domenica 21 ottobre 2018

A forza di dire l’acqua del sindaco, Merola la vuole dar via

A forza di dire l’acqua del sindaco, Merola la vuole dar via

Bologna, sindaci emiliani vogliono vendere le quote di Hera. E a Roma a rischio sgombero il Forum dei movimenti per l’acqua

di Checchino Antonini
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Quella che vi mostriamo è la foto dei sindaco di Bologna, Merola, contentissimo per la vittoria referendaria del 2011. Fine della contentezza. Ora Merola e altri sindaci dell’Emilia Romagna hanno intenzione di scendere nella proprietà di HERA sotto il 51% trainati da Renzi e dalla legge di stabilità che prevede vantaggi per le amministrazioni pubbliche che vendono le azioni delle aziende di gestione dell’acqua, e dei servizi pubblici. Come è quasi sempre accaduto, sarà la “sinistra” a realizzare quello che non riuscì a Berlusconi col decreto Ronchi, abrogato col referendum del 2011.
Per gli appassionati di narrazioni ingannevoli, una foto simile a quella di Merola, negli archivi dei giornali e negli album di famiglia, c’è anche con Vendola come protagonista. Per lui era “il più bel giorno della mia vita”. Visto che non s’è mai sognato di dare seguito al dettato referendario bisognerà desumere che il governatore di tutte le Puglie sia uno degli uomini più infelici d’Italia. Fine dell’inciso.
Contro l’urgenza di privatizzare di Merola e altri primi cittadini, sabato prossimo, 21 febbraio alle 15.30, i Comitati Acqua Bene Comune – Emilia-Romagna terranno un  presidio davanti a Palazzo, il municipio di Bologna.
Va ricordato che, alle ultime elezioni regionali emiliane, ha votato poco più della metà di coloro che si sono espressi contro la privatizzazione dell’acqua e della sua mercificazione. “La democrazia è cancellata, ignorata, strappata”, è l’amara considerazione dei promotori referendari. “Da tempo denunciamo che la gestione dell’acqua e dei servizi pubblici attraverso aziende quotate in borsa, danneggia i cittadini e gli utenti. Opacità della gestione, aumenti tariffari insostenibili, negazione del diritto umano all’acqua, peggioramento delle condizioni di lavoro e aumento del lavoro in appalto, scarso controllo delle amministrazioni pubbliche, diminuzione degli investimenti, erogazione dei dividendi agli azionisti tramite l’indebitamento, impoverimento della risorsa idrica e mancato coordinamento della gestione della risorsa. Questi sono gli effetti del processo strisciante della privatizzazione in atto in questi anni. Assieme alla gestione dell’acqua si procede a tappe forzate nella cessione o esternalizzazione di diversi servizi dei comuni, a Bologna, le mense comunali con SERIBO, i servizi museali. Oggi questa accelerazione, si configura come un processo definitivo di espropriazione delle comunità locali”.
L’obiettivo dei movimenti resta quello della ripubblicizzazione  del servizio idrico, unica alternativa alla consegna ai mercati finanziari di un bene vitale come l’acqua, per un ruolo forte delle amministrazioni pubbliche nella gestione di servizi indispensabili alle persone, fuori dalle logiche di mercato.
Tempi duri per l’acqua pubblica anche a Roma dove l’amministrazione Marino, stessa marca democrat di Merola, intende sfrattare il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua dalla sede dove da dieci anni svolge riunioni e assemblee . E’ nato lì il Comitato Promotore dei referendum per l’acqua bene comune, ovvero quell’ampia coalizione sociale che ha animato un’esperienza di straordinaria partecipazione democratica e che il 12 e 13 giugno del 2011 ha portato a far esprimere 27 milioni di cittadine e cittadini a favore di una gestione pubblica dell’acqua e dei servizi locali. Secondo l’Amministrazione Marino il Rialto Sant’Ambrogio – che ospita il Forum col Circolo Gianni Bosio, Attac e altre associazioni, dovrà essere “liberato” entro fine febbraio. “Questo luogo – spiega il Forum che ha lanciato una petizione per difendere il Rialto – è stato ed è continuamente attraversato da tantissimi attivisti che portano avanti il percorso per il pieno riconoscimento del diritto all’acqua, continuando ad intrecciare quella rete tra cittadini, Enti Locali, associazioni, organizzazioni sindacali e realtà sociali che non si rassegnano al sacrificio dei beni comuni come unica risposta alla crisi e come conseguenza delle politiche di austerità imposte da alcune istituzioni europee. Per questo il movimento per l’acqua è parte della European Water Movement con cui nel 2013 ha promosso l’iniziativa dei cittadini europei “L’acqua è un diritto umano” che ha raccolto oltre 1.400.000 firme in tutto il continente. Il Forum dei Movimenti per l’Acqua è un laboratorio, vivo e in movimento, che prova a costruire un modello sociale alternativo basato sul godimento dei beni comuni e del welfare locale, attraverso la riappropriazione sociale e la gestione partecipativa dei servizi pubblici e del patrimonio. E’ un laboratorio di democrazia quello che l’attuale Amministrazione intende sgomberare”.
Tutto ciò sulla scia del cocktail tra Sblocca Italia e Piano Casa che rende il forte rilancio dei processi di privatizzazione messo in atto dal Governo Renzi in barba all’espressione democratica manifestatasi con i referendum. Lo sgombero del Rialto non è isolato dall’attacco complessivo agli spazi sociali e ai movimenti di resistenza a grandi opere e scempi ambientali.

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