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HomecultureWolinski, quello che voleva nazionalizzare la felicità

Wolinski, quello che voleva nazionalizzare la felicità

Sessantottino, ironico, feroce, impegnato. Chi era Georges Wolinski, uno dei disegnatori rimasti uccisi nell’attentato a Charlie Hebdo. Ecco alcune vignette storiche

di Checchino Antonini

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Nato a Tunisi nel ’35, padre polacco e madre italiana, Wolinski approdò in Francia a dodici anni e tornò in Nordafrica per la guerra d’Algeria. Fu in quel periodo che iniziò a disegnare per HaraKiri, l’antenato di Charlie Hebdo nella redazione del quale, ieri, è stato ucciso con altre undici persone durante il folle assalto dei tre terroristi islamici. Scrive Gaetano Strazzulla che inizialmente il suo stile era barocco e grottesco ma poi s’è fatto più semplice, lineare, essenziale, sicuramente più efficace. “Nei suoi stilizzati personaggi visti senza pietà, nei suoi raccontini agri e beffardi, c’è un’ironia secca e disperata”, ebbe a dire Ranieri Carano su Linus, la rivista dove abbiamo imparato a conoscerlo. Si scagliava contro i miti della società contemporanea ed era un fumettista militante. La sua matita uccideva i fascisti come la chitarra di Woody Guthrie. E continuerà a farlo.

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Bisognerebbe nazionalizzare la felicità

Lo ricordiamo con alcune vignette “storiche” che ha ripescato un nostro lettore napoletano, Umberto Oreste.

«Il disegnatore irriducibile Wolinski, somiglia sputato alle sue creature, ai suoi omini, proprio la stessa faccia, gli stessi capelli arruffati, la stessa incontenibile passione per la libertà e la rivolta. Così, alla fine, non si può fare a meno di invidiarlo. Professione? Umorista filosofo. Paese di provenienza? La Francia. Dell’illuminismo, ma anche, seppure lui non lo citi direttamente, del marchese De Sade. Tanto per sottolineare le sue passioni principali: la politica e poi, va da sé, le donne», si trova nell’archivio dell’Unità sulle cui colonne lo intervistò Fulvio Abate nel 2001.

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Fu un sessantottino Georges Wolinski. «Prima del ‘68 – raccontò ad Abate – non avevo mai realizzato un solo disegno “politico”, anzi, non pensavo affatto di saperlo fare, è stato il direttore del giornale Action a chiedermi di provare a raccontare proprio con la mia matita la situazione politica di quel momento, subito dopo Siné mi ha chiesto di fare l’ Enrangé con lui».

Paulette
Paulette

Verrà in seguito l’avventura di Charlie Hebdo, il settimanale che ancora può contare sulla sua firma. Grazie al successo arriverà anche la pubblicità: in Italia, per esempio, scoprimmo quella fatta per la Renault, dove un omino in R4, passando davanti a un benzinaio, fa il gesto dell’ombrello. Gli arriverà in seguito perfino una proposta da l’Humanité, il quotidiano del Pcf. Era il 1975. Ve lo immaginate Wolinski in mezzo ai comunisti francesi?, si chiede lo scrittore siciliano trapiantato a Roma. «Mi trovavo bene – dice lui – ma forse mi hanno fatto collaborare per dimostrare che non erano così dogmatici come tutti pensavano, fatto sta che sono stato il primo a disegnare Georges Marchais, fino a quel momento nessuno aveva osato. Ho smesso di collaborare nell’80, quando, durante la collaborazione del Pcf al governo, mi fu chiesto di non ironizzare più su Mitterrand e i socialisti».

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«La grande superiorità della Francia su molti paesi, compresa l’Italia, l’America e l’Inghilterra, dipende dal fatto che tu non sentirai mai un presidente della repubblica pronunciare il nome di Dio nei suoi discorsi ufficiali, la Francia è insomma un paese laico», disse ancora al creatore di teleDurruti. Wolinski era convinto che Reiser e lui furono i primi disegnatori «di sesso» che hanno fatto ridere le donne: «Le facciamo belle, e soprattutto vittoriose». Come la sua Paulette.

A voler trovare un precedente viene in mente Hector Oesterheld, l’autore dell’Eternauta, sparito a Buenos Aires nel ’77, uno tra le decine di migliaia di desaparecidos uccisi in nome della cristianità dai militari fascisti argentini che agivano per conto degli Usa.

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Per questo i fascisti – barbuti o meno – non possono godere di alcuna legittimità e nessuna unità nazionale è possibile con chi ha cucinato il brodo di coltura razzista e nazionalista dentro cui crescono i fanatismi politici e religiosi.

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2 COMMENTI

  1. ‘Povero’George,tutti a strumentalizzare il tuo pensiero,per i loro piccoli orizzonti…:)Perché non mettete anche qualche vignetta dove prende in giro la sinistra…??
    Eppure,ce ne sono tante 😉

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