domenica 20 Settembre 2020

Ordine pubblico a Bergamo: il problema è il cesto, non le mele marce

Ordine pubblico a Bergamo: il problema è il cesto, non le mele marce

Articolo pubblicato sull’opuscolo “La repressione fa male a tutti – Opuscolo informativo sulla repressione dentro e fuori gli stadi” realizzato dagli Ultras dell’Atalanta e presentato durante la 14^ Festa della Dea

di BgReport

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Bergamo – Associazione a delinquere, truffa, omicidio colposo, abuso d’ufficio, peculato, induzione indebita, falsa testimonianza, corruzione, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina: non si tratta di capi d’accusa rivolti contro un’organizzazione criminale, bensì solo di una parte dei reati imputati ad appartenenti alle forze dell’ordine a Bergamo negli ultimi anni.

L’entità delle inchieste che continuano a coinvolgere agenti sul nostro territorio è inquietante: il dato quantitativo delle condotte criminali all’interno di polizia e carabinieri desta allarme e attenzione.

Nessuno è tanto ingenuo da pensare che un poliziotto debba essere necessariamente più onesto di un qualsiasi altro lavoratore. Ma la serie di crimini in cui sono coinvolte le forze dell’ordine è impressionante. Pensare che questi individui eseguano controlli, appostamenti, intercettazioni telefoniche, posti di blocco, schedature, arresti, non può permetterci di dormire sonni tranquilli.

Se gli imputati fossero solo elementi di second’ordine, potremmo forse parlare di eccezioni, di condotte personali che screditano l’onore di chi porta la divisa. Ma la favola delle mele marce diviene poco credibile, soprattutto alla luce del coinvolgimento dei più alti dirigenti che hanno gestito l’ordine pubblico in questa provincia.

A differenza di altri paesi, dove vengono divulgati in maniera trasparente, in Italia i dati sulla corruzione all’interno degli organi di sicurezza rimangono segreti ; per cercare di mettere a fuoco il fenomeno bisogna quindi affidarsi alle notizie che appaiono sui quotidiani, spesso relegate in un riquadretto a fondo pagina, poco visibili e accompagnate da titoli fuorvianti. Esiste infatti un legame molto stretto tra forze dell’ordine e media locali, che hanno necessità di avere un buon rapporto con chi è cruciale per il reperimento delle informazioni. Questa esigenza spiega l’occhio di riguardo riservato dai giornali a Questura e militari.

Non va sottovalutato nemmeno l’impatto dello spirito di corpo,che ha portato spesso alla copertura di agenti criminali da parte di chi, anche se non coinvolto direttamente, ha preferito far finta di nulla: in molti casi il cameratismo diventa la scelta più semplice tra colleghi.

Ad aggravare il quadro, poi, un’ovvia constatazione: chi subisce abusi si trova di fronte al dilemma di tentare di far valere i propri diritti o rinunciare a qualsiasi speranza di giustizia per il timore di mettersi in guai ancor peggiori. Questo atteggiamento vale a maggior ragione per chi ha meno diritti o poche risorse economiche per sostenere battaglie legali : evidentemente il figlio di un avvocato, di fronte a un abuso, avrà più possibilità di far valere i propri diritti rispetto a un migrante clandestino.

Questi fattori ci fanno intuire quanto il fenomeno sia sottovalutato rispetto alle reali dimensioni.

Ai tutori della legge che finiscono comunque imputati in un’aula di tribunale, spesso viene riservato un trattamento di favore rispetto ai normali cittadini. La giustizia, che si accanisce sui comuni mortali, riconosce una speciale credibilità agli agenti. Di conseguenza, le vicende giudiziarie che coinvolgono le forze dell’ordine finiscono, il più delle volte, in un nulla di fatto.

Questo sintetico elenco di inchieste bergamasche restituisce un’immagine dei difensori della legge un po’ diversa da quella che ci forniscono le fiction in prima serata. Per non scadere in un inutile giustizialismo, abbiamo omesso i nomi delle persone indagate o condannate, eccezion fatta per i vertici della Questura.
L’obiettivo infatti non è individuare le mele marce: è il cesto che rappresenta il problema.

Maggio 2015: Il gup Bianca Maria Bianchi nega il patteggiamento al carabiniere della stazione di Seriate (imputato per furto e indebito utilizzo di carta di credito) che rubò la borsa a una barista romena, ferita dopo essersi fermata per soccorrere Eleonora Cantamessa e Baldev Kumar, morti a Chiuduno.

Marzo 2015: Il questore di Bergamo Finolli viene indagato per induzione indebita, peculato, accesso abusivo al sistema informatico del Viminale e divulgazione del segreto d’ufficio ed è stato rimosso dall’incarico. L’accusa è di aver favorito un amico nei confronti dell’INPS, a cui non sono stati versati 15 milioni di euro di contributi dei dipendenti.

Dicembre 2014: Su 21 indagati nelle indagini preliminari, sei carabinieri vengono rinviati a giudizio per corruzione, truffa, rivelazione di segreti d’ufficio, omessa denuncia e peculato nell’ambito delle indagini sulla vendita di dati di vittime di incidenti a società di consulenza per il recupero indennizzi. L’ex comandante della compagnia di Zogno viene assolto da ogni accusa, mentre il maresciallo rinviato a giudizio per 15 capi d’imputazione (a fronte dei 33 iniziali), 3 agenti vengono condannati in rito abbreviato e 5 assolti.

Dicembre 2014: i familiari di Jimmy, il ventisettenne ucciso dai carabinieri a Bolgare, si oppongono all’archiviazione nei confronti dei 3 carabinieri del comando di Bergamo, indagati per omicidio colposo e eccesso colposo di legittima difesa.

Novembre 2014: cade in prescrizione il processo all’ex questore Colucci, condannato nel 2013 in appello a due anni e otto mesi per falsa testimonianza relativa al massacro nella scuola Diaz durante il G8 di Genova. Colucci avrebbe mentito per coprire De Gennaro, l’ex capo della Polizia chiaramente assolto e ora ai vertici di Finmeccanica.

Luglio 2014: Condannati sei carabinieri della Caserma di via delle Valli, che costituivano il ROS bergamasco, sotto il comando del generale Ganzer, anch’egli condannato. I militari sono stati coinvolti nell’inchiesta sulle irregolari operazioni anti-droga finalizzate al traffico di stupefacenti.

Novembre 2013: l’ex questore di Bergamo Vincenzo Ricciardi viene chiamato a giudizio per calunnia aggravata nell’ambito delle inchieste sulle stragi di Falcone e Borsellino.

Luglio 2013: nessun rinvio a giudizio per il militare della Caserma delle Valli che spara al diciottenne disarmato Aziz Amiri. La procura di Bergamo archivia il caso.

Novembre 2012: indagati per abbandono di servizio e truffa aggravata ai danni dello Stato otto poliziotti e tre militari, accusati di giocarealle slot machine durante il turno di servizio.

Novembre 2012: rinvio a giudizio di un maresciallo della caserma di Fiorano per peculato, truffa, falso ideologico e abuso d’ufficio.

Giugno 2012: vengono condannati i militari della stazione di Calcio e agli agenti della polizia locale di Cortenuova, imputati nel caso della panda nera. Al centro dell’indagine, decine di raid punitivi contro migranti, compiuti dalla banda di carabinieri e vigili tra Novembre 2005 e Giugno 2007.

Giugno 2012: condannato a 1 anno e 10 mesi un carabiniere della Bassa per maltrattamenti e percosse alla compagna, a cui ha rotto un timpano.

Marzo 2011: la Corte europea condanna l’Italia per l’uccisione di un diciannovenne a Seriate. Condannato l’agente della polizia stradale per omicidio colposo; il reato si prescrive e vengono sollevati dubbi sulle indagini svolte dai colleghi del poliziotto imputato.

Novembre 2010: in appello vengono condannati 13 dei 17 imputati, appartenenti alle varie forze dell’ordine, per il rilascio di permessi di soggiorno irregolari in cambio di favori sessuali.

Gennaio 2010: vengono arrestati il sovrintendente e l’assistente dell’ufficio Volanti con le accuse di violenza privata e peculato ai danni di un senegalese, a cui avevano rubato merce e denaro.

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