venerdì 14 dicembre 2018

Mega-elettrodotti, progetti da cancellare e cantieri da fermare

Mega-elettrodotti, progetti da cancellare e cantieri da fermare

33 comitati di 8 regioni lanciano una petizione contro i mega elettrodotti. In Abruzzo però proseguono i cantieri del Tivat-Villanova e del Villanova-Gissi

da Chieti, Alessio Di Florio 11149406_10205513827260040_1146237655041180287_n

Fermare i cantieri dei mega-elettrodotti e avviare un processo di revisione di ogni singolo progetto al fine di individuare soluzioni compatibili con le caratteristiche dei luoghi e la salvaguardia della salute dei cittadini. E’ la richiesta che 33 comitati di otto regioni italiane (Piemonte, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Toscana, Marche, Abruzzo, Sicilia) a Presidente della Repubblica, Governo e Parlamento. Tutti questi comitati sono da anni impegnati nell’opposizione a progetti di mega elettrodotti nel proprio territorio. I comitati chiedono di interrompere l’irritante siparietto secondo il quale il cittadino è solo soggetto passivo dell’azione politica, esaurito, s’intende, il periodo elettorale. Di comprendere che la difesa dei territori nello stato piÙintegro possibile È la parte pi concreta di quella valorizzazione delle eccellenze italiane che da ogni pulpito si millanta di voler perseguire. Di comprendere che l’innovazione, quella vera, oggi non pu prescindere dall’essere sostenibile e che tale termine non è conciliabile con la deturpazione dei paesaggi e l’ignorare o sottovalutare il rischio idrogeologico. Richieste che chiedono di sostenere firmando la petizione lanciata di recente e che solo nei primi due giorni aveva già  raggiunto e superato 450 firme (attualmente le firme sono 1238).

In Sicilia un pilone dell’elettrodotto Sorgente-Rizziconi è attualmente sotto sequestro. Secondo le associazioni e i comitati che hanno prodotto le denunce che hanno portato al sequestro il palo sequestrato sorge in una zona posta sotto tutela dalla soprintendenza come territorio di pregio. La costruzione dei piloni sono tra i punti centrali della petizione e non vengono contestati solo in Sicilia. Le prime parole della petizione sono una selva di piloni rischia di coprire il Belpaese, dalla Sicilia al Friuli, dall’Abruzzo alla Toscana sottolineando che i sostegni, alti fino a ottanta metri e sui quali scorrono da 10 a 19 grossi cavi, vengono spesso realizzati in aree a rischio idrogeologico in un paese che frana a ogni pioggia, senza che vi siano controlli indipendenti sulla reale necessità  delle opere. In Abruzzo, dopo alcune forti piogge, Comitato No Stoccaggio S. Martino sulla Marrucina, Forum Abruzzese Movimenti per l’Acqua, CAST Comitato Ambiente Salute e Territorio, Nuovo Senso Civico, Comitato No Elettrodotto Cepagatti, Comitato No Elettrodotto Casalincontrada, Stazione Ornitologica Abruzzese ONLUS hanno documentato che alcuni dei cantieri sono letteralmente finiti sott’acqua. Scrivono in un comunicato il Fiume Pescara ha letteralmente sommerso diversi cantieri dell’elettrodotto in provincia di Pescara e occupato aree in cui presto dovrebbero iniziare i lavori per altri sostegni. Video e fotografie raccolte sabato mattina sono inequivocabili, con scavi che sembrano diventati piscine, recinzioni divelte e strade di accesso ai cantieri che somigliano più a laghi definendo raggelante l’immagine relativa all’area del sostegno 15, posta a pochissimi metri dall’alveo normale del fiume e attualmente solo picchettata. Nelle immagini si vede l’apice del picchetto d’angolo sporgere di poco oltre il pelo dell’acqua, in piena corrente. Sul sito che dovrebbe ospitare il sostegno 16, non ancora realizzato grazie all’azione dei proprietari e dei cittadini che si sono opposti all’occupazione, il fiume scorreva come un torrente. Arriviamo quindi al paradosso che Terna dovrebbe ringraziare quelli che allora ha definitivo intrusi esagitati perché se fosse stato aperto il cantiere sarebbe stato letteralmente travolto dalle acque. Il cantiere del sostegno 19 era del tutto irraggiungibile, sommerso dall’acqua come la strada d’accesso. Inaccessibile, tranne per i gabbiani, che si vedono nelle foto volare attorno al cantiere! e sottolineando che tutto ciò è accaduto con una piena di modeste dimensioni.

Inoltre quando siamo arrivati l’acqua era già  iniziata a scendere, secondo quanto riportato dai residenti. Non osiamo immaginare cosa potrebbe accadere con un evento simile a quello del 1992 (che non fu neanche la più grave alluvione del Pescara mai registrata) o peggio. L’Abruzzo è interessato, tra gli altri, dai progetti del Villanova-Gissi e del Tivat-Villanova che, partendo dalla cittadina montenegrina, dovrebbe arrivare via mare in Abruzzo dopo aver attraversato tutto l’Adriatico. Una linea elettrica di oltre 415 Km che dovrebbe arrivare a far attraversare il Mar Adriatico a circa 6 TWh (1.000.000.000.000 di Wh, l’energia necessaria a fornire un Watt di potenza per un’ora) l’anno. Imponenti dimensioni che hanno portato a paragonare il progetto alla TAV Torino-Lione. Il centro sociale occupato autogestito Zona22, ha ripercorso alcuni dei tratti salienti della vicenda in un dossier nel quale viene evidenziato il il ruolo di Milo Djukanovic, Primo Ministro montenegrino rimasto al potere per più di vent’anni e conosciuto in Italia per essere stato inquisito dalle procure di Bari e Napoli per contrabbando internazionale di sigarette e uscito pulito dall’inchiesta solo grazie all’immunità  parlamentare, sottolineando chenel 2007 Prodi e Bersani, poi nel 2010 Berlusconi e Scajola cominciano gli accordi di cooperazione commerciale con Djukanovic. Riporta il dossier che varie aziende italiane sono coinvolte in questi accordi e Terna si aggiudica la costruzione dell’elettrodotto sottomarino Pescara-Tivat, Enel un impianto a carbone e Duferco un termovalorizzatore.

Per Zona 22 è chiaro il progetto a cui le imprese italiane lavorano: costruire impianti per la produzione di energia pulita, trasportarla in Italia attraverso il cavo sottomarino, e distribuirla sul territorio nazionale costruendo nuovi elettrodotti. L’elettrodotto sottomarino di Terna, non trasporterà  solo l’energia del Montenegro ma anche quella della Serbia e della Bosnia Erzegovina. In Serbia Scajola nel 2009 prende l’impegno, a nome del governo italiano, di acquistare per 15 anni energia verde e di costruire tredici centrali idroelettriche. Il prezzo concordato a cui il governo italiano acquista l’energia È di 150 euro a megawattora, più del triplo rispetto al prezzo di mercato serbo. PiÙdel doppio di quello italiano. Inoltre il 7 giugno del 2011 l’Italia conclude un accordo con la Republika Srpska (una delle due entità politiche che in base agli accordi di Dayton compongono la Bosnia Erzegovina) per la costruzione di tre dighe sul medio corso del fiume Drina. Un investimento di 830 milioni di euro. Il progetto prende il nome di Srednja Drina. Viene coinvolta nell’affare anche la Serbia, che il 25 ottobre del 2011, attraverso la piÙgrande compagnia elettrica nazionale (EPS) firma un accordo per la costituzione di una join venture con la Seci Energia del gruppo Maccaferri, finalizzato alla costruzione di dieci centrali idroelettriche sul fiume Ibar (Seci Energia controllerà  il 51% della società ).

L’energia prodotta dai fiumi Ibar e Drina verrà  mandata verso il Montenegro e poi trasferita in Italia attraverso il cavo Terna da Tivat a Pescara, la cui costruzione è preventivata per il 2015, con un costo di 860 milioni di euro. Nel suo rapporto del 2012 la rete CEE Bankwatch, riscontra nel progetto delle irregolarità, in quanto l’accordo tra Serbia e Italia sarebbe stato fatto senza gara d’appalto,in piÙSeci Energia non ha nessun tipo di esperienza nella costruzione di centrali idroelettriche. Bankwatch ha espresso perplessità  anche rispetto all’impatto ambientale delle opere perché l’energia proveniente dalle centrali sulla Drina e sull’Ibar dovrà attraversare il territorio di due parchi nazionali (Lovcen e Durmitor) e una riserva naturale protetta dalla convenzione Natura 2000. Il punto di partenza della linea di trasmissione si trova nei pressi di una centrale a carbone e c’È il pericolo che all’interno del cavo marino di Terna possa passare anche energia non pulita. Terna sta realizzando, tra mille problemi, due grandi opere inutili per l’Abruzzo (il cavo Montenegro “ Italia e l’elettrodotto Villanova “ Gissi) per un importo, che graverà  sulle bollette degli italiani, di oltre un miliardo di euro. non soddisfatta, vorrebbe poi realizzare un nuovo elettrodotto tra Gissi e Foggia (ora in procedura di Valutazione di Impatto Ambientale), spendendo ulteriori 100 milioni di euro dei cittadini scrive il Forum Abruzzese dei Movimenti per l’Acqua Pubblica.

Gli ambientalisti criticano duramente un articolo de Il Sole24Ore molto polemico con la decisione della Magistratura siciliana che ha sequestrato un pilone del costruendo elettrodotto Rizziconi “Sorgenti sottolineando che eventuali deficit non sono riconducibili all’assenza di elettrodotti ma al fatto che l’Italia ha un surplus enorme di capacità  produttiva elettrica con le centrali, comprese quelle abruzzesi, che per meri motivi di mercato rimangono ferme! Ricordiamo, infatti nel 2009, con gli attuali elettrodotti, l’Abruzzo andò in surplus per il 15% ed esportò tranquillamente quell’energia verso altre regioni. Scrive il Sole24Ore La Sicilia (assetata di energia elettrica) È mal collegata con il Continente (dove c’è talmente tanta disponibilità  di corrente che gran parte delle centrali stanno spente per mesi). E’ esattamente quello che diciamo da tempo per smentire i proclami di TERNA, fatto peraltro già  ampiamente noto agli addetti ai lavori. Peccato, però, che allo stesso tempo il prestigioso quotidiano confindustriale, in preda ad una verve polemica filo-grandi opere e sviluppista, nonostante tutto, cada in un errore madornale sostenendo che la Sicilia sia assetata di energia elettrica. Ora, basta consultare i dati di TERNA per scoprire che l’isola è, da sempre, esportatrice netta di energia.

Dati questi che, si conclude il comunicato la dice lunga sulla qualità  del dibattito attorno alle grandi opere in Italia e sull’azione delle lobby che non vogliono abbandonare una strada, quella delle grandi opere inutili realizzate con i fondi dei cittadini, che si sta rivelando disastrosa per gli italiani ma ben remunerativa per pochi grandi potentati. Per queste ragioni continueremo ad opporci a nuove grandi opere inutili affinché il denaro dei cittadini sia speso per la manutenzione dell’esistente e per servizi reali ad imprese, enti e persone. Il Villanova-Gissi attraverserà  invece la Provincia di Chieti, coinvolgendo diversi comuni. La mobilitazione contro quest’opera vede da anni impegnati tantissimi cittadini, tra cui il CAST (Comitato Ambiente Salute e Territorio) con Antonella La Morgia tra le persone da sempre in primissima fila. Alcune Amministrazioni Comunali, nei cui territori dovrebbe sorgere l’elettrodotto, di questi hanno deciso di opporsi al progetto di Terna, anche promuovendo ricorsi al TAR contro le autorizzazioni ricevute. Nel novembre scorso una mobilitazione spontanea di cittadini si È opposta all’ingresso di Terna nei terreni dove è previsto sorgano i cantieri, seguendo quotidianamente i vari tentativi.

Una mobilitazione i cui inizi abbiamo già documentato su Popoff nel novembre scorso. Alle proteste i comitati hanno accompagnato dossier e denunce nelle quali accusano Terna di irregolarità  e violazioni delle stesse autorizzazioni. Nel pieno della mobilitazione un dossier del Coordinamento dei comitati contro i due elettrodotti ha chiesto di sospendere l’esecuzione dell’opera e di riesaminare, anche in auto-tutela, tutte le autorizzazioni e pareri rilasciati. Le criticità  sollevate dall’intervento sono tali da richiedere, a nostro avviso, non solo l’immediata sospensione dei lavori e il riesame, anche in auto-tutela, di tutte le autorizzazioni e pareri ma, tenendo conto del mutato contesto, l’esclusione dell’opera tra quelle necessarie al comparto elettrico e, di conseguenza, il ripristino dei luoghi. Tra queste criticità la sostituzione dei sostegni previsti in fase progettuale, il ricadere di 5 sostegni in siti potenzialmente contaminati o contaminati, il rischio idrogeologico (poi approfondito nel comunicato del gennaio scorso sui cantieri finiti sott’acqua già  riportato in questo articolo), la possibile interazione con il progetto di stoccaggio gas poggiofiorito, dubbi su vizi di determine della Regione Abruzzo, la procedura di Valutazione d’Impatto Ambientale della Turbogas di Gissi di 7 anni fa (che, con il collegamento della centrale al nuovo elettrodotto modificherebbe sostanzialmente l’impianto esistente e le infrastrutture di connessione).

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