mercoledì 12 dicembre 2018

Grecia: la speranza di Syriza contro armi, corvi e spie

Grecia: la speranza di Syriza contro armi, corvi e spie

Syriza sta per vincere le elezioni politiche in Grecia, la destra rispolvera gli strumenti dei colonnelli e ad Atene si scopre un inquietante giro di intercettazioni

di Francesco Ruggeri

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«La speranza non viene, è arrivata. E’ già nelle vostre mani. La speranza vincerà», ha ripetuto Tsipras, poche ore fa, di fronte alla folla, chiudendo il comizio elettorale a Salonicco. Grande manifestazione di Syriza anche a Parigi assieme al leader del Pcf Pierre Laurent che sarà domani ad Atene per il comizio di chiusura della campagna elettorale di A. Tsipras, insieme a Pablo Iglesias di Podemos e ad altri leader della sinistra mondiale. La dimensione europea della campagna elettorale di Syriza è data anche da video come questo – Hope is on the way! – uno spot elettorale rivolto ai cittadini europei. Messaggio, che seppur non innovativo nei contenuti, lo diventa nella comunicazione politica greca per il pubblico di riferimento. Syriza si rivolge direttamente alle donne e agli uomini dell’Unione Europea.

Dio Patria Famiglia (Intercettazioni e Armi)

Ma ad Atene è polemica dopo che Makis Voridis, ministro della Sanità ed esponente dell’ala destra di Nea Dimokratia, ha evocato anche se non direttamente, l’uso delle ‘armi’ contro la Sinistra, favorita per la vittoria alle elezioni. Parlando ad Aspropyrgos, vicino ad Atene, Voridis ha tuonato: «La nostra generazione non consegnerà il paese alla Sinistra. Non lo consentiremo, non importa cosa dovremo fare. Ciò che i nostri nonni difesero coraggiosamente con i fucili, noi lo difenderemo con il voto domenica. Così che si sappia di che cosa stiamo parlando». Ha poi detto che il suo partito è dalla parte di «Dio, Patria e famiglia». Le frasi di Voridis, che evocavano i toni della guerra civile, hanno particolare peso, visto il suo passato di leader dell’ala giovanile di Epen, il partito di estrema destra durante gli anni della dittatura dei Colonnelli, e di fondatore del Fronte Ellenico, vicino alle posizioni del Fronte nazionale in Francia. Il portavoce di Syriza, Panos Skourletis ha condannato la «retorica divisiva» del ministro che ha usato «slogan della dittatura», chiedendo «chiarimenti» al premier Antonis Samaras.

Un’ombra inquietante si allunga sugli ultimi giorni di campagna elettorale in Grecia: intercettazioni telefoniche su cellulari sono state tentate in prossimità delle sedi dei maggiori politici greci: lo denuncia il quotidiano Ta Nea, che grazie al Cryptophone 500 – un telefono particolarmente sofisticato – ha individuato numerosi tentativi di ascoltare le comunicazioni. La procura di Atene indaga ora per violazione della privacy e danneggiamento a terzi. Il telefono, di fabbricazione tedesca, e che costa circa 3.000 euro, consente di fare telefonate criptate e di individuare ‘finte’ antenne per la telefonia cellulare (in realtà computer dotati di antenna), chiamate ‘intercettori’. Se un telefono si connette con un ‘intercettore’, le comunicazioni diventano insicure: possono essere ascoltate, possono essere inviati virus al telefono mobile, possono essere letti gli sms. Secondo Ta Nea, il Cryptophone – portato in giro per Atene per due settimane – ha registrato ben 193 tentativi di intercettazione, molti dei quali attorno alle sedi dei maggiori partiti ellenici. In particolare, scrive il quotidiano, otto tentativi sono stati segnalati a pochi metri dalla sede centrale di Nea Dimokratia, e cinque in prossimità d el quartier generale di Syriza. Altrettanti vicino agli uffici del Pasok. La massima concentrazione, aggiunge Ta Nea, si è però registrata nel triangolo che va dall’ambasciata Usa, la via Papadiamantopoulou e il grattacielo chiamato Pyrgos Athinaion (Torre di Atene).

Un’operazione simile era stata fatta il mese scorso dal giornale norvegese Aftenposten, che ha scoperto centrali di ascolto clandestine ad Oslo.

Di Battista, Le Pen e i corvi

«Spero che Syriza prenda tanti voti e vinca, ma sia fedele al suo programma e si impegni all’uscita dall’euro». Lo afferma Alessandro Di Battista (M5S) a pochi giorni dal voto greco dimostrando una certa qual’ignoranza sul programma di Syriza. Fra cinque giorni 9,8 milioni di greci andranno alle urne per un voto che è atteso da tutta l’Europa. Stanchi di un’austerity che ha colpito tutta la popolazione con tagli agli stipendi e aumenti alle tasse, stremati da una una disoccupazione che è ancora al 24,8%, i greci potrebbero decidere di punire il primo ministro conservatore Antonis Samaras e mandare al potere Alexis Tsipras, il leader del partito di sinistra Syriza che vuole rinegoziare il debito. La bocciatura elettorale della linea del rigore avrebbe inevitabili ripercussioni sulle scelte economiche dell’Europa, mentre l’uscita degli Stati Uniti dalla crisi alimenta dubbi sulla strada imboccata dal vecchio continente. La possibilità di un simile risultato ha mandato in fibrillazione i mercati e alimentato voci di una possibile uscita della Grecia dall’euro. Quest’ultima ipotesi è diventata più remota dopo le smentite di Bruxelles e Berlino. E del resto Tsipras, che si proclama europeista, non ha mai detto di voler uscire dall’euro. Il suo obiettivo dichiarato è rinegoziare il debito e abbandonare l’austerity.

L’endorsement del grillino fa il paio con quello di Marine Le Pen, dalla Francia: «Non siamo d’accordo con nulla del loro programma, in particolare sul piano per l’immigrazione. Ma ci rallegreremo della loro vittoria», dice la leader fascista che spera si inceppi l’Ue in favore di opzioni nazionaliste. Proprio quello contro cui Syriza si batte. Ma grillini e fascisti francesi sono il rovescio della medaglia che finora aveva mostrato i volti truci di politici e banchieri allarmatissimi per una vittoria che potrebbe gettare sabbia sugli ingranaggi dell’austerity e mostrare la possibilità di un’Europa meno feroce e più equa. Come Christine Lagarde, leader del Fmi, in un’intervista con l’Irish Times circa un’eventuale rinegoziazione del debito greco. Alexis Tsipras, chiede una conferenza come quella che nel 1953 vide i capi delle potenze occidentali riuniti a Londra accordare alla Germania, una riduzione del 50% dei suoi debiti. Tsipras chiede ora un analogo «momento di solidarietà». «In linea di principio – spiega la Lagarde nell’intervista – gli sforzi collettivi sono benvenuti ma al tempo stesso un debito è un debito ed è anche un contratto». «Fare default, ristrutturazione o cambiare i termini – ha detto ancora – ha delle conseguenze sulla firma e sulla fiducia in chi appone la firma». Se quel debito abbia dei meccanismi da usura, se sia stato contratto con il consenso o meno delle popolazioni interessate, se sia un meccanismo di trasferimento della ricchezza dal lavoro alla rendita e alla speculazione, alla Lagarde non sembra interessare. Ma gli stessi ambienti della Lagarde, quelli bancari, ammettono che il pericolo non esiste: la Banca Europa per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers) non si attende un’uscita della Grecia dall’Euro, dopo le elezioni di domenica. Lo ha detto il vicepresidente della Banca, Philip Bennett, parlando all’Euromoney Forum a Vienna. Mentre per il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble “l’Eurozona è stabile e questo al di là di quel che succeda in un Paese membro”.

L’incognita Kke

Su un altro versante ci sono altri soggetti preoccupati dall’erosione di consenso che l’ascesa di Syriza gli procura. Come il Kke, trinariciuto partito comunista greco, cui Syriza da mesi chiede un’alleanza per un eventuale governo di sinistra ma che riceve solo i soliti niet. Forse è una mossa elettorale, forse ci crede davvero ma per Dimitris Koutsoumpas, segretario generale del Comitato Centrale del KKE: «Tsipras rassicura Bruxelles, la ‘Bilderberg italiana’ di Como e la City di Londra. Collabora con la Confindustria e ha il sostegno delle grandi imprese. Una nostra partecipazione o anche una tolleranza ad un governo Syriza sarebbe un grosso errore, che danneggerebbe i lavoratori e il popolo». Ma il leader stalinoide è di certo meno ambiguo di Grillo sul sovranismo: «La questione a nostro avviso non è di fallimento o successo dell’euro – ha detto ad Affaritaliani.it – persino paesi che non appartengono alla zona euro, affrontano gli stessi temi e prendono le stesse misure anti-popolari. Questo è il culmine dello stesso sistema capitalista, che a questo punto genera solo crisi, guerre, e miseria. In ogni caso, la questione è che i popoli non dovrebbero intrappolarsi e soffermarsi sulla concorrenza attorno alla moneta e alla gestione della crisi, e non dovrebbero dimenticare che lo sviluppo capitalistico, o la cosiddetta ripresa, quando, e se, avverrà, poggerà sui loro diritti azzerati».

Arriva Iglesias

Fra il partito Syriza, favorito per le elezioni greche di domenica, e Podemos, espressione degli ‘indignados’ spagnoli, «ci sono similitudini», ma anche una «differenza di condizioni di partenza» fra i due Paesi, per cui «non è automatico che la Grecia anticipi in modo lineare quanto accadrà in Spagna», spiega all’Ansa, invece, la fondatrice del partito degli indignados Carolina Bescansa. Nel ricordare che «le aspettative indicano la vittoria di un’opzione politica chiaramente posizionata contro la Troika e a favore di una struttura finanziaria e monetaria della Ue», la Bencansa in conferenza stampa è ricorsa agli stessi argomenti impiegati dal premier del Pp, Mariano Rajoy, per marcare le differenze fra la Grecia ‘riscattata’ e la Spagna. «L’economia della Grecia è pari al 4% del Pil della Ue» mentre «la Spagna è la quarta potenza economica dell’eurozona», ha rilevato. Per cui «è difficile sostenere che quanto accadrà in Grecia sarà una versione anticipata di quello che accadrà da noi». I due partiti condividono proposte programmatiche: «Syriza pone la questione della revisione del debito pubblico come noi», ha ricordato Bescansa, così come «il recupero della sovranità per decidere il modello economico» e «la lotta all’impunità della corruzione». Giovedì il leader di Podemos, Pablo Iglesias, sarà ad Atene (la scorsa settimana la visita lampo del preoccupatissimo premier spagnolo Mariano Rajoy ad Atene, per appoggiare il conservatore Samaras) al meeting di chiusura della campagna di Alexis Tsipras, per appoggiare il leader della sinistra radicale Syriza, del quale tutti i sondaggi annunciano un trionfo. Intanto in Spagna, Podemos va avanti nell’organizzazione della marcia del 31 gennaio a Madrid, che terminerà a Puerta del Sol, la culla del Movimento 15-M degli ‘indignados’. Nonostante l’appello alla «cautela» per la vittoria prevista nei sondaggi alle municipali di maggio e alle politiche d’autunno, Bescansa rileva «una tendenza che attesta che il cambio politico è già cominciato ed è irreversibile».

La prima mossa: aumentare i salari

Il primo atto del possibile governo di Syriza che emerga dalle urne il 25 gennaio? «Una legge che introduca l’aumento dei salari minimi, dagli attuali 540 euro lordi mensili a 751, e quello dell’indennità di disoccupazione, che equivale all’80% dello stipendio, nella stessa percentuale», annuncia Theofanis Papageorgiou, dirigente di Syriza, economista specialista in questioni dell’occupazione, quando mancano pochi giorni al cruciale voto. «Le cifre del governo sul miglioramento della condizione economica della Grecia – dice parlando ad ANSAmed – devono essere guardate nel dettaglio. Perché la verità è che la disoccupazione è immobile, ancora sopra al 25%. La ricetta di Nea Dimokratia, che legava la crescita all’occupazione ha solo prodotto lavoro pagato male e part time. Noi vogliamo un’altra strategia per la crescita. Innanzitutto creeremo il quadro legale per facilitare il credito ai giovani che vogliono creare imprese con una forte impronta sociale, come per esempio chi produce cibo a basso costo, cosa che già accade, oppure a imprese nel settore dell’editoria e della stampa, aumentando il capitale della conoscenza. Servirà a creare lavoro secondo linee socialmente etiche e a fermare la fuga dei giovani dalla Grecia, dove resta un tasso di disoccupazione giovanile attorno al 60%. E poi, la risposta principale: ri-orientare il settore pubblico. Oggi in comparti come istruzione e sanità ci sono il 50% in meno di addetti rispetto a cinque anni fa, a causa della clausola che prevede un assunto ogni 10 pensionati. Bisogna tornare ad assumere». «L’altro punto – prosegue Papageorgiou – è l’accesso alla liquidità per le Pmi. Le piccole e medie aziende non assumono perché non hanno liquidità: Noi riporteremo sotto il controllo pubblico le banche che hanno avuto ricapitalizzazioni, oggi ancora gestite dai vecchi manager, anche se i soldi per salvarle sono stati spesi dallo stato». E l’euro, come si risponde a chi teme la ‘Grexit’? «L’uscita dall’euro non è mai stata davvero prospettata da Syriza, noi abbiamo sempre chiesto cambiamenti nella politica economica europea. L’uscita dall’euro come pericolo legato alla vittoria di Syriza è sempre stata evocata dai nostri avversari». Papageorgiou ricorda poi la proposta principale, ovvero la rinegoziazione del memorandum che lega i prestiti al programma di tagli e riforme: «Soprattutto il taglio netto del debito, e non solo degli interessi», sottolinea. «Sull’entità del taglio e sui tempi, si dovrà poi negoziare con la troika». Syriza, rilevano in molti appare però divisa tra le sue diverse anime ed esponenti, in materia economica. «Ci sono divisioni, com’è normale in ogni partito della sinistra democratica europea. Ma se una decisione viene presa democraticamente dal comitato dei 100 e dal gruppo parlamentare, non credo che vedremo separazioni».

Come funzionano le elezioni in Grecia

Fin dalla convocazione delle elezioni anticipate, causate dall’incapacità del parlamento greco di eleggere il nuovo capo dello Stato, Syrizia è in testa a tutti i sondaggi. Il distacco è di tre punti rispetto al partito conservatore Nuova Democrazia del premier Samaras. Quest’ultimo spera molto negli indecisi, circa il 10%, per poter ribaltare i pronostici. E intanto esorta gli elettori a non sprecare i sacrifici fatti, dato che ora, sostiene, stanno per arrivare i frutti. Un po’ come ripetono i Letta, Monti e Renzi di turno. Essere il primo partito è molto importante in Grecia perchè comporta un bonus di 50 seggi aggiuntivi su un totale di 300. Per entrare nel parlamento greco bisogna superare la soglia del 3% e l’elettorato è molto frammentato. Se i partiti esclusi saranno pari all’11% dei voti, basterà ottenere il 36% per avere la maggioranza assoluta dei seggi. Se gli esclusi si limiteranno al 6%, servirà il 38% per governare da soli.

Otre ai duellanti Syrizia e Nuova Democrazia, sono in lizza numerosi altri partiti con un consenso sotto il 10%. Lo storico partito socialista Pasok, alleato di governo di Samaras, è indicato fra il 3 e il 4% ed è incalzato dalla concorrenza del suo ex leader. L’ex primo ministro George Papandreou ha infatti appena fondato il Movimento dei Socialisti Democratici, che viene accreditato attorno al 6%. A sinistra, con previsioni del 5%, c’è anche il nuovo partito To Potami (il fiume) del giornalista Stavros Theodorakis, che si presenta come un movimento di cittadini lontano dalla casta dei partiti tradizionali e che ha ottenuto oltre il 6% al suo esordio in maggio al parlamento europeo. Vi sono poi Sinistra Democratica (Dimar), partito uscito dall’attuale coalizione di governo, e il partito comunista Kke, che i sondaggi accreditano rispettivamente al 3,6 e al 4% e, più piccola c’è Antarsya, coalizione di partiti dell’estrema sinistra. A destra c’è il partito dei Greci Indipendenti, ma anche il partito neonazista Alba Dorata che viene dato al 5%, in calo rispetto al 9% delle europee. Quest’ultima formazione, i cui leader sono stati arrestati per associazione a delinquere, viene esclusa come partner da tutti gli altri partiti ma ha forti collusioni con il partito e il cerchio magico di Samaras.

Alleanza col Pasok?

Da parte sua, Evanghelos Venizelos, vice premier e leader del Pasok – il partito socialista che insieme con Nea Dimokratia sostiene l’attuale governo – parlando a Iraklion (Creta) ha detto che il suo partito potrebbe collaborare con Syriza solo sulla base di un accordo per una «strategia nazionale». «Siamo disposti a collaborare con Syriza – ha detto il vice premier – ma non con il suo programma. Non possiamo dare il nostro consenso ad un programma pericoloso e senza sbocco».

La vittoria di Syriza alle elezioni in Grecia «sarebbe l’inizio di un’era politica nuova, con nuovi responsabili, nuova cultura. Siamo come una cavia. Se ce la facciamo, dopo di noi tutta Europa potrebbe cambiare». Lo ha recentemente affermato Dimitris Liakos, consigliere economico di Tsipras, in un’intervista al Corriere della Sera. Si chiede all’Europa di «permetterci di tamponare la crisi umanitaria e rilanciare l’occupazione investendo ciò che oggi diamo in pagamento degli interessi». Il debito? «Crediamo convenga un hair cut, una riduzione nominale». E alla domanda del perché bisognerebbe considerare ancora la Grecia un’eccezione risponde: «i nostri sono i problemi anche di Italia, Francia e Spagna. Le soluzioni che si troveranno per noi, varranno per tutti». E spiega: «non parlo dei buoni in mano ai privati, ma solo quelli detenuti da istituzioni pubbliche, nel caso greco l’80%. Mi riferisco anche alla proposta Renzi di non contabilizzare nel deficit gli investimenti pubblici o la flessibilizzazione del fiscal compact parzialmente accolti dalla Commissione Ue». L’economista riflette poi sul Quantitative Easing: lo chiediamo «già da cinque anni. Come verrà varato è da vedere, ma ho fiducia in Mario Draghi». «La deflazione è un problema dell’eurozona, la soluzione dev’essere paneuropea». E al giornalista che gli chiede perché l’Europa dovrebbe fidarsi ancora della Grecia dopo i 240 miliardi ricevuti da Atene, Liakos dice: «è stato un prestito enorme e a condizioni molto favorevoli, ma la Grecia ci ha aggiunto manovre per 63 miliardi». «Abbiamo dimostrato di saperci correggere».

Basta coi sacrifici

Infine, in un’intervista al direttore della stazione radio privata RealFM, Nikos Hatzinikolaou, ha risposto ad una serie di domande che riguardano il programma del proprio partito: «Basta con i sacrifici – ha detto tra l’altro Tsipras -. Vogliamo un euro insieme con giustizia, solidarietà e democrazia. Questo è un nostro diritto e lo rivendichiamo. Euro e salvezza dell’euro significano debiti sostenibili e non debiti incontrollati. Euro senza ulteriori sacrifici che il popolo non può sopportare senza avere nulla in cambio. Non esiste un’altra strada». Riferendosi ai risparmi dei cittadini, il leader di Syriza ha rassicurato tutti: «Il sistema bancario della Grecia – ha detto – è protetto contro ogni pericolo e i depositi in banca della gente sono garantiti, non c’è da preoccuparsi». Per quanto riguarda un’eventuale uscita della Grecia dall’eurozona, Tsipras ha spiegato che «la famosa Grexit è un piatto riscaldato, morto e sepolto, che viene evocato per terrorizzare i greci. Qualcuno, ha aggiunto, sta cercando di resuscitarlo ma senza successo. Non lo vogliamo noi né la Cancelliera tedesca né nessun altro».

 

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