martedì 16 ottobre 2018

Atene chiede i danni di guerra a Berlino

Atene chiede i danni di guerra a Berlino

Firma storica del ministro di Giustizia per i risarcimenti della strage nazista di Distomo. Per Syriza cresce il consenso popolare.

da Atene, Elena Sirianni

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Seduta parlamentare ad Atene sulla costituzione di una Commissione Parlamentare d’inchiesta sui danni di guerra causati dalla Germania. Tsipras: «Manterremo i nostri impegni, lo stesso facciano i nostri partner con noi. Il governo di Syriza non è disposto a subire i ricatti di Bruxelles e della BCE».

E’ chiaro ormai che i partner europei hanno collocato una bomba ad orologeria sotto la poltrona di Tsipras e l’accordo che offrono alla Grecia è l’imposizione di un nuovo prestito correlato da una nuova dose di macelleria sociale. Gli europei alternano moniti severi sul rispetto degli impegni presi dalla Grecia a rassicuranti dichiarazioni sul sicuro futuro “europeo” del paese ellenico. La verità è che si vuole portare il paese allo stremo negandogli ogni possibilità di finanziamento ordinario o straordinario così da obbligare il governo a rinunciare al suo programma e costringerlo a fare le “riforme” gradite a Bruxelles. Il governo di Syriza però non intende cedere confortato da un consenso popolare amplissimo e senza precedenti. Significativo di quanto sia aspro lo scontro apertosi fra la Grecia e i partner europei è la notizia filtrata dall’Eurogroup in corso a Bruxelles, dove un contrariato Schauble ha accusato il governo greco di aver assunto un’iniziativa unilaterale presentando il disegno di legge per affrontare la crisi umanitaria.

La Grecia da parte sua reagisce aprendo in Parlamento il dibattito sulla costituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta per la restituzione dei danni di guerra da parte della Germania che includa riparazioni e risarcimenti, restituzioni del prestito forzoso di guerra e restituzione dei beni archeologici sottratti dai nazisti. Nel corso della seduta il nuovo ministro della Giustizia Nikos Paraskevopoulos ha annunciato un’importante decisione a favore dei discendenti delle vittime della strage nazista di Distomo in Beozia dove nel 1944 i tedeschi uccisero 228 persone, fra cui 53 bambini. Nel 2000, il tribunale dell’Areopago ha reso giustizia alle vittime della strage e ai loro eredi obbligando la Germania al risarcimento, o in caso di non ottemperanza, al sequestro obbligatorio del suo patrimonio. Perchè si possa procedere al sequestro di beni a danno di uno stato straniero è però necessaria la firma del ministro della Giustizia, cosa che non ha osato fare finora nessun ministro. Paraskevopoulos, quindici anni dopo, si è detto pronto a firmare.

Nel dibattito è intervenuto anche il primo ministro Alexis Tsipras che ha definito storica la seduta e spiegando che ha deciso di prendervi parte sia per motivi sostanziali sia per rendere onore alle vittime della Seconda Guerra Mondiale e ai combattenti della Resistenza Nazionale. «Quando al dialogo fra i popoli subentrano discorsi sulla superiorità e sul loro destino storico allora prevale la guerra e il buio e l’Europa ha conosciuto questo buio, lo ha vissuto, lo ha odiato… Per questo motivo avviò le procedure perchè non risuonassero di nuovo le sirene della guerra». Parlando del debito ha dichiarato: «Il governo lavorerà instancabilmente perchè in condizioni di parità si trovino le soluzioni perchè la Grecia possa onorare per intero i suoi impegni ma anche perchè vengano rispettati integralmente gli impegni verso la Grecia e il popolo greco». Alexis Tsipras ha sottolineato che «di fronte ai toni moralistici che sono prevalsi in Europa in questi ultimi anni non vogliamo fare la parte dello scolaretto che abbassa lo sguardo nè quella del maestro che agita il dito del moralista». Ha poi aggiunto: «Non diamo lezioni di morale ma non accettiamo lezioni di morale» e, riferendosi alle «provocatorie dichiarazioni», degli ultimi giorni provenienti dall’Europa ha risposto citando la frase di Gesù nel discorso della Montagna: «Vedono la pagliuzza nell’occhio del loro fratello ma non la trave nel proprio occhio».

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