domenica 18 novembre 2018

Il mistero di Kostas, il Greco di Genova. Il nuovo Morchio

Il mistero di Kostas, il Greco di Genova. Il nuovo Morchio

Ama Miles Davis, la letteratura sudamericana e vuole scoprire la verità. Dopo Bacci Pagano arriva Kostas, il nuovo personaggio di Bruno Morchio. Lo presentiamo a Roma il 21 maggio al Salotto Caronte

di Checchino Antonini

spataro
disegno di Alessio Spataro

Chissà se mai si incontreranno Bacci Pagano e Alessandro Kostas. Ultimamente si sono sfiorati senza saperlo, girando per Genova, uno da sempre, l’altro tornandoci dopo un esilio lunghissimo. Entrambi frequentano il Carmine, a mezza costa tra i carruggi e Castelletto, ma Bacci è un reduce degli anni 70 che si campa la vita facendo l’investigatore privato, l’altro è più giovane. Bacci, figlio di partigiani, ascolta Mozart e legge grandi narratori russi. Kostas, è figlio di una barba finta, uno spione del Sid, evidenti le origini greche, sente Miles Davis, ha sul comodino “Il segretario” di Simenon in lingua originale ma dal padre, oltre all’addestramento militare, ha ereditato la passione per la letteratura sudamericana. Fuentes, Cortàzar, Scorza, Galeano e, al di sopra di tutti, Garcia Marquez di cui recita a memoria brani da Cent’anni di solitudine.

«Dall’ America Latina ci arriva, anche attraverso gli scrittori, il messaggio più significativo contro il pensiero unico, questa globalizzazione di classe», racconta Bruno Morchio, anello di congiunzione tra i due. Classe ’54, scrittore prolifico per Garzanti e ora per Rizzoli, Morchio ha venduto 200mila copie da quando è apparso nelle librerie, era il 2002, col primo episodio della saga di Bacci (che continuerà). Kostas, invece, debutta proprio in questi giorni con “Il testamento del Greco” per dare il via a una saga parallela in cui Genova, anche stavolta, è tutt’altro che un fondale ma sempre coprotagonista. Se Bacci ne ha vissuto la metamorfosi dopo la deindustrializzazione, la grande migrazione e il cambio di pelle dovuto alle grandi opere per le Colombiane del ’92 e poi al G8, Kostas la riscopre con una nostalgia sgomenta e vi scova le tracce della propria infanzia e dell’età dell’oro della città. E’ anche a questo che serve la letteratura.

Questa la recensione apparsa su Left nel numero 15/2015 del 25  aprile
Questa la recensione apparsa su Left nel numero 15/2015 del 25 aprile

«A trentasei anni suonati, Alessandro Kostas si sentiva intrappolato in un’esistenza che gli era stata regalata come un gioiello troppo prezioso per essere indossato in pubblico; così se ne stava rintanato nel casale che il vecchio aveva acquistato oltre vent’anni prima, subito dopo l’incidente d’auto in cui era morta la moglie».

«Ho sentito la necessità di presentare un personaggio di una generazione diversa dalla mia – continua Morchio – e di raccontare la città con una prospettiva diversa». Se Bacci ha un passato ingombrante – compreso un soggiorno nelle patrie galere per un errore giudiziario legato alle leggi emergenziali degli anni cosiddetti di piombo, Kostas «manca totalmente di esperienza», essendo stato costretto a lasciare la città a dodici anni dopo la morte della madre. Il testamento di suo padre, appunto il Greco, gli rivelerà che fu un omicidio. Così Kostas torna dalla campagna della Val d’Orcia per vendicarla.

Doveva essere dedicato a Jean-Patrick Manchette, maestro del romanzo d’azione francese, ma sul frontespizio c’è la dedica a Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Perché per Morchio dobbiamo loro quello che sappiamo dell’«uso che il mondo ricco fa dell’Africa» e questa storia è una metafora di quello che è accaduto dopo la caduta del Muro anche rispetto all’alleanza criminale che traffica in scorie nucleari. Di quel mondo non esistono più le regole ma ne sopravvivono protagonisti e comprimari.

«Non siamo in un film americano e quello che senti non è uno scontro tra forze del bene e del male. Si tratta di bande armate al servizio di trafficanti senza scrupoli. Per fare soldi non si preoccupano di uccidere uomini, donne e bambini africani».

Dalla guerra fredda alla guerra per bande, tutti contro tutti, fino alla contaminazione di politica, finanza e mafie che nelle strutture dell’intelligence trova da sempre un punto di raccordo ma poi si riverbera nelle vite di tutti. Il lato oscuro del mondo non è nell’animo, non solo, ma nei rapporti di forza tra le classi. Non è a svelare tutto questo che serve il noir? Ed è meglio quando tutto ciò si snoda in crescendo con un ritmo che aumenta proporzionalmente alla complessità dell’intrigo fino al forsennato finale, fino al prossimo libro.

21 maggio, al Salotto Caronte di Roma, via Machiavelli 23A, si presenta il nuovo romanzo di BRUNO MORCHIO: IL TESTAMENTO DEL GRECO (Rizzoli) con Filippo La Porta e Popoff Quotidiano

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Il Salotto Caronte, a Roma, all'Esquilino (via Machiavelli 23/A), dove il 21 maggio alle 18.30 Popoff e Filippo La Porta presentano il libro di Bruno Morchio "Il testamento del greco"
Il Salotto Caronte, a Roma, all’Esquilino (via Machiavelli 23/A), dove il 21 maggio alle 18.30 Popoff e Filippo La Porta presentano il libro di Bruno Morchio “Il testamento del greco”

BRUNO MORCHIO

IL TESTAMENTO DEL GRECO

Il testamento di un ex agente dei Servizi e un figlio che si tufferà nelle viscere della storia italiana per cercare la verità sulla sua famiglia. È il primo episodio di una nuova serie gialla che non lascerà indifferenti.

Bruno Morchio "Il testamento del Greco"
Bruno Morchio “Il testamento del Greco”

Il Greco aveva un’ossessione: proteggere dalla verità le persone che amava. È per questo che nel ’92, dopo l’incidente d’auto in cui morì sua moglie, portò suo figlio a vivere lontano da Genova, in un casale isolato dal mondo, e gli insegnò a vivere come un lupo solitario, senza paura né pardoni. Di più: fece di lui un perfetto soldato.

Oggi Alessandro è un gigante di trentasei anni e, ora che neppure suo padre c’è più, si sente intrappolato in un’esistenza randagia. Tutto precipita quando viene aperto il testamento del Greco: non un uomo qualunque, visto che per trent’anni ha lavorato nei Servizi segreti e ha osservato da molto vicino gli affari più sporchi della nostra storia recente. Leggere le sue ultime parole è un duro colpo per Alessandro, perché lo risucchia in un gorgo di ricordi, lo costringe a tornare nella sua città natale e lo mette faccia a faccia coi misteri più dolorosi della sua famiglia. Ma leggere quel testamento è anche togliersi una benda dagli occhi, e scoprire che tutta la sua vita è stata programmata per dare la caccia a qualcuno.

Con questo romanzo Bruno Morchio consacra definitivamente il suo stile e la sua abilità nell’indagare l’animo umano e lo spirito di una città unica, popolata di ombre, che sembra creata ad arte per nascondere la propria bellezza e la consistenza delle cose

BRUNO MORCHIO vive a Genova, dove esercita come psicologo e psicoterapeuta. È autore della fortuna serie gialla con protagonista

Bacci Pagano, il “detective dei caruggi”. Con il romanzo Il profumo delle bugie è stato Premio Selezione Bancarella 2013. Per Rizzoli ha partecipato all’antologia I semi del male (2014)

 

 

 

 

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