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Atene chiama. Roma prova a rispondere

30 mila a Roma in piazza con la Grecia e contro l’austerità. Comizi al Colosseo, ma Blockupy prosegue e si ferma solo sotto la sede italiana della Commissione Europea

Mirna Cortese

testa corteo 14 febbraio 2014 Grecia

 

Atene chiama e a Roma, come sta accadendo in altre città europee, circa 30 mila persone hanno risposto all’appello “Cambia la Grecia Cambia l’Italia”, in solidarietà con la Grecia di Tsipras, contro i diktat della troika, la conseguente austerità e la politica del rigore voluta dall’Europa.

Come avevano anticipato due gli striscioni di apertura, “No all’austerità, cambia la Grecia cambia l’Europa” e l’altro per ricordare il dramma dei migranti che muoiono nel tentati di raggiungere le coste europee: “Basta con le morti nel Mediterraneo, no all’Europa fortezza”.

La manifestazione che partita da Piazza Indipendenza è arrivata al Colosseo, ha visto la partecipazione dell’Altra Europa con Tsipras, Rifondazione Comunista, Sinistra anticapitalista, ma anche Sel con Vendola, esponenti della minoranza del Pd con Fassina e Civati, della Cgil con Camusso, della Fiom con Landini, e ancora associazioni come Arci, Attac, Forum dei movimenti per l’acqua.

Si alternano gli interventi dal camion, un po’ tutti uguali, “La crisi ha portato povertà e violazione dei diritti umani, hanno prodotto una società in cui è difficile vivere per la maggioranza delle persone”; “dobbiamo riprenderci in mano la bandiera del cambiamento, della giustizia, della libertà e della democrazia” e poi tanti riferimenti alle piazze di Madrid, di Parigi, anch’esse che si preparano a rispondere ad Atene.

All’ombra del Colosseo poi la carrellata di interventi di intellettuali, con Luciana Castellina che ha aperto le danze, e poi politici e associazioni. C’è da dire che l’età media era abbastanza alta.

Lo striscione dei movimenti mentre si dirigono in via IV Novembre
Lo striscione dei movimenti mentre si dirigono in via IV Novembre

Ma mentre il comizio era da poco iniziato, con la coda del corteo arrivava a piazza del Colosseo un nutrito spezzone di Blockupy, almeno questo formato da giovani dei movimenti sociali che, tra l’altro, stanno organizzando una manifestazione internazionale il 18 marzo a Francoforte contro l’inaugurazione della nuova costosissima Eurotower. Blockupy per non si ferma: “non abbiamo voglia di sentire i comizi dei politici di turno”, gridano dal megafono. Circa 300 attivisti continua la marcia lungo i Fori Imperiali, il loro obiettivo è un altro, la vicina sede della rappresentanza in Italia della Commissione Europea in via IV Novembre. Qui arrivano dopo aver concordato il percorso con le forze dell’ordine, e dove si esibiscono in un lancio di fumogeni e uova in direzione del grande portone difeso da un ingente cordone di polizia.

“Abbiamo il diritto di eccedere rispetto alla piazza del Colosseo – grida un militante al megafono – di arrivare fin qua, sotto la sede della Commissione europea, la sede di quel verminale che politicamente esprime il governo e la governance finanziaria sulle nostre vite, sulle vite di mezzo miliardo di europei” e ricorda l’appuntamento a Francoforte del 18 febbraio.

Poi si torna indietro, a piazza del Colosseo. Qualcuno è incazzato perché prima di dare la parola agli ospiti greci sul palco hanno fatto passerella tutti i politici, e quando arriva il loro turno la piazza si è quasi svuotata. Una signora ci dice “Gli ospiti andrebbero serviti prima, è una questione almeno di buona educazione”.

2 COMMENTI

  1. Pienamente d’accordo con la Signora che ha detto a Mirna Cortese: è ovvio l’importante sta in quell’almeno.
    In realtà dopo un breve saluto di noi ospiti italiani, avrebbe dovuto parlare solo il compagno del Comitato Centrale di SYRIZA…Comitato Centrale? miodio che orrore! così vecchio, specie per noi italioti che dobbiamo sempre cambiar nome alle cose…se no non ci sembrano abbastanza à la page…e la “narrazione non viene sussunta a tutta evidenza! ahahah 😉

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