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Tsipras: Syriza addio. Non sai governare

Tsipras: Syriza non è fatta per governare. E attacca i dissidenti: dimettetevi. Ma chi ha tradito il referendum e il programma di Salonicco?

di Giulio AF Buratti

Dissidenti in Syriza, l'ex ministro lafazanis e manolis glezos, eroe della resistenza al nazismo
Dissidenti in Syriza, l’ex ministro lafazanis e manolis glezos, eroe della resistenza al nazismo

“Il modello Syriza non è fatto per governare”. Dai microfoni di Sto Kokkino, la radio del suo partito, quello di Tsipras sembra un addio alla coalizione della sinistra radicale che dal 4 è schizzata oltre il 30% conquistando il governo però dilaniandosi di fronte al dilemma sulle compatibilità con l’Ue. “Ora quel modello pluralista e polifonico è fallito”, riporta il manifesto in un pezzo dichiaratamente a favore, decisamente sbilanciato, del premier greco nella querelle con oltre la metà del suo comitato centrale (nelle prossime ore la nuova sessione) che non ha digerito l’accordo di macelleria sociale che ha annichilito lo spirito dell’Oxi del 5 luglio. “Syriza non si è mai strasformato in un partito unitario e la responsabilità è solo mia”. Ora Tsipras punta al congresso straordinario per riprendersi il partito e andare alle elezioni d’autunno senza dissidenti tra le palle. La formulazione retorica è che “C’è una sinistra nella società che si esprime a milioni, mentre Syriza rimane ancora il partito dei 30 mila militanti”. L’attacco alla democrazia interna non potrebbe essere più chiaro: “Non posso capirli – dice dei dissidenti – abbiamo deciso tutti insieme di fare di tutto per cercare di salvare le banche e quei cittadini che hanno scelto di non portare i loro risparmi all’estero. Poi torno indietro e mi sento dire: sosteniamo il governo ma votiamo contro l’accordo ottenuto. Non è possibile andare avanti così”. Tsipras vorrebbe che i deputati dissidenti adempiano all’impegno scritto e firmato al momento in cui hanno accettato la candidatura: che il seggio parlamentare appartiene al partito e che, in caso dissenso, si dovrebbero dimettere per offrirlo al primo dei non eletti. Finora lo ha fatto un solo deputato. Ma chi ha rinnegato il mandato popolare del referendum e il programma di Salonicco sulla base del quale Syriza ha vinto le elezioni di gennaio, il premier oppure chi lo contesta ormai dentro e fuori il parlamento? Tornare al programma originale del partito e iniziare una “nuova riflessione” sull’uscita dall’eurozona, suggeriscono i “cattivi” della Piattaforma di sinistra.

«Come dare torto a Tsipras? Dai comodi scranni dell’opposizione è facile distruggere l’oligarchia, sgominare il liberismo in Europa e far trionfare la giustizia sociale. Quando sei al governo devi invece negoziare, ragiungere compromessi, scontentare i tuoi elettori, pur di ottenere quello che ritieni più importante: la salvezza del paese e della popolazione, a qualsiasi costo. No, Syriza non è fatto per governare», chiosa l’esperto di questioni greche del manifesto sbilanciatissimo, contrariamente ad altre occasioni, su una linea giustificazionista e rinunciando a mettere sul piatto la straordinaria complessità della vicenda greca che riguarda tutti e non può indicare che l’unica sorte per le classi impoverite dalla crisi sia quella di un governo di sinistra che prosegua con le politiche di destra di chi l’ha preceduto. Anche perché la belva liberista non è mai sazia e la Troika già chiede altri sacrifici. Lì e ovunque. “L’argomento principale con il quale vogliono giustificare l’accettazione del memorandum è che non c’era nessuna alternativa. Non vi ricorda niente? “ ha chiesto alla platea Lafazanis al recente meeting della Piattaforma, ricordando che lo stesso argomento veniva utilizzato dai governi di centrodestra. “Avevamo forse l’illusione che con le suppliche e le dichiarazioni di fedeltà all’euro avremmo convinto i negoziatori ad abbandonare le politiche di austerità?”.

Il direttore generale del Fmi, Christine Lagarde, torna a ripetere che il debito della Grecia è insostenibile e una ristrutturazione significativa è «inevitabile». Ma la Troika chiederà nuove riforme da approvare prima della metà di agosto e il premier, proprio per non mettere alla prova la maggioranza incerta, cerca di opporsi, ma sa che alla fine dovrà cedere, così come ha ceduto alle dure condizioni alle quali l’Eurosummit ha vincolato gli aiuti. Intanto, mentre si aspetta ancora la riapertura della Borsa di Atene, che con tutta probabilità slitterà alla prossima settimana, la Bce lascia invariata la liquidità d’emergenza Ela alle banche a 90,4 miliardi di euro e il governo greco ha iniziato a discutere oggi della ricapitalizzazione delle banche. «Siamo soddisfatti dalla cooperazione con le autorità greche e questo dovrebbe consentirci di procedere il più rapidamente possibile», fa sapere la Commissione Ue che spera di chiudere i negoziati entro metà agosto per consentire un primo esborso entro il 20 agosto, quando c’è da rimborsare alla Bce 3,4 miliardi di euro. Il premier comunque è convinto di aver fatto la cosa giusta mettendo la sua firma sotto l’accordo per il terzo salvataggio, e torna a difenderlo: «È cruciale il fatto che abbiamo ottenuto un impegno per l’alleggerimento del debito, che avverrà a novembre dopo la prima revisione del programma», ha spiegato. Intanto parte l’operazione anti-evasione del Governo, che ha sguinzagliato nelle strade di tutta la Grecia decine di ispettori del fisco con il compito di segnalare chiunque non rilasci uno scontrino. Saranno controllati anche i turisti, per risalire agli esercizi commerciali che lavorano in nero.

Nell’ intervista a Sto Kokkino, infine, Tsipras ha difeso le scelte che lo hanno portato all’accordo del 12 Luglio scorso, dicendo in particolare che si è trattato di un semestre ricco di emozioni, del quale non si pente nemmeno un attimo, sottolineando che il popolo greco deve sentirsi orgoglioso dei successi ottenuti durante questo periodo. Tuttavia ha fatto autocritica ammettendo che “dopo il 20 febbraio siamo stati trascinati in una trattativa che ci ha logorato”, il che è stato “un errore basilare”.

Tsipras ha definito il referendum del 5 Luglio una scelta ad alto rischio ma obbligata evidenziando che il popolo non ha votato per l’uscita dall’euro, mentre ha rivelato il retroscena della decisione e la discussione che ha avuto con Angela Merkel. “Il cuore mi diceva di alzarmi, sbattere la porta e andarmene”, ha ammesso riferendosi al vertice europeo del 12 Luglio, sottolineando che se lo avesse fatto non sarebbero stati tagliati i depositi bancari perchè “non ci sarebbero stati depositi bancari”.

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