giovedì 17 Ottobre 2019

Il ritorno della democrazia greca

Il ritorno della democrazia greca

Il governo Tsipras ha rifiutato le servili condizioni imposte dalla troika, ridando ai greci il diritto di decidere ciò che meglio per loro. Una scelta che Cipro non ha avuto il coraggio di fare

Di Andreas C. Chrysafis

tsiprasIn una vera democrazia governo, Parlamento, presidente, politici e partiti non hanno la legittimità di apportare cambiamenti alla Costituzione, in grado di alterare la struttura del Paese, senza lo schiacciante consenso del popolo.

Sotto un’assurda pressione imposta sulla Grecia dai creditori della Troika, il governo Tsipras ha rifiutato le loro servili condizioni, decidendo di cercare il consenso della popolazione. Questo indica che una rivoluzione concettuale è in corso, con lo scopo di ridare alle persone il potere che hanno perso a causa dei cattivi governi del passato. Oggi i greci hanno riottenuto il diritto costituzionale di decidere ciò che è meglio per loro.

Il primo Ministro Alexis Tsipras, con l’approvazione del Parlamento greco, ha annunciato che la Grecia terrà un referendum il 5 luglio per determinare il destino del paese. L’Eurogruppo ha offerto di sbloccare i fondi congelati solamente se la Grecia deciderà di accettare e implementare le ulteriori richieste di austerità contenute nel nuovo Mnimonio [termine greco attribuito ai Memorandum d’intesa]. Queste condizioni sono vicine al ricatto, e il governo Tsipras le ha rifiutate riconoscendo l’importanza di ricorrere alla volontà popolare. Ovviamente l’opposizione è stata più che rapida nel condannare l’introduzione della democrazia diretta.

Questa è una vittoria per il buonsenso e per la democrazia. Il popolo greco deciderà se accettare o meno le nuove misure di austerità proposte dalla troika. Si tratta di misure atte a distruggere non solo la Grecia in quanto paese, ma anche le sue possibilità di difendersi. Mr. Kamenos, il ministro della Difesa, si è infuriato di fronte alle richieste di taglio al budget della difesa di 300 milioni di euro avanzate dall’Eurogruppo, poichè lascerebbero la Grecia vulnerabile di fronte alle provocazioni militari della Turchia. In Parlamento – e quasi in lacrime – ha dichiarato che se tali tagli venissero fatti “nessun aereo sarebbe in grado di volare per difendere il paese.

Sembra che l’Eurogruppo abbia un’agenda segreta per rimuovere il governo Tsipras, che minaccia la loro confortevole coesistenza, con la paura che altri paesi possano seguirne l’esempio. Oggi trattano la Grecia non alla pari come un partner dell’Unione, ma come una spina nel fianco che vogliono frantumare. Le dichiarazioni pubbliche degli ‘architetti’ della troika puntano certamente in questa direzione.

Il fallimentare programma di austerity dell’Eurogruppo non ha funzionato né per la Grecia, né tantomeno per Cipro, Spagna, Irlanda o Portogallo. Le avversità e la disoccupazione che questi popoli stanno provando sono evidentemente contrari all’azione del governo [greco]. Fategli qualche domanda e vi racconteranno di come abbiano sofferto gli effetti delle fallimentari politiche della troika. Ridurre un paese in completa povertà non è la risposta alla crescita economica, ma piuttosto un atto di criminalità, e come tale dovrebbe essere trattato.

Il governo greco è più che giustificato nel non accettare le umilianti richieste dell’Eurogruppo, che di certo getterebbero il paese nel caos più profondo. Nel frattempo, a Cipro un ossessivo governo “Eurofilo”non disapprova il trattamento riservato alla Grecia,  perseverando, al contrario, in improbabili dichiarazioni di supporto, convinto che l’Unione Europea sia una panacea e che non possa mai sbagliare.

La decisione di tenere un referendum presa dal governo Tsipras ha colto tutti di sorpresa e ha fatto infuriare l’opposizione, che lo considera un anatema per il loro ristretto rapporto politico; un rapporto che ora può essere in serio pericolo.

Se il popolo greco rifiuta le condizioni di salvataggio poste dalla troika, è estremamente probabile che la Grecia uscirà anche dall’Euro, tornando così alla dracma. Tale decisione causerebbe certamente uno tsunami che colpirebbe non solo l’Europa e  Cipro, poiché le onde si estenderebbero verso la stabilità dell’intero sistema finanziario mondiale. Questo è precisamente ciò di cui il Fondo Monetario Internazionale e l’Eurogruppo sono preoccupati; un’instabilità economica che ridurrebbe i profitti.

Inevitabilmente, qualsiasi cosa dovesse accadere in Grecia riguarderebbe anche Cipro, e senza dubbio sia il governo che il partito di Anastasiades condannerebbero la decisione greca di rifiutare le richieste dell’Eurogruppo. In realtà si sono entrambi comportati in maniera scioccante nei confronti della Grecia. Hanno supportato di nascosto la posizione dittatoriale dell’Eurogruppo contro il paese, per paura che possano essere loro i prossimi ad affrontare la rabbia popolare, uno scenario che non può essere scartato.

I prossimi giorni si riveleranno critici per la sopravvivenza nazionale della Grecia. Determineranno se il paese dovrà rimanere libero dalle catene dell’Unione Europea o se permetterà all’Eurogruppo di governarlo nel modo che ritiene opportuno.

Scelte delicate, ma alla fine solo i greci, e non politici vergognosi, possono decidere il loro destino. A differenza di Cipro, dove il popolo fino ad ora non è riuscito a reclamare i propri diritti.

Il governo greco ha deciso di sfidare la colonizzazione economica e sociale del paese da parte dell’Eurogruppo e ora sta combattendo per la sua sopravvivenza, mentre a Cipro il governo Anastasiades ha optato per la subordinazione al sistema bancario internazionale….una bella differenza.

Articolo originale: Greek Democracy is Back, apparso su greekreporter.com
Traduzione a cura di Carlo Perigli

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