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Madrid, 100 mila in piazza per il cambiamento

Ha superato ogni aspettativa l’appello per “Una marcia del cambiamento” lanciato da Podemos. Oltre 100 mila, e nella piazza spagnola anche tante bandiera greche

di Marina Zenobio

Puerta del Sol, 31 gennaio 2015
Puerta del Sol, 31 gennaio 2015

“La marcia per il cambiamento non è una marcia di Podemos, ma di tutte le persone che vogliono riprendersi la dignità e contribuire al cambiamento del nostro paese”. Con queste parole Pablo Iglesias, leader di Podemos, aveva lanciato l’appello a partecipare alla manifestazione che si è tenuta ieri pomeriggio a Madrid. Appello per una “Marcia del cambiamento” a cui hanno risposto circa 100 mila spagnoli e spagnole. La Puerta del Sol – tappa finale del corteo partito da Plaza de Cibeles – non è arrivata a contenerle tutte, con le bandiere di Podemos, ma anche repubblicane e persino greche – simbolo del cambiamento che, secondo Podemos, sta arrivando in Europa dopo la recente vittoria di Syriza in Grecia – e tanti cartelli con scritto “tic-tac”, con allusione al tempo che resta all’attuale governo di Mariano Rajoy e al suo Partito popolare.

Numerosi gli interventi conclusivi della marcia, ma il più atteso ovviamente era quello di Iglesias che ha iniziato parlando della Grecia: “Oggi in Grecia ha vinto il popolo e ha un governo che prelude a un cambiamento. Molti vorrebbero vincolare il destino di Podemos a quello del governo greco, ma è ai cittadini e alle cittadine spagnole che spetta il compito di essere protagoniste della propria storia”. Ha poi aggiunto che è necessario andare verso una ristrutturazione del debito che sia concordata e onesta “di fronte al totalitarismo finanziario, noi siamo con la democrazia (…). La sovranità europea non si trova a Davos né alla Bundesbank, non è della Merkel ma del popolo”. Il momento del cambiamento “è adesso”, ha detto il leader di Podemos, nel 2015, quando diverranno realtà i sogni di una società duramente punita dagli effetti della crisi e sempre più lontana dai partiti politici tradizionali osando un “questo è l’anno del cambiamento, vinceremo le elezioni e manderemo a casa il Partito Popolare”. Ha poi concluso: “Abbiamo bisogno di quijotes (sognatori, dal Don Chisciotte, ndr.). Non dobbiamo permettere che comprano e vendano la dignità e la bellezza, il diritto ad avere scuole e ospedali non si vende, la nostra patria non è un brand, è la gente. Hanno voluto umiliare il nostro paese con questa truffa chiamata austerità. Non siamo un marchio, siamo un paese di cittadini e cittadine, sogniamo come Don Chisciotte ma prendiamo molto seriamente i nostri sogni”.

Quando il leader di Podemos dichiara che il momento del cambiamento “è adesso”, il 2015, si riferisce al fatto che in Spagna, il prossimo 24 maggio si terranno le elezioni municipali e regionali, che potrebbero essere precedute da quelle politiche anticipate in Catalogna e seguite dalle politiche del prossimo novembre.
Secondo tutti i sondaggi queste elezioni cambieranno il panorama politico a livello nazionale, segnando la fine dell’alternanza fra Partito Popolare e Partito Socialista; e la recente vittoria di Syriza in Grecia potrebbe rappresentare un apripista verso un exploit di Podemos in Spagna.

Il mese scorso Podemos ha pubblicato il suo “progetto economico per la gente”, uno studio siglato da due firme importanti del mondo accademico, quella di Vicenç Navarro, politologo e economista spagnolo, docente di Scienze politiche e sociali presso l’Università Pompeu Fabra (Barcellona), per 35 anni insegnante di Politiche pubbliche presso la Johns Hopkins University di Baltimora (Usa), e la firma di Juan Torres, economista spagnolo, membro del Consiglio scientifico di Attac-Spagna e docente di economia applicata presso l’Università di Siviglia.

Gli autori lo hanno intitolato Democratizzare l’economia per uscire dalla crisi migliorando l’uguaglianza, il benessere e la qualità della vita e dovrebbe rappresentare le basi di partenza per la discussione e l’elaborazione di un Programma economico di governo, un programma che contenga le misure più concrete e programmatiche che corrispondano alla natura della stessa organizzazione di Podemos.

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