martedì 16 ottobre 2018

Ucraina e l’invasione delle ultra-company

Ucraina e l’invasione delle ultra-company

Mentre il conflitto armato ucraino s’infiamma, le multinazionali del settore agricolo Monsanto, Cargill e DuPont conquistano sempre più terreno

di Marina Zenobio

grano in Ucraina

Dal 2 dicembre scorso l’Ucraina ha un nuovo governo, un governo fortemente appoggiato dalle potenze occidentali e unico al mondo per una particolarità: tre dei suoi più importanti ministri sono nati all’estero e il presidente Poroshenko ha concesso loro cittadinanza ucraina poche ore prima di assumere l’incarico.

Si tratta del lituano Aivaras Abramavicius, ministro dell’economia, del georgiano Alexander Kvitashvili a cui è andato il ministero della sanità, uno dei settori più corrotti del paese, e infine della nordamericana Natalie Jaresko, residente in Ucrania dagli anni ’90, amministratrice di Horizon Capital (fondo di investimento con sedi in Ucraina e Usa), che si è aggiudicata il ministero delle finanze.

Secondo quanto riportato da Limes, “nel nuovo esecutivo ci saranno altri stranieri, circa venticinque. Serviranno nei ministeri e sono stati reclutati da rinomati cacciatori di teste internazionali. Il processo è stato sostenuto finanziariamente dalla Reinassance Foundation, organizzazione con sede a Kiev. Fa parte della costellazione di gruppi patrocinati dalla Soros Foundation”.

Questa inusuale presenza di stranieri, che rende unico il governo di Kiev, è coerente con il predominio che gli interessi occidentali sull’economia ucraina.

Frédéric Mousseau, e l’istituto da lui diretto l’Oakland Institute, ha documentato questa trasformazione in due recenti relazioni, la prima sulla presenza del Fondo Monetario Internazionale (FMI) e della Banca Mondiale nel conflitto in Ucraina (Walking on the West Side: The World Bank and the IMF in the Ukraine Conflict) e il più recente sulla penetrazione delle multinazionali occidentali nell’agricoltura ucraina (The Corporate Takeover of Ukrainian Agriculture).

Per Frédéric Mousseau, il principale fattore della crisi che ha scatenato un’ondata di proteste e forzò la rinuncia del presidente Viktor Yanukovich nel febbraio del 2014, è stato il suo rifiuto a sottoscrivere un accordo di associazione con l’Unione Europea (EU), concepito per espandere il commercio bilaterale e integrare l’economia dell’Ucraina a tale blocco. L’accordo era vincolato ad un credito di 17.000 milioni di dollari elargiti dal FMI.

Dopo l’allontanamento di Yanukovich e la formazione di un governo filo-occidentale, riporta lo studio dell’Oakland Institute, il FMI ha iniziato un programma di riforme orientato ad incentivare gli investimenti privati in Ucraina. Un pacchetto di misure che comprendeva la privatizzazione del rifornimento di acqua e energia, e assegnava una consistente importanza a ciò che la Banca Mondiale identificava come “le radici strutturali” dell’attuale crisi economica ucraina, in primo luogo gli elevati costi che gravano sulle imprese private.

“L’agricoltura – scrive Mousseau su Ips– è stato l’obiettivo principale degli investimenti stranieri in Ucraina ed è considerata, da FMI e Banca Mondiale, un settore prioritario del programma di riforme”. Ovviamente le due istituzioni si sono congratulate per la velocità con cui il governo ucraino ha seguito il loro consiglio: ora il programma di riforma sottoscritto da paese prevedere agevolazioni per l’acquisto di terreni agricoli, l’eliminazione di controlli e regolamenti in materia di produzione di alimenti, nonché la riduzione di imposte e di dazi doganali.

Per rendere l’idea la relazione di Oakland Institute riporta pochi ma significativi dati per descrivere la grandezza dell’agricoltura ucraina:

l’Ucraina è il terzo maggior esportatore di mais,
l’Ucraina è il quinto esportatore mondiale di grano,
l’Ucraina ha 32 milioni di ettari di terra coltivabile equivalente a un terzo totale della terra produttiva dell’Unione Europea.

Terra ucraina

Multinazionali dell’agroindustria all’assalto

Il controllo del sistema agricolo ucraino è un fattore fondamentale nel conflitto in corso, il maggior conflitto tra Est e Ovest dalla fine della Guerra Fredda. La presenza delle company straniere nell’agricoltura dell’Ucraina si è estesa rapidamente e, secondo i dati raccolti dall’equipe di Mousseau, negli ultimi anni sono stati messi in vendita e venduti 1,6 milioni di ettari di terra coltivabile a multinazionali del settore agricolo. E’ vero, certo, che company statunitensi come Monsanto, Cargill e DuPont sono presenti da tempo in Ucraina, ma recentemente i loro investimenti nel paese sono cresciuti esponenzialmente.

Cargill produce pesticidi, sementi, fertilizzanti ed ha aumentato i suoi investimenti in depositi di grano e alimenti per animali, contemporaneamente ha acquisito partecipazioni nella UkrLandFarming, la principale e più potente impresa agroindustriale dell’Ucraina.

Per quanto riguarda invece Monsanto, il rapporto dell’Oakland Institue riporta che la company nordamericana ha duplicato negli ultimi tre anni il suo personale in Ucraina. A marzo del 2014, qualche settimana prima dell’uscita di scena del presidente Yanukovich, Monsanto ha investito nel paese 140 milioni di dollari nella costruzione di una nuova fabbrica di semi.

Anche l’espansione di DuPont comprende la costruzione di una fabbrica di semi.

Tutto lascia intendere che il disegno delle company occidentali non si ferma al controllo di alcune attività agricole redditizia, il loro obiettivo è l’integrazione verticale del settore agricolo, e si sta già estendendo al trasporto e alle infrastrutture.

Cargill, per esempio, possiede ora quattro silo per stoccaggio di grano e due fabbriche per la produzione di olio di girasole, nel dicembre del 2013 ha acquistato il 25 per cento di un terminal nel più grande porto del Mar Nero, quello di Novorossijsk, con la capacità di preparare all’export circa 3,5 milioni di tonnellate di grano ogni anno.

In ogni fase della catena agricola, dalla produzione di semi al trasporto delle esportazioni, il controllo delle company occidentali è in aumento. E anche se l’Ucraina non permette la produzione di alimenti geneticamente modificati (ogm), l’accordo tra Kiev e l’UE prevede una clausola – all’art. 404 precisa Mousseau – che impegna le due parti a cooperare per “estendere l’uso delle biotecnologie” in Ucraina. Si tratta di una clausola che attira l’attenzione perché implica una apertura verso l’importazione di alimenti geneticamente modificati in Europa, grande target delle company produttrici di semi come Monsanto, ma dove gli ogm sono fortemente rifiutati dalla maggior parte dei consumatori.

Tuttavia, non si capisce come tutto questo cambiamento potrà andare a beneficio degli ucraini, e quali saranno le conseguenze di quest’ondata di investimenti stranieri per i sette milioni di agricoltori locali. Quando cesserà il conflitto nel settore orientale pro-russo, gli ucraini si chiederanno cosa è rimasto della capacità del loro paese nel controllo dell’approvvigionamento di cibo e nell’amministrazione di una economia nel rispetto degli interessi del paese. Alla fine, conclude Mousseau, “c’è solo da sperare che presto cittadini europei e statunitensi non ascoltino più le retoriche assordanti sulla aggressione russa e i diritti umani, è inizino a mettere in discussione l’ingerenza dei loro paesi nel conflitto ucraino”.

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