – battente bandiera italiana, di proprietà di «Visemar DI NAVIGAZIONE SRL», che è stata noleggiata dalla società  greca ANEK- ha messo a rischio la vita dei 478 passeggeri e uomini dell’equipaggio, dieci i morti, finora, incerto il numero dei dispersi.

«Nessuno ha dato l’allarme, nessuna comunicazione, nessuno ci ha detto cosa fare e dove andare. Da soli siamo saliti e abbiamo indossato i giubbotti salvagente», aggiunge Tzonas Athanasios, commerciante 47enne greco in viaggio con la famiglia sulla Norman Atlantic. È sbarcato stamattina nel porto di Bari con la moglie Natasha, 43enne di origini canadesi, e i figli Sebastian e Dimitri di 11 e 14 anni. Erano diretti in Germania per una vacanza. «Torneremo in Grecia oggi con l’aereo» ha detto. Raccontando l’incendio il 47enne di Corfù ha detto: «non so cosa sia successo. Non abbiamo sentito nessuna esplosione. Stavamo dormendo e abbiamo sentito voci di persone nei corridoi che parlavano di un incendio. Ho pensato ad un piccolo incendio e che saremmo tornati a dormire ma quando siamo saliti al piano superiore abbiamo visto fumo e fiamme ovunque. Tutti erano come impazziti, in preda al panico. Abbiamo aspettato circa un’ora e mezza prima di salire sulle scialuppe, intorno alle 5.30, e poi dopo circa quattro ore siamo saliti sulla nave più grande che ci ha portati qui».

I racconti dei naufraghi restituiscono solo in parte l’incubo dell’incendio e, per ora, non aiutano a ricostruire la genesi del rogo sulla Norman Atlantic. «L’affidabilità dei cantieri Visentini non è assolutamente in discussione: è un’azienda che sforna navi da tanto tempo e in tutto il mondo e non ha mai avuto problemi», dice però Paolo Zanini, segretario generale della Fiom Cgil di Rovigo, senza dubbi sull’affidabilità tecnica dei cantieri navali Visentini di Porto Viro (Rovigo) che hanno costruito nel 2009 la Norman Atlantic.

«La nave era stata ispezionata il 19 dicembre a Patrasso: erano state riscontrate 6 deficienze di cui 2 immediatamente risolte» e comunque «senza rilevanza» nell’incendio. «Per le altre 4 era stata prescritta la soluzione in 14 giorni. La nave era pienamente efficiente, rispondeva a tutti i requisiti». Così l’ammiraglio Carlone a P.Chigi. Le «due deficienze» rilevate a Patrasso sulla Norman Atlantic e «immediatamente» risolte, erano una «porta tagliafuoco con chiusura non perfetta, in un’area della nave non interessata dall’incendio. C’era poi una leggera fuoriuscita di acqua che a sua volta non ha avuto rilevanza».

Nessuna irregolarità sarebbe stata riscontrata in luglio da Rina Services, il braccio operativo del gruppo Rina, che sviluppa e offre servizi di classificazione navale, certificazione, verifica di conformità, ispezione e testing, sulla Norman Atlantic, il traghetto al quale l’ente aveva rinnovato il certificato di classe e il certificato sicurezza passeggeri. L’ultima visita dedicata al rinnovo di classe, precisa il Rina, era avvenuta l’11 luglio in Spagna e tutto sarebbe risultato regolare. Nessuna deficienza era stata individuata, inoltre, nel corso di un altro controllo effettuato meno di un mese prima, sempre in Spagna, e riportato sul sito dell’organizzazione internazionale Paris Mou, la stessa che segnala invece sei problemi riscontrati nell’ultima ispezione compiuta sulla nave il 19 dicembre 2014, nel porto di Patrasso. Sei ‘deficiencies’ che però non avevano comportato il fermo della nave.

«Ma allora quali sono le vere cause dell’incendio, se i mezzi antincendio erano efficienti, se erano presenti le paratie antincendio della nave e perché non è stato possibile contrastare l’incendio dall’inizio? – si chiedono Usb e i sindacati dei marittimi greci – Perché, anche se l’incendio è scoppiato circa alle 4:00 di Domenica 28 dicembre, sono stati portati sulle scialuppe solo 150 passeggeri?  Lasciando a bordo un gran numero di passeggeri  pur essendo  in una zona (al largo di Corfù), dove, nonostante le specifiche condizioni meteorologiche avverse (senza esagerazioni), sarebbero potute intervenire con tempestività, nelle operazioni di salvataggio, velieri, navi da guerra, rimorchiatori e elicotteri off-shore? Qual è la storia vera della nave? Se è stata riconvertita in un traghetto, è giustificata la presenza di un numero così grande di passeggeri e veicoli? La struttura della nave era adeguata?  Gli strumenti di salvataggio erano  sufficienti? E hanno funzionato? Infine, cosa c’è dietro le ispezioni della nave, come sono state affrontate le osservazioni fatte durante l’ispezione del 19 dicembre 2014 dall’Autorità Portuale di Patrasso? [Osservazioni che erano molto gravi per quanto riguarda la navigabilità della «NORMAN ATLANTIC» e che sono disponibili sul sistema “EQUASIS” www.equasis.org]?

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