venerdì 19 ottobre 2018

Brasile, una taglia su Stedile

Brasile, una taglia su Stedile

In Brasile corre sulla Rete dei social una taglia sulla testa di João Pedro Stedile, leader storico del Movimento dei Senza Terra. 10 mila real, vivo o morto

di Marina Zenobio

Stedile 1

 

“Ricercato João Pedro Stedile, leader del MST- nemico della patria”. Ricompensa 10 mila real (circa 3 mila euro) e poi un numero telefonico dove chiamare e un contatto WhatsApp.
L’incentivo ad uccidere lo storico dirigente sem terra sembra sia partito quattro giorni fa dall’account personale Facebook di Paolo Mendonça, di professione guardia municipale a Macaé, cittadina dello Stato di Rio de Janeiro, ed ha stato condiviso su molte tra quelle rete sociali che quotidianamente instillano odio nei confronti dei movimenti popolari, dei migranti, degli aderenti al Pt e contro la presidente brasiliana Dilma Rousseff.

La notizia è stata diffusa attraverso un comunicato del MST che, oltre a denunciare le minacce contro Stedile, ricorda che le reti sociali su cui questa viaggia sono le stesse che hanno indetto per domani una manifestazione per chiedere che Dilma lasci il suo incarico di presidente legittimamente eletta nel 2014.

Le autorità competenti hanno già provveduto ad oscurare i post contro Stedile e denunciato diverse persone per istigazione all’omicidio. “Però la minaccia – denuncia il MST – è solo il riflesso di quei settori dell’elite brasiliana che spinge verso un’ondata di violenza e odio, con il fine di destabilizzare il governo e riprendere il poter perduto nel 2002”, quando vinse il Partito dei Lavoratori di Lula.

Una elite brasiliana conservatrice i cui istinti golpisti, secondo il MST, non si sono mai assopiti, sono quegli stessi settori che, durante gli anni ’90, hanno impunemente commesso il crimine di contro la patria attraverso le politiche di privatizzazione dettate da Banca Mondiale e Fondo Monetario internazionale.

Hanno a loro disposizione mezzi e media con cui manipolano e nascondono informazioni mentre allo stesso tempo promuovono l’odio e i pregiudizi contro chi la pensa diversamente. “Ha ragione il teologo Leonardo Boff – sostiene il MST – nel dare responsabilità ai mezzi di comunicazione conservatori e golpisti, che non hanno mai rispettato un governo popolare, del dramma della crisi politica che il paese si trova ad affrontare. E, coraggiosamente, nomina questi promotori del caos: la Tv Globo, i quotidiani O Globo, Folha de Sao Paulo, Estado de Sao Paulo e la perversa e menzognera rivista Veja. Un potere mediatico che ha la capacità di sequestrare partiti e settori dei poteri repubblicani”.

Tali mezzi di comunicazione, orfani di etica e di responsabilità sociale, sono quelli che formano i propri lettori con la mentalità dell’autore che ha postato su Facebook le criminali minacce contro Stedile, coloro che alimentano le reti sociali con i valori più antisociali e incivili.

Il Movimento dei Senza Terra denunciano che i tucanos (così vengono chiamati i militanti del Partito della Social Democrazia Brasiliana) hanno tradito le proprie origini socialdemocratiche, si oppongono al governo alimentando un odio collettivo – inizialmente ristretto alla classe alta però, ora, si sta allargando a tutti i segmenti della società – contro la presidente Rousseff. “ I tucanos sperano di beneficiare del caos che stanno creando, di quel mostro che hanno scelto per fare opposizione al governo del PT”.

E in effetti la violenza e l’odio è sempre più presente nelle strade del Brasile, le prime vittime sono le coppie omosessuali e i loro figli, i migranti, gli abitanti dei quartieri periferici, dirigenti dei movimenti popolari e militanti di sinistra.

“Dobbiamo iniziare – si legge nel documento del MST – con una profonda riforma politica che porti ad una nuova Assemblea Costituente, esclusiva e sovrana. E’ necessario tassare le grandi fortune e confrontarsi con il potere del sistema finanziario e degli azionisti. Battaglie così urgenti e necessarie, come la sfida della democratizzazione della comunicazione per garantire la libertà di espressione e il diritto all’informazione, diritti bloccati dal monopolio dei lobby informative esistenti nel paese. Solo così i nostalgici della dittatura saranno sconfitti, e i brasiliani avranno coscienza che difendere il paese significa lottare per la democrazia, e non il contrario, come invece pensa chi ha messo una taglia sulla testa di João Pedro Stedile”.

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