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Il primo numero, ottimo anche come idea regalo, è già pronto e si intitola Cocktail partigiani. Parole in fondo al bicchiere, un volume di Gabriele Brundo, scrittore-barman genovese corredato da illustrazioni di una dozzina di disegnatori, da un ricettario di cocktail a base di Amaro Partigiano e da alcune riflessioni su produzione e consumo di alcol e letteratura.

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Povera Italia amare sponde

Gli indicatori di deprivazione dicono che un italiano su quattro è già povero e crescono i Neet. Ma cosa sono gli indicatori di deprivazione? Scoprite se siete poveri

Marina Zenobio

Povertà Italia

Secondo l’Ocse il Pil dell’Italia quest’anno dovrebbe crescere dello 0,4%, per accelerare nel 2016 all’1,3%. Ma il Pil non è per tutti, per dirla all’Albanese; l’aumento, pur volendoci credere, non avrà alcun effetto benefico sugli indici di povertà o di esclusione sociale di una buona fetta di popolazione.

Lo si può verificare nel rapporto Istat Noi Italia presentato in giornata e che fotografa la situazione del paese in base a dati raccolti nel 2013 secondo i quali: “Il 23,4% delle famiglie vive in una situazione di disagio economico, per un totale di 14,6 milioni di individui” mentre la Caritas conferma che 1 italiano su 4 è in situazione di indigenza.

Le statistiche si basano su indicatori di deprivazione descritti dal progetto EU-SILC (Statistics on Income and Living Conditions – Statistiche dell’Unione europea sul reddito e sulle condizioni di vita). Ma quand’è, secondo le statistiche, che si diventa poveri, seriamente deprivati a livello materiale? Quando si presentano almeno quattro delle seguenti dodici condizioni:

1) difficoltà a fronteggiare una spesa inaspettata inaspettata di almeno 750 euro

2) non poter fare una vacanza di almeno una settimana fuori casa nell’anno di riferimento,

3) non poter riscaldare adeguatamente la propri abitazione,

4) impedimenti nel consumare un pasto a base di carne o pesce ogni due giorni,

5) difficoltà nel pagare regolarmente le bollette,

6) famiglie che non riescono a pagare regolarmente il muto,

7) famglie che non riescono a pagare regolarmente l’affitto,

8) famiglie che non riescono a pagare regolarmente prestiti diversi dal mutuo,

9) mancanza e impossibilità di acquistare una nuova lavatrice,

10) mancanza e impossibilità di comprare un Tv a colori,

11) mancanza di telefono, compreso il cellulare;

12) mancanza e impossibilità di acquistare una nuova automobile.

 

Considerando le 12 condizioni degli indicatori di deprivazione su descritti, ecco che nel 2013 il 23,4% delle famiglie residenti in Italia ne presenta almeno tre con differenze tra i diversi indicatori:

il 50,4% non può permettersi una settimana di vacanza lontani da casa,

il 40,5% non riuscirebbe ad affrontare una spesa imprevista di 750 euro,

il 19% dice di non riuscire a riscaldare adeguatamente l’abitazione,

il 14,5% dice di non potersi permettere un pasto adeguato almeno ogni due giorni,

il 12% è rimasto in arretrato con almeno un pagamento,

il 2,6% dichiara di non potersi permettere l’acquisto di una lavatrice, un televisore a colori, un telefono o un’automobile.

 

Il divario di sempre tra nord e sud

Il panorama territoriale mette in evidenza il forte svantaggio dell’Italia meridionale e insulare, con valori più che doppi rispetto alla media nazionale. Nel Mezzogiorno, le famiglie deprivate sono il 40,8% di quelle residenti, contro il 15,4% del Nord-ovest, il 13,1% del Nord-est e il 17,3% del Centro. Le situazioni più gravi si registrano in Sicilia (50,2), Puglia (43), Calabria e Campania (38,8). I valori più bassi invece si ritrovano nella provincia autonoma di Trento (10,6), nel Veneto (12,1), in Piemonte (12,2), in Toscana (12,5) e in Emilia-Romagna (14,1).

 

Neet d’Italia crescono

Per quanto riguarda invece lavoro e istruzione, secondo il rapporto Istat Noi Italia, peggio di “noi Italia” sta soltanto la Grecia. Due milioni e mezzo di giovani tra i 15 e i 29 sono Neet, cioè non studiano e non lavorano, è il 26% degli under30, più di 1 su 4.

Lavorano invece meno di 6 persone su 10 di età compresa tra i 20 e i 64 ani, circa il 60%, aggiudicandoci in questo caso e a livello europeo il quarto posto, dopo Grecia, Croazia e Spagna.

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