venerdì 19 ottobre 2018

Turchia: uomini in minigonna contro la violenza di genere

Turchia: uomini in minigonna contro la violenza di genere

Uomini in gonnella contro stupri e femminicidi. In un paese dove il 99% è di religione islamica e governato da un partito islamico, non è di poco conto

di Marina Zenobio

 

Numerosi uomini turchi hanno manifestato sabato scorso per le strade di Istanbul contro la violenza di genere e il numero di femminicidi sempre più crescenti nel paese, 281 donne uccise nel 2014, con un aumento del 31% rispetto all’anno predente. E lo hanno fatto indossando gonne, più o meno mini, come risposta provocatoria alle dichiarazioni del presidente della repubblica, Erdogan, secondo il quale indossare minigonne, usare profumi e ridere in pubblico è motivo sufficiente per essere stuprate.

L’iniziativa degli uomini turchi, di un paese cioè dove il 99 per cento degli abitanti è di religione islamica, è anche la risposta, non solo emotiva, al recente assassinio della giovane studentessa Ozgecam Aslan, stuprata e ammazzata di botte da tre uomini, che ne hanno poi bruciato il corpo ritrovato giorni dopo sulle rive di un fiume.

La morte di Aslan ha provocato enorme rabbia non solo nelle strade turche, occupate da tante manifestazioni di donne, ma anche sulla rete. Oltre sei milioni di persone hanno twittato il suo nome e migliaia, soprattutto donne, hanno condiviso sui social le proprie esperienze di molestie e di abusi sessuali. E ora la stessa rete, da Twitter a Facebook è inondata di di autoscatti di uomini in minigonna con l’hastag #ozgecanicinminietekgiy, che si può tradurre come “indossa una minigonna per Ozgecan”, in ricordo della giovane assassinata.

La protesta ha superato anche i confini turchi, raggiungendo il vicino Azerbaijan dove molti capiscono il turco e molti azeri hanno iniziato a diffondere sulla rete una campagna contro la violenza di genere.

Difficile capire quanto questa campagna possa dare un contributo reale in società conservatrici come la Turchia, o anche l’Azerbaijan. Sui social qualcuno ha anche scritto che un tipo di protesta simile, uomini che indossano minigonne, forse potrebbe avere efficacia in Europa ma non in Turchia.

L’avvocata e attivista per i diritti umani Hülya Gülbahar ha invece definito “molto efficace” la protesta degli uomini in gonna. “Il movimento delle donne – ha dichiarato in conferenza stampa l’avvocata Gülbahar – sta cercando di dire alla società turca che l’abito non può essere un pretesto per violentare o molestare sessualmente una donna. La società non vuole ascoltare e dunque è benvenuta ogni forma di protesta e di denuncia”.

Per capire quanto sia sorda e conservatrice la società turca e chi la governa, basta leggere le dichiarazioni di Ismet Ucma, dell’Akp, il partito al governo, secondo il quale l’aumento degli stupri in Turchia è dovuto alla trasmissione in tv delle soap opera: “ Le fiction che – secondo Ismet Ucma – rovinano la struttura della famiglia tradizionale turca. In esse non ci sono limiti. E poi ci si lamenta dell’aumento degli stupri. Cosa ci si aspettava? Chi semina vento raccoglie tempesta”.

Ma è dal 2002, da quanto il partito islamista Akp del presidente Erdogan è arrivato al governo, che gli stupri in Turchia sono aumentati, del 400 per cento.

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