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L’inutilità europea dei lepenisti

L’analisi di Liberation: da un anno, i 23 eletti del Front National al Parlamento europeo tengono la loro linea anti-UE, nonostante un’attività molto blanda

di Dominique Albertini (traduzione Luigi D’Ettorre)

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Un anno che loro lavorano “non per l’Unione europea, ma contro essa”, secondo le parole di Florian Philippot. Il 25 maggio 2014, il Front National ha raccolto quasi il 25% dei voti alle elezioni europee e ha conquistato 24 seggi al Parlamento di Strasburgo: il più forte contingente frontista mai eletto, rappresentante da solo quasiun terzo dei 74 rappresentanti francesi.

Certo, JoëlleBergeron, eletta nell’Ovest, ha subito lasciato i banchi del FN per andare a sederetra i banchi del gruppo “Europa della Libertà e della Democrazia diretta”, dominato dal partito eurofobo britannico Ukip. Restano quindi 23 eurodeputati del FN tutti etichettati come “non iscritti”, non essendo riusciti ad aggregare abbastanza alleati intorno ad esse. O meglio a causa di una mancanza di “diversità” tra questi ultimi.

Nazionalità. Con il FPÖ austriaco, il VlaamsBelang belga, la Lega Nord italiana e l’olandese Partito per la libertà la soglia dei 25 eurodeputati necessaria alla costituzione di un gruppo è stata abbondantemente superata, ma non quella delle sette nazionalità differenti. Un esponente frontista ha affermato recentemente che la situazione potrebbe evolvere prima dell’estate e la soluzione potrebbe arrivare “dall’est”. Un gruppo che varrebbe ulteriori risorse economiche e finanziarie a Strasburgo e permetterebbe soprattutto al FN di proclamare la fine del “cordone sanitario” europeo, una nuova tappa della sua normalizzazione.

Altro dramma della legislatura, più imbarazzante: quello degli assistenti parlamentari del FN. In marzo, l’Ufficio europeo della lotta antifrode (OLAF) e il procuratore di Parigi hanno entrambi aperto un’inchiesta. Alcuni assistenti stipendiati attraverso fondi europei per un lavoro a tempo pieno sono sospettati di dedicare la maggior parte del loro tempo alle attività interne del FN. Delle violazioni particolarmente visibili nel caso degli assistenti “accreditati” che avrebbero dovuto risiedere a Strasburgo o a Bruxelles. Il FN potrebbe non riemergere “da sola e a testa alta” da questa vicenda, anche se probabilmente non è la sola ad essere implicata in queste pratiche.

Sul piano politico, se il loro mandato era quello di opporsi a qualunque tipo di approfondimento dell’UE, gli eletti del FN sembrano aver mantenuto la parola data. Esempio in alcune votazioni del segretario generale del partito, Nicolas Bay. Il Parlamento europeo dovrebbe limitare l’uso delle buste di plastica in commercio? L’eurodeputato giudica l’obiettivo “lodevole”, ma ha votato contro poiché “non spetta all’Unione europea decidere le misure da prendere per realizzarlo”. Bisogna integrare la Croazia all’interno della spazio economico europeo? Ha votato contro “Non voglio incoraggiare la Croazia a farsi coinvolgere in un sistema che sembra destinato al fallimento”. È stato contrario anche a un sostegno finanziario europeo all’Ucraina, che “proveniente da un deputato lituano che, come anche troppideputati dei paesi baltici, sembra […] vuole riavviare la guerra fredda contro la Russia”.

Infine, gli eletti del FN hanno unanimemente votato contro un articolo di un rapporto che menzionava la necessità di un “accesso facilitato alla contraccezione e all’aborto”. Allora capo della delegazione frontista, AymericChauprad ha definito l’aborto “un’arma di distruzione di massa contro la demografia europea”. L’interessato poi è stato rimosso dal suo posto da Marine Le Pen a causa delle sue parole fuori luogo.

Debolezza. L’episodio ha messo in rilievo un dato nuovo: quasi tutti i quadri dirigenti del Front National sono oggi deputati europei. Come spiegare un’attività complessiva piuttosto debole nel Parlamento? Certo, senza gruppo, gli eletti del FN, hanno poche possibilità di vedersi affidata la stesura di relazioni o pareri da parte delle loro rispettive commissioni. Ma questo non spiega tutto e soprattutto non spiega un tasso di presenze in commissione relativamente scarso, nonostante dei forti scarti a seconda dei deputati del FN. Uno degli eurodeputati meno attivi di tutto il Parlamento europeo è un certo Jean-Marie Le Pen.

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