domenica 21 ottobre 2018

«Vi spiego che farà Syriza quando andrà al governo»

«Vi spiego che farà Syriza quando andrà al governo»

Intervista a Nikos Hountis, membro del Comitato Centrale e responsabile di Syriza per la rinegoziazione del debito. Cosa farà Syriza dopo la vittoria elettorale

da Atene Elena Sirianni
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Syriza, da mesi in testa ai sondaggi, ha presentato lo scorso settembre il suo programma basato su quattro punti fondamentali: immediata soluzione della crisi umanitaria, iniziative per il rilancio dell’economia, piano straordinario per il lavoro, riforma dell’apparato statale. Per poterlo realizzare chiede all’elettorato un sostegno forte, che gli dia la possibilità di rinegoziare con l’Europa le condizioni imposte per il prestito e le modalità di restituzione.
Intanto Bruxelles e le cancellerie europee guardano con apprensione alla Grecia, alternando richiami severi a minacce, consci che l’esito di queste elezioni avrà conseguenze importanti per tutta l’Ue. A Bruxelles c’è la consapevolezza che il paese è duramente provato dalla crisi e dai memoranda e sarà più difficile, rispetto al 2012, fare leva sulla paura per scoraggiare il cambiamento. Si teme che una eventuale vittoria di Syriza ponga fine alle politiche di austerità nel paese, innescando una reazione a catena nel resto d’Europa che finirebbe per mettere in discussione il teorema in base a cui l’unico modo per uscire dalla crisi consiste nel taglio della spesa pubblica, nella compressione dei salari e nella precarizzazione del lavoro. E se Syriza dimostrasse che non è vero, che ne sarebbe di vent’anni di accordi e trattati europei basati sulla teorizzazione liberista che più si deregolamenta e meno si tutela, più benefici si ottengono per l’economia? D’altro canto, minacciare apertamente i Greci o ventilare l’ipotesi del Grexit potrebbe rivelarsi un boomerang e allarmare i mercati e gli investitori sulla tenuta generale dell’Unione Europea.
Ma cerchiamo di capire meglio cosa intende fare Syriza all’indomani di una eventuale vittoria elettorale ponendo una serie di domande ad uno dei suoi esponenti di spicco, Nikos Hountis, candidato e responsabile di Syriza per la rinegoziazione del debito.

Perchè Syriza ritiene prioritario questo passaggio sul debito e cosa esattamente intende chiedere ai suoi partners europei?
Dal 2010 il mio paese, la Grecia, per volontà del governo greco e dell’elit neoliberista europea, è diventato cavia di un esperimento politico, economico e sociale a livello europeo. Dal 2010 in Grecia viene messo in atto un programma di aggiustamento economico duro e fallimentare perchè il debito greco non è sostenibile. Si è proceduto a tagli di stipendi e pensioni, a tagli delle spese per la salute, per l’educazione, per gli assegni sociali, per gli investimenti, in quattro anni si è perso il 25% del PIL nazionale e malgrado tutto il debito greco rimane insostenibile e difficilmente aggredibile. D’altronde, come può essere sostenibile un debito che succhia da un’economia e da una società in rovina il 4% del PIL per i prossimi 10 anni. Questo è il grande ostacolo, il grande incubo dell’economia greca, che sottrae le risorse necessarie dalla produzione e dal consumo, dagli investimenti, dal sostegno alle piccole e medie imprese.
La posizione di SYRIZA è chiara: Mettiamo fine alle politiche di rigore con l’abolizione del Memorandum, realizziamo un programma per affrontare la crisi umanitaria e la ricostruzione economica e produttiva, rinegoziamo le condizioni del prestito, al fine di rendere il nostro debito sostenibile, economicamente e socialmente.
Perchè un eventuale governo di Syriza dovrebbe riuscire ad ottenere migliori condizioni di restituzione del prestito rispetto a quelle stipulate dai suoi predecessori?
La posizione di SYRIZA sul debito ormai non è più un’ossessione di sinistra. Al contrario, si moltiplicano le voci in Europa che si esprimono sulla necessità non solo di una ristrutturazione del debito greco, ma di uno sforzo europeo per affrontare l’enorme problema del debito pubblico, aprendo contemporaneamente nuove strade per una cooperazione economica sostenibile nell’Unione Europea. Recentemente abbiamo appreso che la posizione di SYRIZA per un vertice europeo sul debito pubblico e per la sua ristrutturazione, viene condivisa anche dal ministro dell’Economia dell’Irlanda , un paese della periferia europea che è stato colpito dalla crisi economica e dalla Troika. Siamo fiduciosi che SYRIZA ci riuscirà. I messaggi che riceviamo dall’Europa, dalle nostre possibili alleanze nell’Unione Europea, indicano che qualcosa sta cambiando, che l’ortodossia dell’austerità è ormai in discussione.
Negli altri paesi europei, ma soprattutto in Germania, buona parte dell’opinione pubblica è convinta che eventuali agevolazioni sul prestito alla Grecia ricadranno sui contribuenti europei. Anche a causa di una campagna di stampa molto cinica, i cittadini europei non vogliono rimetterci di tasca loro. E i rispettivi governi non intendono pagarne i costi politici. Come pensate di vincere queste resistenze?
Il governo di SYRIZA non intende far gravare nessun costo sui contribuenti europei. Inoltre siamo un partito della Sinistra Europea che si batte per la sconfitta in tutta Europa delle politiche di austerità e contro la dittatura del debito. Sappiamo però che i nostri avversari, sia all’interno che all’esterno del paese, hanno usato ogni mezzo per mantenere le loro posizioni di potere, perchè non venisse messo in discussione il nucleo del modello neoliberista di sviluppo economico. Per questa ragione “hanno avvelenato” le menti dei cittadini europei sostenendo che gli “indisciplinati” e “fannulloni” Greci ruberanno, ancora una volta, i vostri soldi. La verità però, come anche la ragione, non possono essere nascoste. I prestiti dati alla Grecia non sono serviti a salvarla, ma a salvare le banche tedesche e francesi , a salvare un sistema oligarchico in Grecia e in Europa. Noi ci adopereremo per una soluzione condivisa del problema del debito, con l’obiettivo della cancellazione della maggior parte di esso al fine di renderlo sostenibile socialmente ed economicamente. Riteniamo che una tale soluzione sia nell’interesse dei contribuenti europei.
I trattati alla base dell’Unione Europea hanno una forte impronta liberista. Probabilmente in passato, accettando alcuni di questi accordi, la sinistra europea ha sottovalutato le conseguenze che avrebbero avuto a livello economico, politico e sociale Questo lungo periodo di crisi è la dimostrazione del fallimento delle ricette neoliberiste. Crede che sia ipotizzabile pensare adesso a una modifica dei trattati europei e a quali condizioni?
In questa fase la grande scommessa per la Grecia e per gli altri popoli d’Europa è la fine delle politiche di austerità e la svolta delle nostre economie verso lo sviluppo sostenibile con la creazione di nuovi posti di lavoro. Riteniamo che la sconfitta delle politiche di rigore estremo apra la strada alla rifondazione democratica e progressista dell’Europa e la sua ricostituzione su basi di solidarietà , di diritti sociali e di pace.
Syriza mira a vincere le elezioni con un ampia maggioranza che le assicuri una autonomia di governo. Se invece non dovesse riuscire a raggiungere questo obiettivo con chi ritiene di poter stipulare eventuali alleanze?
Il nostro partito mira alla maggioranza parlamentare per avere il potere di attuare il suo programma, che riteniamo indispensabile perchè la Grecia possa tornare di nuovo ad essere un membro a pieno titolo dell’Unione Europea. Il popolo greco lo sa e credo che ci darà la necessaria forza politica.
Le pongo la domanda continuamente posta dai vostri avversari politici e dagli organi di stampa in Grecia: dove troverà Syriza i soldi per realizzare il suo programma?
Nel programma che abbiamo annunciato al popolo greco abbiamo indicato anche le fonti per finanziarlo. In particolare utilizzeremo i soldi non spesi del Fondo di Stabilità Finanziario, le risorse inutilizzate dell’ΕΣΠΑ (finanziamenti europei per l’occupazione e lo sviluppo), le risorse derivate dalla lotta all’evasione fiscale e dalla riforma del sistema fiscale oggi profondamente iniquo, le risorse che ricaveremo bloccando la recessione e regolamentando la restituzione dei debiti verso lo Stato e verso le banche, risorse che liberandosi andranno ad innescare un effetto domino di vantaggi per la produzione ed il consumo.
Cosa farà Syriza nei primi cento giorni di governo in caso dovesse vincere le elezioni?
Nei primi 100 giorni il governo di Syriza farà tre cose fondamentali:
a) Metterà in atto il Programma di Salonicco, cioè il programma per affrontare la crisi umanitaria, la ripresa dell’economia greca e le riforme radicali della pubblica amministrazione, del sistema politico e delle istituzioni economiche.
b) “Restituirà” la Grecia alla realtà europea, come membro alla pari dell’Unione, abolendo il Memorandum e le leggi che lo accompagnano, molte delle quali violano il nucleo del diritto europeo.
c) Avvierà i negoziati con i creditori. per la sostenibilità e la ristrutturazione del debito greco.
Lei è attualmente impegnato nella campagna elettorale e continuamente a contatto con la gente. Ritiene che la campagna di paura messa in atto dal governo Samaras e dal sistema mediatico che lo sostiene, insieme alle pressioni sull’opinione pubblica esercitate dall’estero, stiano ottenendo effetto o invece Syriza non ne risente? Insomma ritiene che il clima continui ad essere positivo per il suo partito malgrado tutto?
I cittadini greci hanno ormai la maturità politica per distinguere l’allarmismo creato da un governo che crolla, dagli argomenti politici del confronto elettorale. Dalla mia partecipazione alle iniziative della campagna elettorale e parlando con la gente, prendo atto che la scelta del governo di investire sulla paura è stata completamente sbagliata. Il popolo greco non “abbocca”, come si dice volgarmente. Insiste nel chiedere e nel lottare per un percorso alternativo, per fermare la povertà e il declino, per lo sviluppo e il progresso.

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